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La La Land Tribute 01 trisNel "secondo tempo" di questo articolo, nelle citazioni presenti all’interno della sequenza di fantasia del “Sogno di Mia” Damien Chazelle - l'enfant prodige di Hollywood laureato ad Harvard che è vissuto anche a Parigi - si basa sul richiamo irresistibile del suo fiume, la Senna...

 Nei passi di danza tra Sebastian e Mia c’è infatti l’eco della lunga sequenza di ballo con il brano di "Our love is here to stay" presente verso il finale di “An American in Paris”.

Essi ballano di notte sul lungosenna così come Jerry e Lise vi ballavano sessantacinque anni fa.

Ma, così come il set di Ryan e Emma è fatto di sfondi disegnati a mano, anche quello del film di Gene e Leslie Caron era una finzione.

Nessuna Senna…La La Land Tribute 30 Bis

Solo una ricreazione del fiume con l’acqua a pochi centimetri di profondità e un “ciclorama” (un grande telo steso attorno al teatro di posa) lungo un centinaio di metri che ricreava l'illusione di un paesaggio.

Ma, come afferma George Lucas «Il segreto dei film è che sono un'illusione» e tanto basta a noi spettatori.

A ben vedere, c’è molto di più in questa parte della sequenza del sogno di Mia

Tutto parte dalla trasposizione scenografica del capolavoro di Vincent van Gogh: “La notte stellata” (1889) conservato presso il Museum of Modern Art di New York.

Una tela pervasa da un senso di poesia molto evidente e di immediata presa che il pittore realizzò - rimanendo sveglio per tre notti -  osservando la campagna che vedeva dalla sua finestra durante il suo soggiorno all’ospedale Saint-Rémy. Il quadro non è tuttavia una fedele riproduzione del paesaggio che egli vedeva, ma una immaginaria visione in cui affiorano anche elementi, presi dai suoi ricordi olandesi.

La La Land Tribute 31

Nella scenografia di La La Land si può notare che l’orologio prospiciente la raffigurazione espressionista della Senna segna la mezzanotte. E questo ci porta dritti dritti due film di Woody Allen:

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Per primo al numero di canto e ballo dove lo stesso Allen - in Tuxedo (quello che noi ci ostiniamo a chiamare "Smoking") danza in compagnia di Goldie Hawn sempre sulla riva della Senna - questa volta vera -  in Everyone Says I Love You  (1987).

Nella sequenza si può notare che egli ha seguito il metodo di Fred Astaire di filmare la scena di ballo in una o pochissime inquadrature continue con i ballerini a figura intera.

E qui è d'obbligo evidenziare che la canzone cantata (e anche bene) da Goldie Hawn è "I'm Thru with love" un brano composto da Fud Livingston, Matty Malneck (musica) e Gus Kahn (testi) nel 1931. Ci sono decine versioni, eseguite dai cantanti più famosi: Bing Crosby, Ella Fitzgerald, Nat King Cole, fino a Diana Krall... Ma "I'm Thru with love" si ricorda in particolare per la memorabile interpretazione del 1959 di Marilyn Monroe in "Some Like It Hot" (A qualcuno piace caldo) quando, nel ruolo di Sugar Kane cantava: 

La La Land Tribute 32

"I'm through with love / I'll never fall again / Said adieu to love / Don't ever call again"
(Ho chiuso con l’amore / Non ci cascherò più / Ho detto "adieu" all’amore / Non lo chiamerò più)...
La La Land Tribute 32 tris

La Monroe esegue il brano con intensità, nonostante le sue non eccezionali capacità canore, e  la canzone - purtroppo - sembrava scritta per lei stessa...

Ma il tributo più preciso di Chantelle a Allen e quello relativo a Midnight in Paris e la sua incredibile locandina che mostra un lungosenna che sfuma dal reale all’espressionista.

Il “molto di più” del paragrafo precedente non è stato utilizzato a sproposito, infatti ecco altre due citazioni nascoste in pochi fotogrammi della sequenza...

