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Prima di narrare di ER è d’obbligo citare due altre serie a cui questo medical drama non è semplicemente debitore ma ne è diretto discendente.
Stiamo parlando di “St. Elsewhere” -  che in Italia venne titolata inizialmente “A cuore aperto” e successivamente “S. Eligio notte e giorno” -01 Da St Elsewhere a Chcago Hope 00

e "Hill Street Blues” (Hill Street giorno e notte) due serie (la seconda un poliziesco che si svolge principalmente in una stazione di polizia) prodotte dalla MTM, la società di produzione indipendente fondata da Mary Tyler Moore che, negli anni ’70-‘80, diede un nuovo impulso alle serie a tema poliziesco e medico.

A parte M*A*S*H, le serie mediche fino ad allora trasmesse proponevano episodi “chiusi” incentrati su un singolo paziente da guarire. Bene, tralasciando "Hill Street Blues” – ma il filo conduttore è lo stesso - St. Elsewhere fu la prima serie TV a proporre un affresco corale di un luogo dove i protagonisti vivono costantemente la sensazione di pressione claustrofobica di un ospedale e - soprattutto -  dove l’emergenza “è” la normalità.

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A ciò si sommava una novità intrigante: la serie raccontava anche la vita privata dei protagonisti. Uno spot che mostrava i medici, anch’essi uomini e donne alle prese con una famiglia, dei figli, un’amante e i problemi quotidiani ad essi correlati...

Ora si guardi il collage ottenuto con i fotogrammi iniziali dell’opening credit della serie…

 

01 Da St Elsewhere a Chcago Hope 02 xxUn grosso stabile in mattoni è ripreso in campo lunghissimo.
Siamo alle prime luci dell’alba di un freddo inverno bostoniano. Lo si comprende dal fatto che - sulla parte destra dell’inquadratura – emergono i rami dell’unico scheletrico e stentato albero all’interno di un parcheggio.

La luce è livida – merito di un filtro blu posto davanti alla cinepresa che consente di ottenere il day for night" (effetto notte) – ed infonde nello spettatore un senso di solitudine.

Nella parte bassa dell’inquadratura - in primo piano – un mucchio di sacchi dell’immondizia abbandonati accresce il “freddo interiore” dello spettatore, informandolo che l’edificio è parte del South End di Boston, un quartiere povero, quasi uno slum.

Il campo della cinepresa ora cambia ed inquadra l’ingresso del palazzo che, stilisticamente, rievoca gli edifici Secondo Impero della Francia urbana. Sembra ancora decoroso ma – siamo negli anni ’80 un’epoca non certo florida – emerge la sua fatiscenza.

Sull’architrave è posto un nome “ST: ELIGIUS” ma non viene indicato null’altro che possa spiegarne la presenza. Infine il campo si allontana e – questa volta con l’immagine virata a colori - compare il titolo della serie “ST.ELSEWHERE”.

Benvenuti all’ospedale “Santo… che?”.

[NdA: l'edificio utilizzato nei titoli di testa per rappresentare S. Eligio era in realtà un Hotel costruito nel 1868: il South End Franklin Square House Apartments, situato al numero 11 di East Newton Street di Boston, Massachusetts. Attualmente lo stabile è adibito ad alloggio anziani].

Ora, visto che entrambe i titoli italiani hanno completamente travisato le intenzioni degli sceneggiatori - la traduzione letterale di St. Elsewhere è “Santo da qualche parte” – vediamo di capire il vero significato di questo “nickname”

St. Elsewhere è infatti uno slang, un termine colloquiale usato in campo medico per riferirsi agli ospedali meno attrezzati, che accolgono i pazienti allontanati dalle istituzioni più prestigiose. Il termine è anche utilizzato nelle università di medicina per riferirsi ai “Teaching Hospital” (ospedali generici per tirocinanti).

Nell'episodio pilota, il Dr. Mark Craig (William Daniels) informa i suoi colleghi che i quotidiani di Boston hanno affibbiato questo soprannome dispregiativo al S. Eligio in quanto percepiscono l'ospedale come "…a dumping ground, a place you wouldn't want to send your mother-in-law" (una discarica, un luogo in cui non ci vorresti portare neanche tua suocera). E poi Sant’Eligio – a detta di un altro personaggio della serie, il Dr. Wayne Fiscus, è il “Patron Saint of longshoremen and bowlers” (Santo patrono degli scaricatori di porto e dei giocatori di bowling).

[NdA: in realtà Sant’Eligio è il Santo Patrono di orefici, coltellinai, maniscalchi, fabbri, sellai, mercanti di cavalli, carrettieri, vetturini, garagisti, meccanici e metallurgici].

Proprio come l’altra serie gemella Hill Street Blues sul versante poliziesco, St. Elsewhere è da considerarsi il primo medical drama realistico della televisione.

