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Cap 1 01 bis«In nome di Dio...
mi sento un po' nervoso».

Queste le paole – tristemente profetiche - di Md Ali Md Salim, presenti in un brevissimo video di 14 secondi registrato il 17 luglio del 2014 che lo inquadra a bordo dell'aereo che da Amsterdam lo avrebbe portato a Kuala Lumpur, mentre sistema il suo bagaglio nella cappelliera.

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Salim – trent’ anni – era studente presso la facoltà di psicologia alla UvA - Universiteit Van Amsterdam e stava tornando a casa per le vacanze estive. Con se in valigia aveva scarpe e pantaloni per tutti i componenti della famiglia.

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Ma Salim non consegnerà quegli indumenti ai suoi congiunti, perché Il volo di linea MH17 - operato dalla compagnia aerea Malaysia Airlines, non atterrerà mai a Kuala Lumpur.

Il Boeing 777 a cui era stato assegnato il codice  MH17/MAS17  era decollato alle 10:31 GMT dall’aereoporto di Amsterdam e stava sorvolando l'Oblast' di Donec'k: la provincia dell’Ucraina situata ai confine con la Russia in mano alla secessionista ed autoproclamata RPD - Repubblica Popolare di Donetsk.

Alle 13:20 GMT, un missile lanciato da un sistema anti aereo BUK (Бук), abbatterà il volo MH17 uccidendo Salim e tutte le persone a bordo: 15 membri dell’equipaggio e 283 passeggeri. 80 di essi bambini. 

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Il BUK è un sistema di missili terra-aria – definito dall’acronimo SAM - Surface-to-Air-Missile (missile superficie-aria).

Sviluppato dall'Unione Sovietica e successivamente dalla Federazione Russa, la sua funzione è quella di attaccare missili da crociera, bombe intelligenti, velivoli ad ala fissa, elicotteri e UAV - unmanned aerial vehicle (aerei senza pilota)

Cap 1 05A questa conclusione è giunta – il 28 settembre 2016 - l’inchiesta del JIT Joint Investigation Team, la squadra investigativa congiunta istituita per scoprire i responsabili della tragedia aerea che si posiziona al settimo posto della macabra graduatoria per numero di vittime causate da sistemi d’arma utilizzati contro aerei civili.

[Nda: Il JIT, che ha operato per raccogliere - nel modo più imparziale possibile - elementi di prova da usare in procedimenti penali in ognuno dei paesi interessati, includeva rappresentanti dei Paesi maggiormente colpiti dalla tragedia: Olanda, Australia, Malaysia Ukraina e Belgio].

Il JIT ha ritenuto che il sistema d’arma sia stato fatto entrare in Ukraina orientale attravertso il confine con la Federazione Russia, come fornitura bellica di supporto alle milizie separatiste che controllano la regione e – una volta lanciato il missile –  sia stato fatto rientrare nuovamente in territorio Russo.

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Queste conclusioni sono basate su una ricchezza di elementi di prova, compresi esami forensi, testimonianze, immagini satellitari, dati radar e intercettazioni telefoniche. E' da precisare che il JIT aveva esaminato e infine respinto, altri scenari. Tra questi la possibilità di un attacco terroristico a bordo del Boeing 777 o che l'aereo esso fosse stato abbattuto da un caccia militare.

Subito dopo il disastro, l'esercito russo aveva affermato che tra le ipotesi in campo si doveva considerare anche quella dell'abbattimento del volo MH-17 da parte di i un Jet ucraino. Ipotesi che dovette essere ritrattata quando i tracciati radar - provenienti dalle stazioni situate in Russia e Ucraina - dimostrarono che al momento dell’abbattimento dell’MH17 non vi erano altri aerei – civili o militari - nelle vicinanze.

Cap 1 07Gli investigatori sono arrivati infine alla conclusione che fu proprio un sistema di difesa aerea a terra BUK ad abbattere il Boeing 777, confrontando pezzi dell’ordigno recuperati dal luogo dello schianto con vari tipi di missile della serie 9M38. Prova avvalorata da esami forensi: durante le autopsie frammenti del missile BUK sono stati trovati nei corpi del pilota e di un membro dell'equipaggio dell’MH1.

I servizi di intelligence hanno prodotto le registrazioni di telefonate intercettate tra capi dei separatisti pro-Russia, foto e, infine, un video registrato con un cellulare, fornito da un testimone. Infine i dati satellitari provenienti dagli Stati Uniti e dalla Agenzia spaziale europea hanno identificato il sito di lancio: un campo arabile situato a 6 km a sud della città di Snizhne, una zona sotto il controllo dei combattenti pro-Russia.