Per prima cosa il musical On The Town – Un giorno a New York (1949) di Stanley Donen con musiche composte da Leonard Bernstein.

Il film, interpretato da Gene Kelly, Frank Sinatra e Jules Munshin narra la storia di tre marinai in licenza che si ritrovano per la prima volta nella loro vita alle prese con una metropoli ed è considerato come un punto di svolta del genere musical, che entra in una fase più matura e più brillante.

In La La Land si può notare il rapidissimo passaggio di un marinaio che riceve un mazzo di fiori da un fioraio sul lungosenna.

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Anche i tre marinai di OnThe Town si ritroveranno tra le bancarelle di un mercato nel brano più noto del film “New York, New York” [NdA: da non confondersi con l’omonima canzone del musical del 1977 diretto da Martin Scorsese con Robert De Niro e Liza Minnelli].

Su questo brano c’è da raccontare una storia che fa comprendere come operasse il Production Code [NdA: le linee guida di autocensura delle Major in vigore tra il 1934 ed il 1967 che governavano e limitato la produzione cinematografica statunitense].

Nella canzone troviamo la seguente strofa:

"New York, New York, a helluva town. The Bronx is up but the Battery's down." (New York, New York, una dannatissima città. Il Bronx è su e Battery è giù)

Essa è un gioco di parole sul fatto che il Bronx è il più a nord fra i cinque borough di New York, mentre il parco di Battery è situato all'estremità meridionale dell'isola di Manhattan. Di contro, il Bronx è stato fino ad anni recenti un quartiere malfamato, mentre Battery è situato in una zona di pregio.

Ma quella parola “Helluva”, una contrazione di “Hell of a” (diavolo di un/una) era “proibita” e così cadde sotto le forbici dei censori del “Codice Hays” che ne chiesero la modifica. Essa pertanto si trasformò in "wonderful" (meravigliosa) che però stravolge il gioco di parole di cui sopra.

Divieti di un secolo fa, si potrebbe dire…

Se ci spingiamo più avanti negli anni, nel 1968 la Federal Communications Commission per la radio e la televisione, stilò un lungo elenco di termini considerati oltraggio alla comune sensibilità, in quanto volgari e lesivi del rispetto di bambini e famiglie.

In pratica per restare in tema con l’”alluva” di cui sopra, una parola come “hell” (inferno) non si poteva utilizzare all’interno di una forma colloquiale come “va all’inferno" e doveva essere cambiata con un termine che non lo evocasse.

Alla obiezione che, ancora, stiamo parlando di cinquant’anni fa, possiamo replicare che ai giorni nostri tra le reti televisive americane non solo è ancora in vigore il tacito accordo sulle “Seven Words You Can Never Say on Television" [NdA: shit, piss, fuck, cunt, cocksucker, motherfucker, tits]. Ma sono proibite anche: ass, balls, bastards, bitch, blow, bullshit, damn e - naturalmente - Christ e God se non in contesti specifici.

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Terminata questa incursione nella “cugina” del cinema, passiamo ora agli altri fotogrammi della sequenza del sogno di Mia che celano l’omaggio ad un altro film.

Mia e Sebastian proseguono nella loro passeggiata sul lungosenna ed incrociano un bambino che tiene in mano un palloncino rosso.

Il richiamo è questa volta non verso un musical, bensì ad un cortometraggio che vinse sia la Palma d’oro sia l’Oscar quale migliore sceneggiatura originale: Le Ballon Rouge – Il palloncino rosso (1956) scritto, diretto e prodotto da Albert Lamorisse.

Il film racconta una tenera fiaba moderna: quella di Pascal, un ragazzino taciturno e solitario, che diventa amico di un palloncino rosso che ha trovato impigliato a un lampione a gas.

Da quel momento i due diventano inseparabili. Alcuni bambini invidiosi si uniscono per portarglielo via e - alla fine- uno di loro farà scoppiare il palloncino.