Ai volutamente  tristi titoli di testa si contrappone la fanfara di trombe composta dal famoso musicista Jazz e compositore di musiche da film - si pensi a “Three Days of the Condor" (I tre giorni del Condor) - Dave Grusin; ma, soprattutto, fa da padrona incontrastata la tecnica di ripresa che imita – in termini “grintosi” - quella di un documentario medico.

La cinepresa passa lungo i corridoi dell'ospedale, catturando brani delle conversazioni dei medici a “zero editing” (privo di montaggio): un processo incredibilmente difficile da eseguire con i mezzi del tempo, ma che si rivelò particolarmente prezioso per il successo dello show, soprattutto tra i medici veri.

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L’altro aspetto innovativo della serie è stato quello di aver impiegato un grande cast che recita in una profusione di storie che si intersecano: incastrandosi l'una con l'altra, molte delle quali proseguono nel corso di molteplici episodi o stagioni.

Nelle storie che racconta, St. Elsewhere ritrae la professione medica come ammirevole – analogamente al passato – ma tutt’altro che perfetta. Ciascun personaggio che fa parte del personale ospedaliero del Sant’ Eligio, mentre ha le migliori intenzioni nel servire i pazienti, vive anche i propri banali problemi personali e professionali.

Sono questi momenti che raffigurano il lato meno glamour di una vita professionale ad alta pressione che – nella narrazione come nella vita reale - spesso si intrecciano e decretarono il successo della serie.

Le trame, poi, coinvolgono patologie gravi o “nuove” come il cancro al seno, l'AIDS, e la dipendenza da stupefacenti. A questi gravi problemi - come in M*A*S*H si inframmezzano una notevole quantità di momenti comici in puro stile “Black comedy” (commedia nera).

[NdA: con i termini “black comedy” o”dark comedy” si intende lo stile comico imperniato su argomenti considerati “tabù”. La locuzione francese “humour noir” (umorismo nero) venne coniata dal teorico del surrealismo André Breton nel 1935 per indicare un sotto-genere della commedia e della satira nel quale l'umorismo nasce dal cinismo e dallo scetticismo, spesso in riferimento ad argomenti come la morte. Per dare un inquadramento letterario, si pensi ad autori come Mark Twain, Kurt Vonnegut, William Faulkner, Ambrose Bierce, Thomas Pynchon e George Bernard Shaw. Nel cinema a film come “Dr. Strangelove” (Dr.Starnamore) di Stanley Kubrick].

Tra i personaggi principali troviamo:

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Altri personaggi minori ma che hanno comunque lasciato un segno sull'intera serie sono Tommy, il figlio autistico del Dr. Westphall interpretato da Chad Allen, la dottoressa Wendy Armstrong, che abbandona la serie da suicida (nel suo ultimo episodio lascia un biglietto su cui ha scritto: "Why does life always start tomorrow?" (Perché la vita deve sempre cominciare domani?), l'infermiera Shirley Daniels che in uno degli episodi si trova coinvolta nell'omicidio di un medico, il Dr. Bob Calswell, un chirurgo che contrae il virus dell'AIDS.02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 05

A proposito, c’è anche un giovane attore nero che interpreta il personaggio del Dr. Philip Chandler.

E' semisconosciuto e - infatti -  reciterà solo poche battute.

Il suo nome...? Denzel Washington…

Nella quinta ed ultima stagione il St. Eligius sta per essere chiuso e l’ultimo episodio fu una delle puntate più apprezzate di tutta la serie. Intitolata – appunto – The Last One” (l’ultimo) venne trasmessa negli USA il 25 maggio 1988.

La sceneggiatrice - Cynthia Burkhead - ebbe un vero e proprio colpo di genio ideando uno dei finali più provocatori e memorabili della storia della televisione.

La scena si apre con il Dr. Westphall e suo figlio Tommy (interpretato da Chad Allen), che soffre di autismo, nel proprio ufficio al St.Eligius. Insieme sono alla finestra a guardare la neve che sta cadendo copiosa.

Cambio di sequenza: Tommy ed un uomo che ha sembianze del Dr. Auschlander – ma che stranamente indossa una vestaglia da camera anziché un camice bianco da medico – sono in un piccolo appartamento di un condomino. Tommy sta giocando in modo compulsivo con una “snoball globe” (palla di vetro con la neve).

Entra in casa un uomo che ha le sembianze del Dr. Westphall. Da come è vestito si comprende che è un operaio del settore edile e dal dialogo che hanno i due uomini si comprende che "Auschlander" è il padre di “Westphall” e – quindi – il nonno di Tommy.

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I tre lasciano il salottino per andare a mangiare la cena in cucina e la cinepresa inizia a zoomare sulla palla di vetro che svela il suo contenuto...Una miniatura dell’Ospedale St. Eligius.

In quel momento gli spettatori realizzano che tutti gli eventi narrati nella serie e tutti i suoi personaggi, sono solo il mondo creato dalla immaginazione di Tommy: un ragazzino autistico!

