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01 Da Kildare a MASH 01I Medical Drama sono fortunatissime e molto diffuse serie televisive ambientate in ospedali, cliniche o studi privati. Le vicende trattano da una parte i casi clinici affrontati dallo staff medico e dall'altra le relazioni tra i personaggi.

Non c’è rivista, quotidiano o blog che non abbia parlato di questa o quella serie, soffermandosi soprattutto sui personaggi più o meno “Glamour”.


WoW! vuole invece raccontare l’interessante evoluzione dei Medical Drama basandosi sulle serie che di questo filone di fiction possono essere considerate le colonne portanti. Il tutto con un piccolo elemento culturale in più: quello di delineare – in base ai vari personaggi - le figure professionali che operano nella sanità Statunitense e nel Regno Unito.

Perché, giusto per fare un primo esempio, se parliamo di un General Practitioner (abbreviato in GP) abbiamo delle notevoli differenze per questa figura professionale nei due differenti sistemi sanitari.

In UK, Repubblica d'Irlanda, e in molte nazioni del Commonwealth il GP è un medico di medicina generale che cura le malattie acute e croniche e fornisce assistenza preventiva a persone di tutte le età e tutti i sessi.

Negli USA il termine GP è diventato un po'ambiguo, e non è necessariamente sinonimo del Family Doctor (medico di famiglia).
Il termine Physician è invece riservato ad alcuni altri tipi di medici specialisti, in particolare in medicina interna.

Negli Stati Uniti i Medical Practitioner devono essere in possesso di una licenza per esercitare la professione. Il requisito è di aver completato un tirocinio in un ospedale supervisionato da un Resident Physician - medico residente (chiamato anche Registrar nel Regno Unito).

Fatta questa premessa, nel raccontare la storia dei Medical Drama è necessario fissare una linea di demarcazione tra un “prima”, identificabile nelle serie televisive che narrano di medici e ospedali che in qualche modo si rifanno allo stereotipo del “Dr. Kildare” il medico vicino alla gente, ed un “dopo” – a partire dal 1994 con le prime puntate di E.R.  – Medici in prima linea –  che catapultarono gli spettatori in un ambiente adrenalinico, dove Clooney e compagni lavorano costantemente sotto pressione: una rivoluzione del genere!

Un tempo, i medici che apparivano in TV erano, prima di tutto, persone per bene: che fossero giovani o vecchi, affascinanti o rassicuranti, davano l’impressione di essere infallibili ed autorevoli nell’esercizio della loro professione.

James Kildare – il medico immaginario creato dallo scrittore Max Brand -  compare come personaggio letterario nella rivista pulp Argosy All-Story Weekly nel 1938. Dai suoi romanzi furono tratti 16 film e due serie televisive.

La prima serie è del 1961 e segna l’incursione della rete televisiva NBC in questo nuovo genere televisivo: Kildare è un giovane medico entusiasta della sua professione e consapevole delle conquiste terapeutiche della scienza moderna, ma allo stesso tempo fermamente convinto dell'importanza del rapporto umano con il paziente e con i suoi familiari, secondo la nuova cultura della democrazia e dell'uguaglianza che si stava affermando negli anni ’60.

A interpretare James, il bel giovane stagista, è l’allora sconosciuto Richard Chamberlain, che al Blair General Hospital di New York, si misurerà tutti i giorni con i casi clinici più disparati sotto la supervisione dell'esuberante e irascibile Dr Leonard Gillespie, interpretato dall'attore veterano Raymond Massey.

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https://www.youtube.com/watch?v=i6RvXkTIGio
La comunità medica si divideva tra coloro che apprezzavano la serie per il crescente interesse che la pratica medica suscitava nel pubblico e medici e infermieri che criticavano l’assenza di un qualsiasi stile documentaristico, che sarebbe comparso solo molti anni dopo: lo show stava creando false aspettative nelle menti degli spettatori, con una percezione falsata delle capacità degli attori che impersonavano i medici e che in realtà non avevano alcun rudimento di medicina.