Allora, per magia diecine di palloncini colorati, liberatisi in ogni angolo di Parigi, raggiungono il piccolo Pascal che li raccoglie in un grande grappolo fino a venirne sollevato in cielo.

Il sogno di Mia, terminerà infine con un valzer della coppia in uno studio illuminato da un caleidoscopio di luci, effetto cielo stellato. Una scenografia che Chazelle ha voluto espressamente per rendere un ultimo omaggio a Fred Astaire e ai musical MGM in bianco e nero.

La La Land Tribute 35Stiamo parlando del famosissimo brano “Begin the Beguine”, gran finale del film Broadway Melody 1940 – Balla con me (1940), scritto da Cole Porter per questo quarto ed ultimo episodio della serie Broadway Melody iniziata nel 1929.[NdA: ecco il perché dell’anno incluso nel titolo originale].

Per “Il Meneghetti - Dizionario dei film” pubblicato da Baldini Castoldi Dalai Editore, che viene considerato una “bibbia” del cinema, la pellicola è:

Un delizioso e sottovalutato musical, con scenette divertenti, splendide canzoni di Cole Porter e numeri grandiosi, tra i migliori visti sullo schermo [tra cui] Begin the Beguine, un numero di tip tap ancor oggi ineguagliato”.

In questo film Astaire era accompagnato da Eleanor Powell, l’unica partner che riuscì a ballare il tip tap altrettanto bene (se non meglio) di lui.

Essa aveva però un handicap …

mancava completamente di quel sex appeal che Ginger Rogers aveva da vendere.

Prendiamo ora la scena del "Pool Party",  tipica istituzione di Hollywood.

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Essa è un mix di influenze, a partire dal movimento stilizzato dei ballerini molto in stile “Bob Fosse”.

Qui di fianco riportiamo due fotogrammi che appartengono a La La Land e a Sweet Charity; volutamente non abbiamo inserito il titolo in sovraimpressione su di essi…

Ma, soprattutto, nella parte legata alla cinepresa immersa nell’acqua, La La Land è debitore a due film.

Il primo è Boogie Nights - L'altra Hollywood (1997) di Paul Thomas Anderson, in cui la telecamera si tuffa in acqua insieme con i suoi ospiti, catturando corpi galleggianti e il nuoto in maniera onirica.

Ma la scena del film di Anderson altro non è che la rivisitazione di una lontanissima co-produzione sovietico-cubana: Soy Cuba – Io sono Cuba (1964) di Mikhail Kalatozov in cui la cinepresa riprende – in una sequenza subacquea – dei corpi che nuotano nella piscina.

Anderson è annoverato tra i migliori registi del nuovo cinema statunitense e vincitore dei maggiori premi nei principali festival mondiali: Orso d'Oro per il miglior regista per Magnolia (1999); Premio per il miglior regista al Festival di Cannes per Punch-Drunk Love - Ubriaco d'amore (2002); Orso d'argento per il miglior regista per There Will Be Bood - Il petroliere (2007); Leone d'argento per la migliore regia alla Mostra internazionale cinematografica di Venezia per The Master (2012).
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Ed è al suo Punch-Drunk Love che Chazelle dedica una ulteriore brevissima sequenza: quella in cui Mia e Sebastian si baciano in controluce.

Esattamente la stessa di Barry Egan / Adam Sandler e Lena Leonard / Emily Watson che si scontrano e iniziano a baciarsi, mentre la gente – indifferente - gli cammina accanto.La La Land Tribute 38

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora è necessaria un’ampia parentesi, in quanto non si può parlare di La la Land senza parlare del Jazz. E non si può parlare di Jazz - nel cinema - senza citare Whiplash (2014) che Damien Chazelle ha girato due anni prima di La La Land.

E, infine, non si può parlare di Whiplash: la storia della logorante formazione di un giovane batterista Andrew / Miles Teller, guidato dal terribile mentore Terence Fletcher / JK Simmons, senza dire che Chazelle ha studiato batteria alla Princeton High School Studio ed ha un passato di batterista jazz a livello professionale: per anni infatti la musica è stata la sua vita, tra gratificazioni e riconoscimenti, ma anche tra incubi e giorni d'ansia...:

Ecco perché Whiplash non poteva mancare in questa carrellata sulle citazioni di La La Land.