Cynthia Burkhead spiegherà poi che il finale di St.Elsewhere: 02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 07

Un bel modo per chiudere la serie di un’ospedale che non ha un nome, ma è riuscita a vincere ben 13 Emmy Awards in sei anni, no?

02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 08Se ora parliamo di General Hospital, lo facciamo per dare una panoramica completa della fiction che gravita intorno alla parola “medicina”.

Sì, perché questa serie non può certo ascriversi al genere medical drama in quanto ha tutti, ma proprio tutti, gli elementi della soap opera.

GH, come viene familiarmente chiamata dai suoi fan, solo accidentalmente incominciò a svolgersi tra le corsie di un ospedale (anch'esso senza nome, ma solo perchè agli sceneggiatori non venne in mente di dargliene uno).

In quelle corsie si dipanarono storie piene di colpi di scena, medici corrotti o crudeli, interessi e tradimenti, parentele impossibili, al pari delle categorie professionali spesso rappresentate nelle soap opera, come i miliardari, gli avvocati, gli arrampicatori sociali.

La soap fu creata da Frank e Doris Hursley e trasmessa per la prima volta sulla rete ABC il 1º aprile 1963: ebbene, oggi siamo nel 2017 ed è ancora in onda…

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In italia la si può ricordare con il titolo “Avventure e amori a Port Charles” su Italia 1 (1982) per passare lo stesso anno su Canale 5 con lo stesso titolo originale e quindi approdare su Rete 4 fino al 1989, anno della sua cancellazione dai palinsesti di Mediaset.

Con la cancellazione di due altre serie di lunghissima programmazione: “The Guiding Light” (Sentieri) e “As the World Turns” (Così gira il mondo) General Hospital è diventata la soap opera più longeva ancora in onda, entrando anche nel Guinness dei Primati.

Essa ha un merito (?) dando inizio nei primi anni ottanta a quel fenomeno culturale conosciuto come supercouples, grazie alle avventure (e disavventure) dei sui personaggi di punta Luke e Laura Spencer - comunemente chiamati L&L o LnL.

02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 10Per cercare di rimanere in tema (difficile, molto difficile…), si può dire che la trama iniziale di General Hospital ruotava principalmente attorno al Dr. Steve Hardy (John Beradino) e all'infermiera Jessie Brewer (Emily McLaughlin), sua amica.

Le loro storie si ambientavano soprattutto all’interno di un ospedale senza nome, di una cittadina anch’essa senza nome: e questo la dice lunga sulla mancanza di contestualizzazione sociale della serie che poteva essere ambientata in qualsiasi luogo degli Stati Uniti.

Finalmente, più per la curiosità del pubblico che per necessità di sceneggiatura, negli anni settanta, fu menzionato per la prima volta il nome della immaginaria cittadina nello stato di New York in cui sorge GH: Port Charles.

Durante i suoi primi anni di vita, General Hospital fu una soap poco seguita, almeno fino al 1971, quando, grazie a un colpo di genio degli autori, lo show balzò inaspettatamente al secondo posto del Rating Nielsen del day-time. Ciò grazie alla storia di Audrey, accusata di avere ucciso la baby-sitter del suo figlio adottivo. (ecco emergere il vero spirito delle soap opera…).

Il successo di pubblico durò una sola stagione, a causa delle altre trame proposte, trovate poco rilevanti ed appassionanti se paragonate a quelle della rivale diretta di GH, The Doctors (in onda sulla NBC alla stessa ora) che era allora considerata una soap molto più audace da pubblico e critica.

Nel 1976, il settimanale TIME stroncò inesorabilmente lo show, trovando la recitazione dei suoi interpreti asettica. L'unico punto a favore della serie era la Dr. Lesley Williams Webber, interpretata da Denise Alexander e fu quel personaggio e quella attrice a evitare la chiusura di GH: gli sceneggiatori si concentrarono pertanto su questo personaggio.

Nel 1978 gli ascolti calarono ancora e per (ri)conquistare delle posizioni nella classifica Nielsen, venne “arruolata” Gloria Monty, produttrice di spessore che aveva diretto per molti anni un'altra soap di successo.

Vengono create due nuove famiglie: i Quatermaine e gli Spencer e così nel 1979 General Hospital arriva al primo posto della classifica Nielsen rimanendovi fino al 1988.

Basti pensare che i due episodi del 16 e 17 novembre 1981, in cui finalmente i due personaggi di Luke e Laura – che abbiamo già citato – si uniscono in matrimonio, stabilirono il record di ascolto nella fascia del day-time televisivo statunitense, con 30 milioni di telespettatori all'attivo. Record ancora oggi imbattuto.

La coppia era talmente popolare che Elizabeth Taylor, fan della soap, contattò i produttori per poter partecipare ad alcuni episodi dello show. L'attrice fu accontentata e le fu affidato il ruolo di Helena Cassadine, vendicativa e perfida matriarca.

02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 11 02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 12

Da questo momento in poi lo show subisce poi profonde modifiche nelle trame, virando sempre più verso il versante della spy-story che il pubblico sembrava apprezzare.