A tale proposito è da citare che una volta Chamberlain si trovava a pranzo in un noto ristorante e venne accusato di insensibilità per non essersi precipitato a soccorrere un uomo non molto lontano dal suo tavolo aveva avuto un attacco di cuore.

La serie Dr. Kildare vide cinque stagioni di successo prima di finire nel 1966 e - nel 1972 – venne tentato un “prequel” dal titolo Young Dr. Kildare (il giovane Dr. Kildare). Ma la serie non ebbe successo e fu chiusa dopo soli 24 episodi.

A prendere il testimone del Dr. Kildare fu, nel 1969, il medical drama della ABC Marcus Welby, M.D. interpretato da un ormai non più giovane Robert Youg:  una serie a cui il pubblico decreterà il successo – proseguirà fino al 1976 – per il fatto di incominciare a toccare svariati casi medici, come l'impotenza, la depressione, i danni al cervello, il cancro al seno, la mononucleosi, le malattie sessualmente trasmissibili, l'epilessia, le difficoltà di apprendimento, la leucemia, il morbo di Alzheimer e la dipendenza da antidolorifici.

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Come la maggior parte delle serie di questo genere, le trame degli episodi si basano spesso sul conflitto professionale tra medici, tutti ovviamente ben intenzionati. Qui il molto poco ortodosso Dr. Welby, M.D. si scontra con l’ortodosso Dr. Steven Kiley, impersonato da James Brolin con la mediazione di Consuelo Lopez, l'infermiera e responsabile amministrativa del loro studio medico, impersonata dall’attrice Elena Verdugo.

Ma in questo caso i ruoli sono invertiti: il Dr Kiley è molto più giovane del Dr. Welby… Particolarità che viene evidenziata fin da “credit” di ogni apertura di episodio, dove viene ricordato agli spettatori il gap generazionale dei due personaggi: Welby alla guida della sua berlina e Kiley sella a una moto. In più con un tocco di patriottismo dato dal fatto che Welby aveva servito nella Marina degli Stati Uniti come medico imbarcato durante la guerra. Ultimo elemento rassicurante: Welby è vedovo.
01 Da Kildare a MASH 04Il giorno dopo al debutto di Marcus Welby M.D. nel 1969, la CBS replicò con un suo medical drama intitolato Medical Center. La serie -  prodotta dalla MGM Television si sviluppo per sette stagioni, fino al 1976 ed  ebbe come protagonista l’attore Chad Everett nella parte di Joe Gannon, un giovane, ambizioso chirurgo di Los Angeles.

Il plot ha le stesse caratteristiche già viste di contrapposizione di gioventù ed esperienza tra due differenti figure di medico: in questo caso Everett e il suo vecchio superiore, il Dr. Paul Lochner, interpretato da James Daly.
Si può dire che, rispetto a Marcus Welby M.D., Medical Center aveva già in embrione gli elementi che poi faranno evolvere le serie “mediche”: infatti aveva un impegno verso un realismo “medicalmente corretto” che mancava al primo, grazie al supporto di almeno due o tre consulenti medici a seconda delle apparecchiature che venivano utilizzate nello specifico episodio.

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https://www.youtube.com/watch?v=NougjDABBP8

La vetustà e di conseguenza la “saggezza” del personaggio buono ed affabile, verrà poi ripresa nel personaggio di Mark Sloan della serie “Diagnosis Murder”, da non confondersi con il Mark Sloan di Grey's Anatomy, interpretato da Eric Dane e soprannominato “McSteamy” (in italiano “Dottor Bollore") per il suo alto gradimento presso la popolazione femminile dell’ospedale.

Interpretato da Dick Van Dyke, Mark Sloan è un primario dall’argentea chioma e dentatura perfetta che, oltre ad occuparsi di salvare le vite, si diletta a risolvere casi polizieschi.