Bene, proprio perché WoW! Si occupa di parole e “scava” dentro di esse, partiamo dal titolo del film: “Whiplash” (letteralmente "colpo di frusta").La La Land Tribute 39

Un brano scritto dal compositore Jazz e sassofonista Hank Levy che – guarda un po’ - per lungo tempo è stato direttore nonché fondatore ed esigentissimo direttore del Towson University ’s Jazz Program.

"Whiplash" venne pubblicato per la prima volta nell’album “Soaring” (1973) del trombettista Don Ellis.

Ed ecco come Chazelle descrive il suo primo incontro con questo complicato brano jazz:

«“Whiplash” è il primo brano che ho sentito suonare quando sono entrato nella band del conservatorio. Ero seduto dietro il batterista principale, a voltargli le pagine, e cercavo di seguire questo bizzarro tempo in sette quarti. Mi sentivo completamente perso, fuori dal mio elemento. “Whiplash” si è trasformato in una minaccia costante».

E così Chazelle ha scritto la sceneggiatura di Whiplash basandosi sulla sua personale esperienza. Ecco come la tratteggia…

«Ci sono tanti film sulla gioia della musica. Ma, come giovane batterista nell'orchestra jazz di un conservatorio, l'emozione che ho sentito più frequentemente era un'altra: paura. La paura di perdere un colpo. Paura di perdere il tempo. La più schiacciante di tutte, la paura del mio direttore d'orchestra».

ILa La Land Tribute 40n Whiplash – il film - si svolge un duello, sia emotivo che fisico, tra un ragazzo dotato e ambizioso e un docente dalla condotta estrema, che usa ogni mezzo, anche il più irresponsabile, spietato o sadico, per stimolarlo a fare di più.

Ecco quindi che la scena del terribile refrain di Fletcher «Not quite my tempo» assume una dimensione “reale”.

Ma c’è una scena verso la fine del film, che dà “la” chiave di lettura del rapporto fra un allievo e il suo maestro – a volte anche violento – come in questa sequenza.

Fletcher, ormai allontanato dalla scuola per il suo comportamento violento, racconta ad Andrew un aneddoto sul mitico sassofonista jazz Charlie Parker soprannominato "Bird".

Ancora dadolescente, quando nessuno ancora credeva in lui, Parker partecipò a una jam session al Reno Club di Kansas City.

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A un certo punto però, dinnanzi a un suo errore, il batterista Jo Jones gli scagliò un piatto in faccia, quasi decapitandolo, (similmente, Fletcher lancia una sedia di metallo addosso a Andrew) e il pubblico lo schernì.

In risposta a questo gesto violento e a tale umiliazione, Parker iniziò un periodo di esercitazione ossessiva e, tornato al Reno Club, entusiasmò il mondo.

Fletcher conclude che Charlie Parker non sarebbe mai diventato “quel” Charlie Parker senza “quel” piatto.

[NdA: In realtà articoli di giornale e biografie ridimensionano i fatti accaduti: Jones non avrebbe gettato il piatto in testa a Parker, ma lo avrebbe buttato sprezzantemente sul pavimento, ai suoi piedi].

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C’è da sottolineare che l’intensa interpretazione di Fletcher ha valso all’ottimo Jonathan Kimble Simmons, un Golden Globe ed un Oscar come miglior attore non protagonista.

Chazelle gli ha chiesto di creare un piccolo cameo in La la Land tratteggiando l’opposto di Fletcher: un insensibile direttore del locale dove Sebastian è costretto a suonare canzoni natalizie, anziché il suo amato jazz:

La La Land Tribute 43Ecco, come abbiamo descritto, in Whiplash, così come in La La Land il jazz è sempre presente, ma i due film sono profondamente diversi, così come Sebastian e Andrew sono due musicisti profondamente differenti.