L'arrivo a Port Charles nel 1979 dell'agente della CIA Robert Scorpio fu l’avvio di svariate - e totalmente improbabili - trame gialle caratterizzate da formule segrete, omicidi, tesori nascosti e diabolici piani per dominare il mondo, che vedevano protagoniste le varie supercouples della soap opera.

02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 13Siamo ormai nel ridicolo. Un esempio…?

Nell’'estate 1981, Luke&Laura, assieme a Scorpio, salvano Port Charles dalle grinfie di Mikkos Cassadine, folle miliardario russo, che tramite un macchinario di sua invenzione “The Ice Princess” (La principessa di ghiaccio), voleva “surgelare” la città ed il mondo intero.

Ora, si guardi attentamente il collage a lato:

L'immagine a destra: non fa parte della soap ma è bensì è un fotogramma tratto da “Dr. No” (Agente 007 - Licenza di uccidere).

Il primo film di Janes Bond è datato 1963 e possiamo prendere per buona (oggi con un sorriso) la rappresentazione della centrale di lancio del folle affiliato della Spectre, a cui si accede con tute antiradiazioni.

Ma la rappresentazione degli uomini della sicurezza in “smanicato / cravatta /cappello coloniale” insieme ad altro personale in tuta antiradiazioni – diciotto anni dopo - è esilarante…

Per inciso la stampa “seria” come il settimanale TIME rimproveravano ai produttori di realizzare la soap con un budget troppo basso, tanto da ritenerla simile a una produzione da scuola media superiore.

Se non basta questo esempio, ecco che nel 1990, il personaggio di Robin Scorpio (figlia di Robert Scorpio e Anna Devane) diviene amica di Casey Rogers, un alieno dalle sembianze umane, proveniente dal lontano pianeta Lumina

Gli anni novanta furono un periodo di transizione per la soap. Le spy story che l'avevano caratterizzata per tutti gli anni ottanta e che ne avevano fatto un successo cominciavano (per fortuna diremmo noi) ad annoiare il pubblico.

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Si torna, per certi versi, all’origine con una tragica e prolungata (gli episodi correlati si svilupparono per un anno) storia d’amore tra due adolescenti: Michael "Stone" Cates (Michael Sutton) e Robin Skorpio (Kimberly McCullough): Stone è malato di AIDS e nel 1995, il personaggio viene fatto morire all'età di 19 anni, mentre la diciassettenne Robin deve affrontare il terribile dubbio di essere stata contagiata.

La storia di Stone e Robin portò molti benefici allo show: i due attori furono candidati al Premio Emmy come "migliori attori non protagonisti" e la McCoullough lo vinse.

Durante il 1995 e il 1996, General Hospital perse più di un milione di spettatori per via di altre trame similari e così gli sceneggiatori – voilà - rinunciarono all'idea di far ammalare di Alzheimer il personaggio di Audrey Hardy.

Il primo decennio del nuovo millennio è quindi caratterizzato da grandi cambiamenti. Vengono sviluppate molte trame oscure e violente della famiglia Corinthos legata alla mafia, per sfruttare la scia del successo che in quel periodo stava avendo la serie TV della HBO di prima serata: “The Sopranos” (la domanda da porsi a cui non c’è risposta è perché il cognome di una famiglia che si presume di origini italiane debba “suonare” come uno greco).

Fatto sta che tale scelta causò molte reazioni negative nel pubblico abituale della soap e per far fronte a ciò, a partire dal 2004, General Hospital mette in scena ogni anno - a novembre e a febbraio - un intrigo "speciale" in cui viene coinvolta la maggioranza dei personaggi e che si risolve nel giro di una settimana.

Lo show celebrò il suo 50° anniversario il 1 aprile del 2013 e – come abbiamo detto – continua ad andare in onda ancora oggi, fino all'eternità...

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Se facciamo mente locale, nel panorama della fiction televisiva New York vuol dire crimine, Washington è la sede dove ambientare potere e spionaggio, e Chicago "è" medical drama. Sì, perché se è vero che i melodrammi medici sono vecchi come la televisione, la nuova generazione di serie mediche “high-tech” vennero acclamate in quanto riuscivano a catturare la drammaticità della medicina reale, più autenticamente dei predecessori in stile Marcus Welby degli anni '60 e '70.

Così, con questi due capisaldi,  il 18 settembre 1994 andò in onda sul network CBS la puntata pilota della serie “Chicago Hope” e il giorno successivo – il 19 – la NBC trasmise la prima puntata di "ER"

Chicago Hope e ER – che in Italia vennero titolati rispettivamente: “In corsa per la vita” oppure “Chicago Hospital - In corsa per la vita”  e “E.R. - Medici in prima linea” - avevano plot simili.