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Il Phisician protagonista, è Chief of Internal Medicine (direttore di medicina interna) presso il Community General Hospital: brillante, tenace, compassionevole, distinto e talvolta giocoso, aiuta il figlio, un detective del locale dipartimento di polizia, a risolvere casi di omicidi. Ha uno spiccato senso della logica, una volontà di ferro e una passione per i romanzi di Sherlock Holmes.

Diagnosis Murder il cui titolo in inglese unisce argutamente un termine medico ad uno poliziesco (Diagnosi + Omicidio) è stato -  letteralmente - “assassinato” con il titolo italiano: ”Un detective in corsia” ed è una serie televisiva che appartiene al filone comedy/mystery/medical crime drama che mescola il genere medico e quello giallo in stile “Murder, She Wrote” (La signora in giallo), il tutto, spruzzato da uno scoppiettante umorismo parrocchiale.

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Tornando a Marcus Welby, M.D., possiamo notare che il protagonista - Robert Young - fu sfacciatamente disposto a confondere la linea di demarcazione tra l'attore e il medico, una decisione che lo lanciò alla ribalta come ”America’s favorite Primary Care Phisician" (il medico di base preferito d'America). Tanto è vero che veniva regolarmente inviato dalla rete televisiva a congressi medici, dove incoraggiava i medici – veri - ad assomigliare al suo immaginario Dr. Welby.

Lo spettacolo si trovò poi due volte al centro di polemiche e proteste di attivisti gay. Nel 1973 nell’episodio "The Other Martin Loring" si vede Welby incoraggiare un uomo di mezza età a resistere ai sui impulsi omosessuali. La GAA -  Gay Activists Alliance picchettò la sede della ABC a New York, fino a quando non vennero formulate delle scuse ufficiali.

L’anno successivo l’episodio "The Outrage" suscitò addirittura manifestazioni a livello nazionale perché la storia era incentrata su uno studente adolescente vittima di violenza da parte di un insegnante maschio, assimilava la pedofilia con l’omosessualita.  Ben sette sponsor si rifiutarono di acquistare spazi pubblicitari all’interno dell’episodio e 17 reti televisive affiliate rifiutarono addirittura di mandarlo in onda.

Verso la metà degli anni ‘70, la popolarità di drammi medici cominciò a scemare e così la serie Marcus Welby, M.D.  subì l’eutanasia, finendo cancellata nel 1976 dopo un totale di 169 episodi.

Ma cosa era successo…?

Nell'era della "medicina alla Marcus Welby", un paziente ammalato che non era in grado di recarsi presso lo studio del PCP sarebbe stato visitato a domicilio dal medico. Il PCP si sarebbe preso tutto il tempo necessario per ascoltare il paziente formulare una diagnosi iniziale e consigliare un trattamento, il tutto con una parola di incoraggiamento. Nel caso in cui il paziente avesse dovuto essere indirizzato al “non profit community hospital” (ospedale di comunità senza scopo di lucro)  esso continuava ad essere assistito dal PCP durante il suo ricovero.

Successivamente il sistema di cura medico incarnato da Marcus Welby è scomparso, sostituito da un altro sistema che sembra spesso spassionato e depersonalizzato. Al giorno d'oggi, un paziente si reca in uno studio multimedico dove le competenze dei vari specialisti superano enormemente quelle di un PCP.

Ecco quindi la risposta: semplicemente, la figura di Welby non rappresentava più lo specchio di una società che era mutata profondamente…

01 Da Kildare a MASH 08Arriviamo ora alla serie televisiva M*A*S*H e qui, è necessario allargare il discorso al cinema.

Sì, perché sebbene oggi questo titolo è più spesso ricordato come una serie TV, essa fu la trasposizione al piccolo schermo dell’omonimo film di Robert Altman del 1970, a sua volta tratto dal romanzo di Richard Hooker “M*A*S*H: A Novel About Three Army Doctors” (1968).