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Testimoni hanno riferito di aver visto un camion bianco Volvo scortato da numerosi altri veicoli e da "uomini armati in uniforme" e gli abitanti del villaggio di Pervomaiskyi hanno dichiarato di aver udito "un forte rumore, seguito da un fischio molto acuto " ed aver visto "un pennacchio di fumo”.

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A fronte ti tutta questa mole di prove, il procuratore Wilbert Paulissen - Direttore della Divisione Nazionale di investigazione criminale della polizia dei Paesi Bassi, membro e portavoce del JIT, ha affermato in una conferenza stampa che "al di là di ogni ragionevole dubbio” vi fu un diretto coinvolgimento della Russia nell'abbattimento dell'aereo, in relazione alla fornitura del sistema missilistico:

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 La Russia ha immediatamente respinto i risultati, che potrebbero portare a tentativi di estradare cittadini russi per essere processati e, tramite Maria Zakharova - portavoce del ministro degli esteri della Federazione Russa - ha dichiarato che gli investigatori internazionali avevano impedito a Mosca di prendere pienamente parte all’inchiesta.

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La Malaysia Airlines – dal giorno del disastro – per rispettare la memoria delle vittime, non ha più fatto volare  un volo con la sigla MH17, sostituendola con la MH19.

Il JIT finora ha individuato circa 100 persone che a vario titolo possono essere collegate al trasporto del BUK o risultare direttamente coinvolte con l'abbattimento dell’MH17. Gli investigatori stanno ora indagando su chi diede l'ordine di contrabbandare il sistema d’arma in Ucraina e – soprattutto - chi diede l'ordine di abbattere l’aereo.

Cap 1 14Fermo restando che la responsabilità della morte di civili – tutti appartenenti a nazioni non implicate negli scontri tra il governo dell’Ucraina e la Milizia popolare di Donbass - ricade sui secessionisti filo-russi in quanto autori materiali del lancio del missile, emerge anche una ipotesi collaterale: che l’MH17 non fosse il bersaglio designato.

Yury Butusov, editore del sito web pro-ucraino Tsensor.net, sostiene che una fonte militare gli aveva riportato che l’aereo era stato accidentalmente abbattuto in una zona occupata da "terroristi ribelli e mercenari russi” ; poi, che la rotta del Boeing era adiacente a quella di un velivolo militare ucraino e, infine, che l’aereo civile era stato abbattuto da un missile a causa di un errore di identificazione.

Una possibile conferma arriva da Igor' Vsevolodovič Girkin, conosciuto anche con il nome di Igor' Ivanovič Strelkov: un ex colonnello dell'FSB russa e veterano di molti conflitti in Transnistria, Bosnia, Cecenia, Daghestan.

ICap 1 15n un post del 17 luglio pubblicato sul social networking russo VK Strelkov – in quel momento il Comandante delle Forze Armate della Repubblica Popolare di Donec'k - si vantava che i suoi uomini avessero abbattuto un Antonov-26.

Un aereo da trasporto spesso utilizzato dalle forze armate dell' Europa orientale, e quindi anche dalla Aereonautica Militare ucraina.

Ora, è anche possibile che l’intera pagina non sia stata realizzata dallo stesso Strelkov e possa essere un “fake”. Fatto sta che il post venne eliminato subito dopo la comunicazione ufficiale che il velivolo abbattuto era un aereo passeggeri.

Vi sono poi alcune registrazioni – attribuite alla intercettazione da parte dalla intelligence ucraina di conversazioni telefoniche tra militanti filo-russi, pochi minuti dopo lo schianto.

Le clip audio, che il quotidiano Daily Mirror presenta - è bene ribadire - come materiale non confermato, “fotografano” il momento in cui essi si rendono conto che hanno abbattuto il volo MH17:

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Una argomentazione contraria a questa ipotesi è quella che  un Antonov-26 è lungo 78 piedi (circa 24 metri) , mentre un Boeing 777 è di 242 piedi (circa 74 metri): misure che li differenziano enormemente ed avrebbero dovuto essere rilevate dai sistemi radar.

Cap 1 17Però il BUK possiede solo un suo proprio “Engagement and Fire Control Radar” (Radar di acquisizione e comando di fuoco)” ed i miliziani potrebbero non aver avuto a disposizione una strumentazione più completa - come quella che è presente in un sistema esterno di controllo -  quale ad esempio il SAMOC - Surface to Air Missile Operation Centre (centro operativo missili supeficie-aria) prodotto dalla AIRBUS.

Per cui è plausibile che essi abbiano scambiato l’aereo di linea per un cargo più piccolo a migliaia di piedi di distanza, per un motivo molto, molto meno tecnico: essi “volevano” che vi fosse un obiettivo a cui sparare.

E questa “volontà” che trasforma un aereo civile in un obiettivo militare è tristemente presente nel regno delle possibilità.