Le vicende in entrambe le serie si svolgono in un grande ospedale di Chicago ed hanno personaggi “forti” e con grandi cuori (ma quale serie medica – incluso “Dr. House” - non li ha?); Chicago Hope è per certi versi più drammatico e serrato di ER  e raggruppa una serie notevole di attori tra cui spiccano Mark Harmon, Adam Arkin, E.G. Marshall, Peter MacNicol, Hector Helizondo e Barbara Hershey.

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Dopo la prima settimana, i due drammi ospedalieri erano "testa a testa" nell’audience della prima serata ma sulla distanza ER fu la serie vincitrice degli ascolti della prima stagione. Gli spiragli di buona recitazione degli attori di Chicago Hope non erano riusciti a far prevalere questo melodramma.

Chicago Hope, pur restando indietro rispetto a ER ebbe sempre una buona accoglienza da parte della critica, vincendo 7 Emmy Awards e un Golden Globe. Anche il pubblico apprezzava le tematiche trattate all’interno degli episodi: per esempio, in un episodio in cui viene mostrato il seno di una adolescente - dopo che essa ha subito una chirurgia ricostruttiva dopo un intervento di mastectomia - venne visto come “rilevante” per l’argomento trattato e non incorse in censure o critiche.

Ma - dopo 6 stagioni - Chicago Hope ebbe un tracollo di ascolti tanto che, nel 2000, il network CBS decise di cancellare il serial perchè, qualunque siano le somiglianze, le differenze che separano Chicago Hope da ER sono molto più nel “profondo” e rappresentarono sicuramente uno dei motivi per cui il pronto soccorso vinse sulla corsia d'ospedale.

Era successo che nelle trame di Chicago Hope si “pensava troppo" e tutto era quasi catastrofico… In ER, un defibrillatore fa cilecca, nellla serie concorrente è il paziente che fa cilecca, nella misura in cui anche gli interventi chirurgici di routine diventano estremi.

Chicago Hope aveva poi un cast più ridotto rispetto a ER, che ha un numero spropositato di personaggi, in quanto rappresentazione “corale”. Ma è proprio la sfocatura dei volti che crea l’energia dell’episodio: qualcuno in ER - non importa chi - viene sempre risvegliato da una brandina di fortuna su cui si è accasciato dopo un turno massacrante, per correre a cercare di salvare la vita di qualcuno. In Chicago Hope c’erano invece “casi”…

Ma se, in fin dei conti, ad un profano gli argomenti medici trattati nelle due serie possono sembrare validi, cosa succede se viene chiesto il parere a due medici “veri”?

La rivista on line “Enteirtment Weekly” lo fece, chiedendo a due giovani medici ospedalieri “resident” che vivevano e lavoravano a “Windy City” (la citta ventosa), il soprannome di Chicago: Matt McKeever, del Children’s Memorial pediatrics e Mark Weiner, in forza al Northwestern Memorial, di analizzare e poi confrontare da un punto di vista prettamente medico i due medical drama.

Hai presente – gentile lettore – il detto “Il medico pietoso rende la piaga purulenta”? Bene, Matt è Mark furono impietosi con la loro diagnosi su Chicago Hope, paragonato a ER:
“Chicago Hope is bad medicine, while ER is just what the doctor ordered” (Chicago Hope è cattiva medicina, mentre ER è proprio quello che il medico ha prescritto).

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Ma mentre l'uso di soggetti medicali “realistici” ha presa sul pubblico, solleva anche false aspettative tra i “veri” pazienti.

Il Dr. Paul Bronston - medico di pronto soccorso e membro della American College of Medical Quality - manifestò una posizione critica che, successivamente, divenne comune in ambito medico:

02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 18Di fronte a queste critiche, il creatore di Chicago Hope: David Kelley - intervistato da un giornalista del Los Angeles Time - replicò che quelle storie emozionalmente coinvolgenti riflettevano i dilemmi legali ed etici che definiscono la continua evoluzione della medicina:

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Questo batti e ribatti di accuse e difese ha un origine: un episodio del 1995, che merita di essere analizzato approfonditamente perché è lo specchio fedele di come si stavano evolvendo i medical drama e dei pericoli che si celavano dietro la ricerca del sensazionalismo nella scelta degli argomenti trattati e la stesura dei soggetti.

Il plot della storia è che una ricercatrice dell'ospedale pratica la malariotheraphy” (malarioterapia) - un trattamento sanitario che consiste nel provocare deliberatamente nei pazienti una infezione malarica - ad un malato di AIDS con pochi mesi di vita, al fine di stimolare il suo sistema immunitario.

Ecco – con la stessa tecnica del “fotoromanzo” le battute salienti:

Inizialmente vediamo il Dr. Dennis Hancock – interpretato dall’attore Vondie Curtis-Hall che, insieme ad una entusiasta giovane ricercatrice, spiega la terapia al paziente che:
 02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 20Interviene il Chief of staff (capo del personale) Dr. Watters – l’attore Hector Elizondo –  che si oppone ad una terapia sperimentale promossa – fatto avvenuto nella realtà - dal Dr. Henry Jay Heimlich, il medico divenuto famoso per aver ideato l’eponima “manovra”, una tecnica di primo soccorso per rimuovere un'ostruzione delle vie aeree.