Sebastian è attraversato da pura passione: lui ascolta sempre il jazz, in auto o sorseggiando del caffè, possiede addirittura delle reliquie come lo sgabello utilizzato da Hoagy Carmichael quando compose nel 1927 (scusate se è poco) “Stardust” (Polvere di stelle) e contempla addolorato un "sacrilego" samba-tapas bar un tempo una delle culle del jazz.

«Come salverai il jazz se nessuno lo ascolta?», chiede a un certo punto Keith – un amico musicista – a Sebastian.

Lui però non è un “salvatore”… Il suo sogno è quello di fare della buona musica e aprire un locale in cui suonare solo il jazz che gli piace, quello che lui chiama il “vero jazz”, che si suonava molti anni fa e che secondo lui “sta morendo”.

La La Land Tribute 44Al contrario, Andrew è ossessionato da un unico desiderio: diventare il miglior batterista jazz della sua generazione.

E questo emerge perfettamente nella scena in cui lui spiega alla sua ragazza che lui è presissimo dalla batteria e che deve allenarsi.

E che si deve allenare così tanto che avrà poco tempo libero per vederla.

E che sarà talmente preso dalla batteria che nei momenti in cui si vedranno lui sarà comunque distratto a pensare alla batteria.

Così la sua batteria si trasforma in un attrezzo da palestra, con cui praticare un estenuante esercizio psico-fisico che include, oltre al sudore, vesciche alle mani, sangue, e frustrazione.

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In Whiplash i colori sono lividi, dominati dal verde e dal giallognolo, La la Land è di contro una tavolozza di colori vivi, come si è detto, in “Glorious Technicolor”.

I paragoni e le differenze tra i due film potrebbero riempire un articolo a parte, ma qui – visto che l’articolo descrive i tributi ad altri film - vogliamo solo proporre gli sguardi dei quattro personaggi nelle sequenze finali di entrambe i film.

Sguardi che racchiudono un sorriso, ma non i sorrisi classici con cui Hollywood è stata costruita. Questi sono sorrisi che hanno dei costi, che hanno il peso del fallimento e di un amore perduto.  La La Land Tribute 47Passiamo adesso ad un’altra sequenza del film, che rimanda a moltissime altre pellicole: quella che si svolge al Griffith Observatory, sul monte Hollywood.

La La Land Tribute 48Sebastian e Mia vi sono giunti per vivere ancora l’atmosfera che si era interrotta durante la visione del film A Rebel Without a Cause – Gioventù bruciata (1953) al cinema Rialto in quanto la pellicola si era inceppata ed era bruciata.

I fotogrammi dell’arrivo dell’auto di Sebastian sono identici a quelli della pellicola originale.

Solo l’interno del planetario non è lo stesso, in quanto è stato ricostruito in un set cinematografico, essendo vietate le riprese nel Griffith.

A parte Gioventù Bruciata, la visita di Mia e Sebastian all’interno del planetario del Griffith Observatory richiama alla mente un’altra location: l’Hiden Planetarium, che fa parte dell’American Museum of Natural History - dove è stata girata una delle più suggestive scene di Manhattan (1976) di e con Woody Allen.

Una sequenza quasi tutta in controluce, dove il “nero profondo” dello sfondo punteggiato di stelle è il catalizzatore del “quasi “ bacio tra i due personaggi Ike / Woody Allen e Mary / Diane Keaton che, in quella passeggiata lungo il sistema solare, imparano a stimarsi vicendevolmente e, forse, ad amarsi.

La La Land Tribute 49La La Land Tribute 50

Ma c’è un altro tributo di Chazelle nei confronti di Allen…

Quando i due protagonisti si lanciano in un romantico Valzer e – letteralmente - Sebastian fa librare in aria Mia, ecco comparire la citazione a Everyone Says I Love You - Tutti dicono I Love You (1996) dove si vede il regista-attore ballare con Goldie Hawn sul lungosenna parigino.