A ricordarlo, un’altra sigla – lontana nel tempo – che fu antesignana degli abbattimenti d’aerei civili: quella dell’IR655.  L’Airbus A300B2-203 della compagnia aerea Iran Air che il 3 luglio 1988, mentre sorvolava lo Stretto di Hormuz durante la rotta da Bandar Abbas a Dubai e venne colpito da due missili superficie-aria, che causarono la morte di tutti i 290 passeggeri e i membri dell’equipaggio.

Missili lanciati dall’incrociatore Vincennes della US Navy in quanto il comandante della nave e gli addetti ai sistemi radar scambiarono l’aereo civile per un caccia F-14 dell'Aeronautica militare iraniana, ritenendo – o meglio – “volendo ritenere” che esso stesse attaccando la loro nave: uno dei cinque modernissimi incrociatori dotati del sistema Aegis: il più progredito sistema di combattimento integrato per unità navali “From Detection to Kill” (dal rilevamento all’annientamento) preposto alla scoperta, tracciatura ed abbattimento (o affondamento) dei bersagli.

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Ovviamente, ci sono delle enormi differenze tra la responsabilità della Russia in Ucraina di oggi e quelle degli Stati Uniti nel Golfo Persico un quarto di secolo fa, anche se, alla fin fine, si tratta sempre di estendere la propria influenza in determinate aree geografiche del mondo.

Ma ci sono invece delle fortissime analogie tra l’abbattimento del volo IR-655 della Iran Air di allora e quello del volo MA17 della Malaysia Airlines di adesso e – soprattutto - delle lezioni della Storia che non si è voluto imparare.

Oggi, unitamente a chi ha sparato quel missile, anche Vladimir Putin dovrebbe essere ritenuto responsabile, proprio come il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan avrebbe dovuto esserlo nel 1988, solidalmente al comandante del Vincennes.

Ed i dinieghi e lo scarico di responsabilità che si videro al tempo e si ascoltano oggi, ottengono un unico risultato su un governo, qualsivoglia esso sia: lo screditano agli occhi dell’opinione pubblica.

Se - al tempo - il Presidente Reagan o il Vice Presidente George H.W. Bush avessero ammesso subito la responsabilità degli Stati Uniti ed avessero risarcito in tempi brevissimi i familiari delle vittime, l'America avrebbe potuto conservare una immagine più positiva, in un momento cruciale nei conflitti in Medio Oriente.

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Analogamente, se Putin lo avesse fatto nel 2014, la Russia avrebbe avuto tutto da guadagnarci: l'immagine non è tutto, ma una azione in tal senso avrebbe potuto essere d’aiuto ad abbassare la febbre secessionista in Ucraina a favore di una soluzione pacifica.

L'abbattimento del volo MH17 rimanda - come abbiamo detto - a quella dell'IR655. Ma c'è una differenza sostanziale tra le due vicende: la prima è avvolta da opacità e la verità "vera" è difficile da stabilire in termini inconfutabili. Nel caso del volo Iran Air, invece, sia pure in presenza di reticenze, omissioni e scarico di responsabilità, gli Stati Uniti arrivarono a stabilirla.

Per cui - nei prossimi capitoli -  racconteremo, uscito dall’oblio della storia, il dramma dell’incrociatore più avanzato del mondo che abbattè, per errore, un aereo civile, in quello che è "The worst case scenario" (lo scenario peggiore possibile): il dover prendere una decisione ad alto rischio sulla base di informazioni ambigue, sotto vincoli di tempo ristretti, utilizzando delle armi letali allo stesso modo di un "Apprendista stregone".

Una vicenda esemplare: in cui l'inserimento delle trascrizioni (e della relativa traduzione) delle comunicazioni ufficiali tra il Vincennes, il Joint Task Force e i controllori di volo civili, darà tutta la forza di quel dramma.

Cap 1 18A questo racconto seguiranno altre storie – diverse negli scenari ma uguali nella loro essenza – e che saranno il filo conduttore della vera tematica di questo libro:

L'uomo che "vuole" che ciò che sta accadendo sia conforme alla "sua" visione delle cose e che si affida ad una "macchina" per avere delle certezze. Ma la “macchina” finisce per realizzare uno scopo “diverso” da quello voluto dal suo “progettista” .

Il perfetto paradigma dei timori che Norbert Wiener - il padre della cibernetica moderna - espresse nel suo saggio “Some Moral and Technical Consequences of Automation”.

Un articolo pubblicato nel lontanissimo 1960 sulla prestigiosa rivista Science ma che è - ancora oggi - di estrema attualità, in quanto mette a nudo i pericoli che sono incarnati negli odierni LAWS - Lethal Autonomous Weapons Systems (sistemi d'arma letali e autonomi).

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