02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 21Ma Peter Nichols (l’attore Peter MacNicol), legal counsel (consulente legale) dell'ospedale suggerisce al paziente - disperato nel vedersi negata l’ultima speranza - di accettare comunque l’inoculazione di sangue contenente parassiti della malaria in maniera segreta, perché:
 02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 22Dopo l’inoculazione, l'episodio si conclude con il paziente sieropositivo, ora infettato dalla malaria, che giace nel suo letto d’ospedale in preda ai brividi prodotti dalla febbre alta. Gli spettatori pertanto non sanno quale destino è riservato al paziente.

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Ora, prima di proseguire con la descrizione di ciò che avvenne a seguito di questo episodio, è importante contestualizzare la storia e lo facciamo raccontando un’altra storia sulle conseguenze tragiche di balzane teorie mediche.

Una storia che potrebbe essere una fiction che narra della totale mancanza di etica di un novello Dr. Mengele ma che – malaugaratamente – è realtà. Una storia che può essere letta anche attraverso le vicende che -oggi - stiamo vivendo in Italia con le teorie che si oppongono ai vaccini…

Erano i primi anni ’90 e l'AIDS era devastante a Hollywood così come nel mondo. L’AZT, l'unico trattamento approvato dalla FDA- Food and Drug Administration, in alcuni casi rallentava ma non fermava il progredire della malattia e le terapie antiretrovirali salvavita dovevano ancora essere scoperte…

Determinati a non perdere nemmeno un altro collega per l'epidemia, un gruppo di preoccupati – e famosi – personaggi dello star system di Hollywood, tra i quali Jon Voight, Jack Nicholson, Nicole Kidman, Ron Howard, Halle Berry, Richard Dreyfuss, Cher, Bob Hope, Anjelica Hustone, Muhammad Ali e Bette Midler, aderì all’ "Hollywood Support Committee" contribuendo con oltre 600.000 dollari ad un programma medico sperimentale del Dr. Henry Jay Heimlich.

Fin qui, nulla di male,i personaggi dello spettacolo sono noti per la loro munificenza a varie cause e quella del Dr. Heimlich sembrava – vista la fama del personaggio che in passato aveva ideato una tecnica di primo soccorso per rimuovere un'ostruzione delle vie aeree e salvare quindi una persona dal soffocamento – degna del loro supporto.

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Oltre a ricercare l'accettazione del proprio operato da parte del mondo scientifico, il medico aveva sempre amato la contiguità con il mondo dello spettacolo, al fine di amplificare la sua notorietà (nella foto sottostante lo si vede in una apparizione in televisione del 1951 al Merv Griffin Show simulare la manovra antisoffocamento al conduttore e poi farla praticare alla attrice Angie Dickenson).

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Nella primavera del 1993 Jon Voight , Estelle Getty e Amy Irving – accettano l’invito a recarsi alla casa di Bel Air di Joanne Carson , ex-moglie di Johnny – morto di AIDS - per ascoltare l’intervento di un ospite che sosteneva di avere una cura promettente per sconfiggere questa nuova "peste del secolo": L’ospite era a il Dr. Henry Heimlich.

Heimlich sosteneva che, iniettando a pazienti HIV-positivi, sangue preventivamente infettato dai parassiti della malaria, avrebbe indotto in essi delle febbri che – teoricamente – avrebbero “stimulate the immune system" (stimolato il sistema immunitario), consentendo in tal modo l’eliminazione del virus HIV.02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 26

A quell’incontro era stato invitato anche il Dr. Paul Bronston, un medico di Pronto Soccorso che probabilmente era stato invitato per via del fatto che era stato Presidente di un comitato medico etico interpellato per la candidatura all’Oscar del 1989 dell’attore Bruce Davison protagonista di “Longtime companion” (Che mi dici di Willy? ).

Un film drammatico che raccontava la storia di otto uomini che affrontano una malattia, allora totalmente sconosciuta, che comincia a far vittime fra i gay e i tossicodipendenti.

Bronston inorridì ascoltando i vaneggiamenti di Heimlich e iniziò a condurre una campagna per impedirgli di condurre i suoi esperimenti. Ecco come definì in una intervista la sua reazione a quella teoria:

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Dopo quella riunione la macchina della filantropia di Hollywood si mise in moto sulla base della sola speranza che un efficace trattamento per l'AIDS fosse a portata di mano, senza andare a richiedere riscontri da parte della comunità scientifica e medica.

Con il denaro raccolto vennero avviati dei test sul programma IMT - Induced MalarioTherapy proposto da Heimlich, a Città del Messico su soggetti americani consenzienti.