La storia (sia nel romanzo che nelle trasposizioni cinematografica e televisiva) è ambientata negli anni ’50 in un ospedale da campo dell'esercito degli Stati Uniti durante la guerra di Corea (1950-1953) - l'acronimo MASH sta infatti per Mobile Army Surgical Hospital (ospedale militare chirurgico da campo) - dove si svolgono le vicende di un gruppo misto di personale medico militare.

Gli interpreti principali (costellati da caratteristi eccezionali) furono:

Donald Sutherland (Film)
Alan Alda (TV)
Captain Benjamin Franklin Pierce “Hawkeye” (Occhio di falco)
Elliott Gould (Film)
Wayne Rogers (TV)
Captain John Francis Xavier McIntyre “Trapper” (Bracconiere)
Tom Skerritt (Film) Captain Augustus Bedford Forrest “Duke” (Duca)
Sally Kellerman (Film)
Loretta Swit (TV)
Major Margaret J O'Houlihan "Hot Lips" (labbra bollenti
nella versione italiana "Bollore")

 Il plot ruota intorno alla vita di tre ufficiali medici, “Hawkeye” Pierce, “Duke” Forrest e John “Trap” MacIntyre che, pur prestando la loro opera di chirurghi con bravura e dedizione, sono insofferenti alla disciplina, sono insolenti verso i superiori , concupiscono le attraenti infermiere del campo e danno vita spesso e volentieri ad episodi al limite dell'insubordinazione e dell'oltraggio.

Film e TV drama, anche se condividono un titolo, gli opening credit (titoli di testa), la canzone della colonna sonora “Suicide Is Painless” (il suicidio è indolore) e molti personaggi, sono fondamentalmente diversi.

Un primo assaggio lo si può avere dando uno sguardo alle due locandine e alle due coppie di personaggi appaiate…

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Ma è soprattutto il raffronto tra i due opening credit – all’apparenza uguali -  che dà il metro della differenza tra il film e il TV Drama...

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Il film si apre con la dicitura MASH in primo piano, realizzato con il classico lettering degli stencil militari a cui si contrappone un M*A*S*H televisivo dove gli asterischi sono quasi floreali.

01 Da Kildare a MASH 11[NdA. Gli asterischi presenti nel titolo non fanno parte della nomenclatura militare e sono stati creativamente introdotti nel romanzo e utilizzati solo nelle locandine della versione cinematografica, mentre sono presenti nei titoli di testa della serie TV Per cui - da questo momento in poi - per facilità di lettura con MASH si intenderà il titolo del film, mentre con M*A*S*H quello della serie televisiva].

Poi nel film la cinepresa inquadra un elicottero H-13 Sioux per il trasporto dei feriti, con una barella agganciata all’esterno su cui è adagiato un soldato grondante sangue.

Nell’opening televisivo gli elicotteri sono gli stessi, ma vengono inquadrati in campo lungo e la barella fa quasi corpo unico con il velivolo.

Di nuovo, all’atterraggio dell’elicottero vediamo in entrambe gli opening il personale paramedico accorrere verso i feriti. Nel primo caso sono dei barellieri che prelevano concitatamente la barella e – addirittura - inciampano sul terreno sdrucciolevole – rischiando di far cadere il ferito. Nella versione televisiva un gruppo di “eroiche” infermiere corre portando… se stesse.

Infine nel film Altman utilizzò il formato panoramico 2,35:1 con ottiche anamorfiche Panavision, ritenuto più adatto a mostrare porzioni di realtà altrimenti non visibili con il formato televisivo (gli schermi a 16:9 erano ancora molto lontani); rispetto alla luminosità televisiva, nella ricerca di un'immagine ruvida, grezza, “sporca”, utilizzò filtri nebbia numero tre.