 La scena continua e, ecco che Mia e Sebastian – magicamente – iniziano a volare sulla volta del planetario pieno di stelle, piroettando l’uno nelle braccia dell’altro.

La La Land Tribute 51In questa parte della scena è impossibile non pensare alla sequenza di Moulin Rouge! (2001) in cui Ewan McGregor / Christian intona a Nicole Kidman / Satine, il motivo “Your Song”, mentre anch’essi sono sospesi nel cielo notturno parigino.

Ma c’è ancora un altro film nascosto negli ultimi fotogrammi di questa sequenza…

Mentre Mia e Sebastian si allontanano sempre più, rimpicciolendo in controluce nel cielo, Chazelle – con un ulteriore volo di fantasia - li trasforma in una silhouette: in pratica Aurora e Phillip che ballano il loro valzer “Once Upon a Dream” nel finale di Sleeping Beauty– La bella addormentata nel bosco (1959). Il classico d'animazione della Disney.La La Land Tribute 52
 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passiamo adesso ad un classico del cinema musicale francese: Les Parapluies de Cherbourg – Gli ombrelli di Cherbourg (1964) di Jacques Demy, a cui La La Land deve molto: entrambi danno una rappresentazione ricca e realistica di un amore giovanile, ed entrambi evitano in modo accurato l’Happy End.

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E questa ripresa della tematica del film francese la si legge a chiare lettere in una intervista che Chazelle ha rilasciato a “Hollywood Reporter”.

In essa egli descrive la sua reazione - quando era ancora un bambino - al musical romantico di Demy che per la sua narrazione utilizza un dialogo interamente cantato, proprio dell’opera:

Per chi non lo conoscesse, ecco un breve riassunto di Les Parapluies de Cherbourg:

La La Land Tribute 54La diciasettenne Geneviève / Catherine Deneuve lavora in un negozio di ombrelli con la madre e si innamora di Guy / Nino Castelnuovo, un giovane meccanico.La La Land Tribute 55

Geneviève rimane inconsapevolmente incinta prima della partenza di lui per la guerra in Algeria.

Essi promettono di amarsi per sempre, e che lei aspetterà il suo ritorno.

Ma con la distanza, e il bambino in arrivo, Geneviève decide di seguire un percorso più "responsabile" e sposa un gioielliere benestante su “suggerimento” della madre.

La La Land Tribute 56Quando Guy ritornerà avrà il cuore spezzato.

Anni dopo i due casualmente si incontreranno di nuovo: Geneviève, non è più la giovane commessa di un negozio di ombrelli, guida un’auto costosa, è vestita con una pelliccia e ha i crismi di una donna ricca.

Anche Guy è felicemente sposato ed ha finalmente aperto una propria stazione di servizio, un sogno che aveva discusso tante volte con Geneviève.

Esattamente le stesse tematiche di La la Land

Ma il tributo di Chazelle a Demy va ben oltre ed ha molti riferimenti, alcuni di essi molto espliciti.

La La Land Tribute 57La storia narrata in La La Land è suddivisa in “capitoli” che seguono la progressione delle stagioni: (Winter, Spring, Summer, Fall).

Inizia in inverno e si conclude nuovamente in quel periodo dell’anno, cinque anni dopo. Ogni capitolo viene annunciato da un titolo in sovraimpressione con il nome della stagione.

La stessa modalità di Les Parapluies de Cherbourg, suddiviso in tre “parti” scandite sullo schermo da un titolo e dall’evolversi dei mesi e degli anni in cui si svolgono: Première partie: le départ: Novembre
1957 / Deuxième partie: l’absence: Janvier 1958 – Février 1958 - Avril
1958 / Troisième partie: le retour: Mars 1959- Avril 1959 – Juin 1959 – Décembre 1963).

Ma ci sono anche riferimenti molto più sottili…

La La Land Tribute 58

In La La Land la protagonista della piéce teatrale interpretata da Mia si chiama Geneviève, il nome del personaggio di Catherine Deneuve in Les Parapluies de Cherbourg.