La scelta del Messico era dettata dalla volontà di aggirare i protocolli stabiliti dal Department of Health and Human Services degli Stati Uniti, che prevedevano – ovviamente - peer review (valutazione tra pari) [NdA. la procedura di valutazione e di selezione degli articoli o dei progetti di ricerca effettuata da specialisti del settore indipendenti per verificarne l'idoneità alla pubblicazione o al finanziamento], gruppi di controllo o una precedente sperimentazione animale.

Sebbene in qualche caso si fosse assistito ad un miglior decorso della malattia, I risultati ottenuti e i rapporti pubblicati indicavano che la risposta clinica era "imprevedibile"…

Nel frattempo il Dr. Bronston aveva contattato tutte le persone che erano state elencati nella proposta, in qualità di “membri dello staff di progetto” ricevendo – sempre – una unica risposta: non facciamo parte del progetto IMT.

Forte del risultato ottenuto Bronston, per impedire che Heimlich continuasse a condurre i suoi esperimenti, denunciò il tutto all'FBI-Federal Bureau of Investigation per frode fiscale; al CDC-Centers for Disease Control and Prevention di Atalanta – per pratica impropria della malarioterapia e al New England Journal of Medicine per il fatto che Heimlich si vantava di aver pubblicato i risultati delle proprie ricerche sulla prestigiosa rivista medica, quando invece il tutto si riduceva ad una sua lettera inviata il 26 aprile 1990 al direttore.

L’allarme lanciato da Bronston allertò le agenzie governative ma non fu abbastanza efficace per bloccare Heimlich, che riuscì a spostare il suo studio dal centroamerica alla Cina dopo che le autorità sanitarie messicane erano intervenute per fermare i test. A questo proposito ecco come si espresse il Prof Carlos del Rio – uno dei massimi ricercatori del Messico in tema di AIDS:

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Con il finanziamento in atto, Heimlich segnalò il via libera alla sperimentazione umana presso un ospedale di Guangzhou in Cina.
Ai pazienti venne richiesto di firmare un modulo di “consenso informato” – che successivamente l’agenzia degli Stati Uniti FDA- Food and Drug Administration dichiarò "non rispettoso dei regolamenti federali” che segnalava la possibilità di pesantissimi effetti collaterali: febbre, brividi, affaticamento, nausea, vomito, mal di testa, mancanza di respiro, senso di costrizione toracica, dolore alla schiena, dolori muscolari, sudorazione, calo della pressione arteriosa, eruzioni cutanee, dolori articolari, debolezza muscolare e reazione allergica acuta (che potevano rivelarsi in rare occasioni fatali).

Il modulo infine informava il paziente che l’IMT poteva "accelerate your HIV disease condition" (accelerare la vostra condizione di malattia da HIV).

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Per valutare come venisse portato avanti il protocollo IMT presso l’ambulatorio messo in piedi dal Dr Chen Xiao Ping – che aveva richiesto un importo di 10.000 dollari a paziente per coprire i costi di ricovero in “ospedale” (in effetti un ambulatorio fatiscente) le analisi del sangue e un "premio” per gli operatori sanitari che erano esposti all’'HIV - ecco uno stralcio della trascrizione una agghiacciante relazione – datata 22 ottobre 1966 – inviata da Chen a Heimlich.

“…Il Caso 6 è deceduto il 5 luglio 1996. La causa della sua morte è sconosciuta [...] Un mese prima di morire, aveva febbre alta, tosse con espettorato sanguinante, diarrea (con presenza di sangue nelle feci), forte anoressia. Forse è morto a seguito di overdose, ma non siamo riusciti a ottenere informazioni dettagliate sul suo uso di droga dalla famiglia. Oppure è morto di Aids. Nessuno può saperlo".

Negli anni successivi gli esperimenti in Cina, Heimlich trasferì la sua malariotherapy in Africa orientale, dove supervisionò l'inoculazione di P. vivax a 13 prostitute sieropositive. Vi sono prove di esperimenti condotti in Etiopia - anche se il Ministero della Salute etiope non era a conoscenza di tali attività – in quanto Heimlich dichiarò che le sue prove iniziali con sette soggetti avevano prodotto risultati positivi, rifiutando però di fornire dettagli.

Serie indagini statistiche condotte in Africa, dove l'HIV e la malaria si verificano comunemente, indicano che la malaria può essere uno dei fattori che aumentano la velocità di propagazione del virus HIV e di accelerazione della progressione della malattia.

Paul Edward Farmer - antropologo e medico - conosciuto come “The man who would cure the world" (l'uomo che vorrebbe curare il mondo) per la sua opera umanitaria nel fornire una adeguata assistenza sanitaria alle zone rurali dei paesi in via di sviluppo, ha così descritto l'idea di trattare l'HIV attraverso la malaria:

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Nel 2000 la FDA, in una ricerca effettuata sui documenti originali di Heimlich donati dallo stesso autore alla Università di Cincinnati, indicò 13 gravi carenze negli studi tra cui:

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Nel 2002, la Commission on Macroeconomics and Health del World Health Organization [NdA. il WHO è definito in italiano dall’acronimo OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità] indicò in una nota a piè pagina di una sua relazione che "Heimlich et al 1997" agivano in:

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Mentre varie organizzazioni per I Dritti Umani stigmatizzarono  le pratiche di Heimlich come  “atrocious" (atroci): Il Department of Health and Human Services della FDA prese una ferma posizione in merito alle procedure adottate da Heimlich, affermando che:

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E Heimlich? Come reagì a tali pesantissime accuse…?