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Ma entrambe le versioni: film e TV drama -  anche se per motivi differenti – rappresentarono una rottura con il passato.

Il film di Robert Altman è una pietra miliare dell'irriverenza e dell'antiretorica militarista che cambiò il modo hollywoodiano di raccontare la guerra.

Un film che ha reso i suoi personaggi delle icone, in un tempo – quello della contestazione studentesca – in cui era in atto una demistificazione del mito dell'eroe soldato americano.

Sebbene per Altman il film - sebbene fosse ambientato in Corea - era "il vietmam" lo Studio impose l'inserimento nella scena iniziale di un “credit card” (didascalia in sovraimpressione) con la scritta "And then there was Korea” (e poi fu… la Corea).01 Da Kildare a MASH 13

Quella non era una frase qualunque...
Essa era stata estrapolata dal passaggio finale dell’addio alle armi del Generale Douglas MacArthur.

Uno dei più famosi generali della II Guerra Mondiale, e che - ecco il motivo della didascalia - era stato colui che aveva iniziato la Guerra di Corea.

Ma Altman fu in grado di trasformare quella retorica militare in uno sberleffo…

Infatti nella opening scene si vede un soldato – ripreso in campo lungo - che sta avvicinando mentre in sovraimpressione compare tutto il brano tratto dal discorso di MacArthur.

Ma la frase precedente, quella che afferma che dopo ci fu la Corea, era stata fatta terminare con dei puntini di sospensione con lo scopo di instillare un dubbio nello spettatore.

Infatti quella camminata niente affatto marziale del protagonista, scandita da una marcetta che è la parodia di quelle militari non lascia presagire nulla di marziale… Così il soldato - che sapremo poi essere Hawkeye - insieme al collega medico Duke, non si fa scrupoli a rubare una Jeep per raggiungere comodamente il 4077th MASH a cui sono stati assegnati…

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Un altro merito del film di Altman, uscito nelle sale nel 1970, è stato quello di aver rivoluzionato il genere della commedia.

01 Da Kildare a MASH 15Era infatti la prima volta che si assisteva ad un mix di mondo reale estremamente ”gore” (sanguinolento) e umorismo.In pratica una rivisitazione del teatro Grand-Guignol.

Per cui, si può ben dire che Quentin Tarantino e tutti gli altri registi più o meno “splatter “ [NdA. to splat = schizzare sangue], sono debitori a questo film che per la prima volta mostrava le scene degli interventi chirurgici di emergenza in una tenda da campo adibita a sala operatoria.

Scene basate sull'estremo realismo degli effetti speciali a cui si contrapponevanole  battute umoristiche dei due protagonisti mentre operavano soldati dilaniati o davano consulti, su un campo da golf improvvisato a tre miglia dal fronte…

E poi, i dialoghi…  MASH è uno dei primi esempi dello stile naturalistico del regista con gli attori che si parlano l’un sull’altro, come nella vita reale, e partono per la tangente con battute improvvisate.

Infine, un film catalogato come “R-Rated” [NdA: un film che può essere visto da un ragazzo di età inferiore ai 17 anni solo a condizione che sia accompagnato da un adulto] aveva ben altre possibilità di essere molto più libero con il linguaggio e la nudità di uno show televisivo per famiglie.

Sino alla fine delle riprese Altman dovette resistere alle pressioni di Darryl Zanuck, che gli chiedeva non solo di tagliare le cruente scene al tavolo operatorio, ma anche di limitare il linguaggio volgare: per la prima volta in un film non X-Rated è presente il termine “Fuck” (vaffanculo) nel corso di una partita di football.

Per non parlare delle battute sessiste o dell’allegoria blasfema presente nella scena della cerimonia di commiato del Capitano  "Painless Pole" Waldowski (letteralmente "asta senza dolore" e nella versione italiana “Cassiodoro”) interpretato da John Schuck: una parodia dell'”Ultima cena” di Leonardo da Vinci.