Sempre nel musical di Chazelle è presente il tema musicale “Summer Montage - Madeline”. Ora, Madeline è uno dei personaggi principali più malinconici di Les Parapluies de Cherbourg.

Nei due film scopriamo che - in fondo- le due coppie non hanno dimenticato. Il nome del locale di Sebastian: “Seb’s”, è quello che Mia gli aveva suggerito.

In Les Parapluies de Cherbourg, vediamo che sia Guy sia Geneviève hanno chiamato i rispettivi figli Francoise / Francois, un nome sul quale avevano fantasticato quando erano insieme.

Di fronte al coffe-shop in cui lavora Mia c’è un edificio la cui struttura è molto “parigina”. Infatti scopriremo tra breve che esso è una scenografia specificamente costruita per una scena di Casablanca, altro film di formazione di Chazelle di cui parleremo tra breve.

La La Land Tribute 59      Ora, se si osserva attentamente, sotto la finestra con balconcino da cui Rick e Ilsa si affacciano per vedere Parigi in una scena del film, c’è la porta di ingresso di un negozio dove Chazelle ha fatto porre una insegna con un'unica parola: “Parapluies”.

Infine, si guardi il fotogramma del sogno di Mia in cui lei e Sebastian passeggiano felici lungo la “Senna” a Parigi ed incrociano un marinaio (americano).

Con un piccolo esercizio di immaginazione, non sembra di udire tra le note del valzer anche lo scalpiccio di Génevieve e Gui che - innamorati - camminano per una strada di Cherbourg ed incrociano anch’essi un marinaio, guarda caso, anch'esso americano…?La La Land Tribute 60

Ma, nonostante tutte le somiglianze tra i due film Chazelle, rispetto a Demy, propone un finale più positivo.

In Les Parapluies de Cherbourg quando i due ex amanti si lasciano definitivamente alla stazione di servizio essi – al di là di una vaga malinconia - sono ormai indifferenti l’uno all’altra, come ci spiega Léo Ferré con la sua canzone-capolavoro “Avec le temps” scritta anni dopo ma che si adatta perfettamente al mood di questo finale…

In La La Land anche se Sebastian e Mia sanno perfettamente che non si vedranno mai più, quando si lasciano senza una parola, essi si sorridono vicendevolmente con la consapevolezza assolutoria che entrambi hanno realizzato le proprie ambizioni…

Quella volontà di perseguire i propri sogni (o ideali) che si intravede nell’esplicito omaggio a Casablanca, dove i due amanti – travolti da eventi più grandi di loro – devono rinunciare alla loro felicità in nome di un ideale più importante.

La La Land Tribute 61La La Land Tribute 62Di questo film cult per Chazelle e Mia abbiamo inizialmente il poster con il viso di Ingrid Bergman nella stanza di Mia.

Ma - più ancora - una battuta tra lei e Sebastian quando si trovano alla caffetteria dove lei lavora e lei gli indica un edificio/scenografia dall'altra parte della strada dicendogli:

«That's the window that Humphrey Bogart and Ingrid Bergman looked out in Casablanca» (Questa è la finestra dalla quale Humphrey Bogart e Ingrid Bergman si affacciavano in Casablanca).

A prima vista anche questo sembra essere uno dei tanti ammiccamenti alla golden age di Hollywood, ma esso ha un significato più profondo, legato alla essenza di La La Land.

Quello legato al finale quando Mia - uscita da un ristorante fuori mano in compagnia di un marito senza nome - sente una musica provenire da un Jazz Club nelle vicinanze.

Quando entra nel locale si ritrova di fronte alla insegna che “lei” aveva creato per “lui” dicendogli:

«I think you should call it Seb's because no one will come to a place called Chicken on a Stick» (Penso che lo dovresti chiamare “da Seb” perché nessuno verrà in un locale chiamato “Piano con pollo”).

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Ecco che nello stesso istante della consapevolezza di Mia, lo spettatore si trova proiettato anche nel Café Americain di Rick

La La Land Tribute 64Non c'è nessun Sam al piano, nessun nazista e neppure il capitano Renault seduto in un angolo, nel locale di Sebastian.