Semplice, non le considerò affatto, continuando – indifferente e insensibile - per la sua strada. La “prova del 9” la si può avere leggendo le sue memorie, quando era pervenuto a mettere a punto la sua famosa “manovra” attraverso la sperimentazione sui cani, affermando che se lui avesse avviato tale ricerca nel nuovo millennio, avrebbe ricercato soluzioni che non coinvolgessero gli animali.

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E le decine, forse centinaia di malati di AIDS che morirono con un carico supplementare di dolori indotti dalla malaria…?

Nel 2002 – Peter - il figlio di Henry Heimlich - effettuò insieme alla moglie Karen delle ricerche sulla carriera del padre, contattando le maggiori organizzazioni della sanità statunitense e mondiali, presso le quali Heimlich Senior asseriva di essere stato accreditato.
Ecco un esempio delle risposte  che ricevettero… 02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 35Con un termine inequivocabile “astonishment” (stupore) essi portarono alla luce quella che essi definirono a wide ranging, unseen 50-years history of fraud” (una storia lunga 50 anni di frodi). 02 Da St Elsewhere a Chcago Hope 36L’epilogo di questa storia è molto amaro: Henry Jay Heimlich morì nel dicembre del 2016 all’età di 96 anni, senza che nessuna azione disciplinare fosse mai stata presa nei suoi confronti.

Ora, dopo questa storia che definire agghiacciante è poco, torniamo all’episodio di Chicago Hope dove viene promossa la malariotherapy .
Dopo aver visto l'episodio, il Dr. Paul Bronston (sì, sempre colui che è stato tra i critici più espliciti di Heimlich ed era divenuto Presidente del comitato per la National Ethics dell’American College of Medical Quality inviò una lettera di quattro pagine a Laurence Tisch, allora CEO della CBS.

In essa egli metteva in guardia sui pericoli insiti in un messaggio che faceva trasparire la bontà del metodo Heimlich: un trattamento screditato dal CDC, la FDA e la WHO.

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In un’altra lettera aperta, indirizzata  questa volta a Dennis Cooper, l’autore dell’episodio, Bronston lo avvertiva che lo spettacolo che parlava apertamente della terapia tramite malaria poteva aver inviato un messaggio sbagliato al pubblico, in un momento in cui si sentiva la necessità di una maggiore vigilanza per quanto riguardava l’adozione di terapie contro l’AIDS non adeguatamente testate e quindi potenzialmente pericolose.

Di fronte a queste lettere un brivido corse nella schiena di Tish, dei soggettisti e in generale di chiunque avesse dato la sua approvazione alla storia raccontata nell’episodio: il futuro stesso della serie era in pericolo...

Infatti ricercatori medici, studiosi di etica e attivisti AIDS iniziarono ad accusare gli autori di creare trame avvincenti a scapito della precisione medica e delle speranze dei pazienti affetti da malattie incurabili.

Giusto per fornire un campione delle accuse, Martin Majchrowicz di AIDS Project, dichiarò pubblicamente che, nel caso della malariotheraphy per combattere l’AIDS:

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Kelley – l’ideatore della serie – cercò minimizzare, affermando che l’elemento centrale di quella puntata era stato il tentativo di esplorare la ”Extreme desperation of a dying patient” (la estrema disperazione di un paziente morente).

Questa “pelosa” difesa non fece altro che far dilagare ulteriormente  le critiche e le proteste, così i produttori di Chicago Hope adottarono la vecchia strategia del “se non lo puoi sconfiggere, fattelo amico” offrendo a Bronston (non si sa con che compenso) la consulenza per la realizzazione di un episodio – riparatore - di follow-up.

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Infatti, tre mesi dopo, verrà trasmesso un episodio dove un altro paziente HIV positivo - a cui era stata inoculata la malaria - muore pur avendo subito il trattamento.

La storia della serie Chicago Hope si chiude qui, ma c’è un ultimo punto da chiarire... All’inizio della trattazione abbiamo fatto un accenno alle vicende nostrane legate alla opposizione ai vaccini.

Quando venne trasmessa la puntata “riparatoria”  gruppi di persone senza la benché minima competenza medica e scientifica in materia, affermarono che l’episodio – che di fatto censurava Heimlich e la sua malarioterapia - era imposto da “Big Pharma”, perché quella “cura” per l'AIDS non era qualcosa che si potesse brevettare ottenendo profitti stratosferici.

Adesso, gentile lettore, è più chiara l’allusione …?

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