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E qui si apre la parentesi dedicata alla canzone che fa da sottofondo al (finto) suicidio e che si intitola – appunto – “Suicide Is Painless” (suicidio senza paura), con musica di Johnny Mandel e testi di Mike Altman.

Altman…? Ma non si chiama Robert il regista del film…? Esattamente,  ma il brano doveva essere “The stupidest song ever written" (la più stupida canzone mai scritta) e Robert Altman proprio non ci riusciva ad essere veramente “stupido”.

Così chiese al figlio Michael di aiutarlo e lui – con la sensibilità dei suoi meravigliosi quattordici anni di età – scrisse in cinque minuti un testo che a una prima lettura appare stupido, ma nel contesto del film ha una chiara impronta antimilitarista.

Tanto è vero che il regista decise di utilizzare il brano musicale anche per punteggiare i titoli di testa.
Tra i riconoscimenti, il film ha ricevuto l’Academy Award (Oscar) alla migliore sceneggiatura non originale e la Palme d'or al 23º Festival di Cannes. Ma, nonostante i premi ricevuti, la proiezione del film venne vietata per anni nelle basi statunitensi...

Bisogna attendere il 1996 per vedere una completa accettazione del film da parte dell’establishment militare che non si oppose più alla scelta di conservare il film presso il National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Oggi, l’American Film Institute l'ha inserito al cinquantaquattresimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi.

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E M*A*S*H con gli asterischi, il TV drama…?

Per quanto riguarda la serie televisiva, si può dire che essa andò in onda per più di un decennio - dal 17 settembre 1972 al 28 febbraio 1983 -  per un totale di 11 stagioni e 251 episodi.

E questa longevità deriva da un fattore decisamente innovativo: M*A*S*H fu la prima serie a mescolare con successo umorismo e dramma (prima che il concetto stesso di “dramedy” fosse mai stato postulato) affrontando temi allora tabù con grazia e humour.

C’è poi da dire che molte delle situazioni raccontate nelle prime stagioni, anche le più assurde, accaddero realmente, in base alle testimonianze di chirurghi reali - veterani del conflitto - intervistati dal team di produzione.

Nel corso dei primi episodi dello show gli sceneggiatori tentarono di proporre  alcune delle scioltezze e del il cinismo del film ma, col passare del tempo, lo stile e i personaggi divennero sempre più, per certi versi, eroici rispetto alle controparti cinematografiche, più nichiliste e amorali.

Un altro elemento a cui la televisione moderna è debitrice a  M*A*S*H è quello di aver abolito (almeno in parte) le “risate a comando” di sottofondo da parte di un pubblico immaginario.

Al tempo la CBS e le altre reti televisive avevano di default la presenza di “canned laughter” (risate inscatolate) nelle “30-minute comedy”.

Ma Larry Simon Gelbart - sceneggiatore e produttore della serie - era decisamente contrario a tale pratica in un telefilm che pur avendo moltissime battute umoristiche, non aveva nulla da spartire con programmi alla “Mary Tyler Moore Show” registrati davanti ad un pubblico in studio dal vivo, dove le risate avevano senso.

Gelbart obiettava alla recalcitrante direzione della CBS che:

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Gelbart riuscì a convincere la rete ad accettare di omettere la laugh track” (traccia audio delle risate) durante le scene in sala operatoria. Nel Regno Unito la BBC fece una operazione molto più drastica: omise interamente la “laugh track”.

Ma ormai un’altra “legge” era stata infranta e mentre le stagioni progredivano, la traccia venne ridotta sempre di più, fino a quasi scomparire.  Oggi, i DVD della serie consentono agli spettatori di selezionare una versione audio senza “laugh track”.

01 Da Kildare a MASH 19A M*A*S*H si deve anche la – sebbene parziale – apertura dei network nei confronti di un linguaggio più vicino alla realtà: nell’episodio "G

uerilla My Dreams" della VIII stagione viene pronunciata per la prima volta la frase «Son of a bitch» (figlio di una cagna). In un altro episodio, poi, viene presentata una breve nudità parziale.