Ma siamo lì e là nello stesso tempo e non ci stupiremmo affatto se Sebastian sussurrasse, rivolto ad un membro del quartetto jazz che sta suonando con lui:

«Of all the gin joints in all the towns in all the world, she walks into mine» (con tutti i ritrovi che ci sono nel mondo, doveva arrivare proprio nel mio).

Come non saremmo sorpresi di sentire un paio di accordi di "As Time Goes By" - la canzone d’amore che univa Rick a Ilse –inclusi in “City of Stars” che Sebastian suona a Mia per l’ultima volta.

La La Land Tribute 65Ed il sorriso accennato che Sebastian manda – poi ricambiato – a Mia, ha lo stesso sapore della battuta che Rick rivolge a Ilsa prima che ella prenda l’aereo con Victor: «Here's looking at you, kid» (alla tua salute, bambina).

Potremmo chiudere a questo punto la ricerca dei film a cui Chazelle ha voluto rendere omaggio con il suo musical, ma - fino ad ora - ne abbiamo contati solo 28. Come facciamo ad arrivare alle 43 citazioni che abbiamo dichiarato - in apertura - essere presenti in La La Land?

Per le 15 citazioni mancanti dobbiamo fare affidamento alle referenze di IMD – Internet Movie Database dove sono presenti anche le citazioni minori: dalle locandine dei film appese alle pareti, ai poster giganti in strada, fino agli annunci che si possono sentire dalla autoradio di Sebastian...

La La Land Tribute 66Ad esempio, quando Mia è ormai una famosa attrice - Sebastian passa accanto ad un cartellone pubblicitario dove campeggia il volto della ragazza quale elemento di sicura promozione di un film.

Esattamente nello stesso modo in cui nel film targato Marvel Comics: Spider-Man 2 (2004), Peter / Tobey Maguire cammina lungo un muro tappezzato dai poster di Mary Jane / Kirsten Dunst.

Al Cinema Rialto sono appese alle pareti tre locandine:

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Radio Patrol
Notte di fuoco (1932)
A Farewell to Arms
Addio alle armi (1932).
Rebel Without a Cause
Gioventù bruciata (1955)

Analogamente, incorniciate su una parete della camera da letto di Mia, sono presenti delle locandine di film dedicati alle “Vamp” (Vampire) intese come donne fatali, relativi al periodo “Pre Code” quando non esisteva ancora la censura del Codice Hays:

La La Land Tribute 70 La La Land Tribute 71 La La Land Tribute 72 La La Land Tribute 73
The Black Cat (1934) Lillies of the Field
Amore di Domani (1930)
The Blonde Vampire
(1922)
The Dove (1927)


Ci sono poi altri film che Mia racconta a Sebastian di aver visto insieme alla zia e due cartelloni pubblicitari di film d’epoca:

La La Land Tribute 74 La La Land Tribute 75 La La Land Tribute 77 La La Land Tribute 76

Bringing up Baby
Susanna (1938)

Notorious!
L'amante perduta (1946)
Cleopatra (1963) The Killers
I gangsters (1946)

Infine un annuncio relativo a Shakespeare in Love trasmesso da una stazione radio e la descrizione di una improbabile serie televisiva - inerente il provino per il quale si è presentata - che dovrebbe essere un mix di altre due serie.              

La La Land Tribute 78 La La Land Tribute 79 bis La La Land Tribute 79 tris
Shakespeare in Love
(1998)
Dangerous Minds
(1996 e1997)
The O.C.
(dal 2003 al 2007)

Ecco, ora siamo arrivati a tutte le 43 citazioni che abbiamo visto presenti in La La Land.

Probabilmente ve ne sono ancora. Ma ora sta a te - se vorai - gentile lettore, andare a cercare connessioni con i film che hai nei tuoi ricordi o - se ne avrai la voglia e la pazienza – più semplicemente in Internet.

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