Uno degli aspetti più delicati affrontati dagli sceneggiatori fu il fatto che la sua programmazione avveniva mentre era in corso la guerra del Vietnam. E durante lo show venivano fatti commenti alla guerra – in senso lato - vista con gli occhi di chi operava in un ospedale chirurgico di prima linea.

Ma gli sceneggiatori avevano anche l’arduo compito di restare sul filo del rasoio di uno spettacolo in onda in prima serata che pur commentando la guerra (in Corea) mentre la guerra del Vietnam era "live", non fosse percepito come aperta protesta contro quest’ultima da parte della famiglia media americana.

La soluzione venne dalla rottura del cliché della “sitcom” da trenta minuti in onda durante la fine del 1960 e i primi anni 1970, focalizzata su famiglie e valori della famiglia.

Quando M * A * S * H apparve per la prima volta nel 1972, la serie televisiva presentò una “famiglia” disfunzionale di medici e infermieri dell'esercito. L'unità militare conteneva il “padre” patriarcale  - il colonnello Henry Blake -  una materna capo infermiera rappresentata dal maggiore Margaret “Hot Lips” Houlihan; tre figli litigiosi corrispondenti al capitano Benjamin “Hawkeye” Pierce, il capitano John “Trapper” McIntyre, e il maggiore Frank Burns; e infine vari membri della “famiglia allargata” nel cast di supporto.

Nelle prime puntate appare un dottore di colore che successivamente scompare. Questo perché gli sceneggiatori si resero conto che durante la guerra di Corea non erano ancora arruolati medici di colore…

01 Da Kildare a MASH 27La maggior parte degli episodi “contro” la guerra fanno parte della seconda e terza stagione nel 1973-1975, in una America in sintonia con uno spettacolo che rifletteva la crisi che il Paese stava vivendo in luoghi lontani.

Luoghi lontani, sì. Ma che divennero vicini, troppo vicini nelle coscienze, come Mỹ Lai...

[NdA: Il massacro di Mỹ Lai, fu perpetrato contro civili inermi durante la guerra del Vietnam, quando i soldati statunitensi della Compagnia C, 1º Battaglione, 20º Reggimento, 11a Brigata della 23ª Divisione di Fanteria dell'esercito statunitense, agli ordini del tenente William Calley, uccisero 347 civili inermi e disarmati, principalmente vecchi, donne, bambini e neonati].

Conclusasi la guerra del Vietnam, M * A * S * H, nelle stagioni successive, continuò a riflettere i valori popolare nella cultura americana, anche se essi si stavano spostando. Dal rilascio dei nastri del Watergate alla pubblicazione dei Pentagon Papers e l'esposizione successiva degli illeciti della CIA, il pubblico americano imparò parecchio da questo medical drama circa l'abuso di potere che aveva avuto luogo nel loro governo nel recente passato.

Un esempio è dato dalle molteplici visite al 4077th M*A*S*H del colonnello Flagg, un paranoico ufficiale dei servizi segreti. Egli è spesso ridicolizzato, sfidato, e raffigurato come rappresentante di un'operazione segreta con obiettivi discutibili e nessuna morale.

Nell’episodio “Deal Me Out”, un uomo del CID è a rischio di vita perché Flagg deve essere presente mentre gli viene praticata l’anestesia totale prima dell’intervento chirurgico d’urgenza, per accertarsi che non riveli informazioni riservate.

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In piena era Reagan i cittadini americani erano diventati più introspettivi e così gli episodi di M*A*S*H mostrano una modificata rappresentazione del 4077th.

Se prima era una unità militare maldestra, ora lavorava in maniera efficiente secondo criteri militari adeguati, in sintonia con l'amministrazione Reagan tesa al ripristino valore militare e l'immagine all’estero degli Stati Uniti.

Un esempio perfetto è l’evoluzione della figura di contorno del caporale Max Klinger (impersonato dall’attore Jamie Farr) che - sia nel film di Altman sia negli episodi delle prime stagioni - appare vestito da donna.

Ma il suo travestitismo non è una componente della sua sessualità, ma bensì il tentativo di ricevere una “Section 8”, il congedo militare per motivi di follia.

Ora, il “Section 8” è esattamente sovrapponibile a quel “Catch22” (comma 22) del romanzo ed il film omonimo ambientato durante la II Guerra Mondiale, che si basa sul non riconoscimento della pazzia, a cui Altman doveva molto.

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Per fare un esempio, in un episodio i soldati si radunano al di fuori delle tende nel freddo gelido dell’inverno per cercare di ammalarsi ed essere rimpatriati.
Questa tattica pare che fosse effettivamente stata messa in atto dai soldati, durante la guerra coreana.

Ma nell’era dell’edonismo reaganiano anche lo show si adatta ad esso e quindi Klinger abbandona il desiderio di scappare dall’esercito e tornare alla sua città natale di Toledo, Ohio,  accettando la responsabilità del suo ruolo di soldato sul campo e diventando un modello professionale di militare.

Egli è ancora eccentrico e malizioso, ma il suo comportamento e, soprattutto, i suoi abiti, sono molto più in linea con quelli di un “vero soldato americano”...

Sempre in linea con lo spostamento politico della nazione verso destra, lo spettacolo inizia a trattare il tema dell’alcol come un problema.

Sono lontani i tempi della scena surreale del film quando arriva al fronte il chirurgo toracico Trapper a cui Hawkeye e Duke fanno servire un martini dal  loro “attendente” coreano Ho Jon:

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https://www.youtube.com/watch?v=3d77_EvmkPo
O della mitica battuta pronunciata da Alan Alda/Hawkeye al barista coreano per ordinare – ovviamente – un martini…

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Infine nella evoluzione delle ultime stagioni della serie, c’è la traccia palpabile di una nuova rappresentazione della donna e del mondo gay: meno battute sessiste e assenza di quelle sugli omosessuali.

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Arriviamo all’episodio finale dell’ultima stagione della serie che conquistò 14 Emmy Awards e 7 Golden Globe  ma che - nonostante il suo successo di critica e pubblico televisivo -  non annoverò tra i propri fan Rober Altman.

Intitolato “Goodbye, Farewell and Amen” l’episodio durò due ore e mezza (una enormità rispetto ai trenta minuti canonici) ed è risultato essere per molti anni la trasmissione più vista della storia della televisione americana con 105,9 milioni di telespettatori: venne superato solo dai 111 milioni di un’altra trasmissione, però non di fiction: il SuperBowl.

Si arrivò ad installare televisori a grande schermo in parcheggi, auditorium e altri locali dell'esercito degli Stati Uniti in Corea, in modo che il personale militare potesse guardare quell'episodio, a dispetto della differenza di fuso orario di 14 ore con la costa orientale degli Stati Uniti…

Ma il dato più incredibile di quanto esso tenne letteralmente incollati allo schermo gli spettatori, fu il consumo di acqua degli impianti idraulici sanitari, registrato nella città di New York.

Bene, alle 23:03, ora locale, il 77% degli abitanti di New York tirò lo sciacquone del W.C.: l’’ultimo episodio di  M*A*S* H, iniziato in prima serata, era terminato alle 23:00…

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Prima di passare ad altri “medici in prima linea”- quelli di “ER” - se hai avuto la pazienza, gentile lettore, di leggere e vedere i filmati di MASH/M*A*S*H un ultimo invito: quello di vedere i 2 minuti e 52 secondi di un filmato originale di 65 anni fa, che mostra la realtà della 44th Surgical MASH Unit in Corea …

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