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Cap 2 01Il 3 luglio 1988. il volo IR-655 – un Airbus A300B2-203 della compagnia aerea Iran Air – mentre sorvolava lo Stretto di Hormuz durante la rotta da Bandar Abbas a Dubai, venne colpito da due missili terra-aria lanciati dall’incrociatore Vincennes della US Navy. Il comandante della nave da guerra, unitamente agli addetti ai sistemi radar, avevano scambiato l’aereo civile per un caccia F-14 dell'aeronautica militare iraniana, che stava attaccando la loro nave.
Al momento dell'abbattimento il Vincennes navigava in acque territoriali iraniane così come l’ IR-655 si trovava nello spazio aereo iraniano: nella deflagrazione vennero uccisi tutti i 290 passeggeri e i membri dell’equipaggio. il disastro risulta essere l’ottavo più grave incidente, per numero di vittime, nella storia dell’aviazione civile.

Qui, viene ricostruita la sequenza degli avvenimenti che portò al disastro, in base alla documentazione ufficiale della commissione di inchiesta della US Navy e, per dare una visione più precisa dei vari momenti della vicenda, vengono fornite in sequenza - con l’esatto orario - le principali comunicazioni ufficiali tra le navi e il comando centrale, nonchè alcuni fotogrammi esplicativi, tratti dal documentario sulla vicenda: "Mistaken Identity", prodotto da National Geographic Channel.

Ma, nei capitoli seguenti, verranno presentate le vere cause che generarono questa tragedia: in parte attingendo a considerazioni che la stessa commissione di inchiesta lasciò trasparire dai documenti ufficiali, ma – soprattutto - utilizzando documenti declassificati; trascrizioni dei dati registrati sui computer dalle navi coinvolte nell'incidente; rapporti della ICAO - International Civil Aviation Organization (organizzazione internazionale della aviazione civile); evidenze emerse nel corso di interviste – pubblicate dalla rivista Newsweek e da altre testate di primaria importanza - ai controllori di volo dell’aeroporto di Bandar Abbas ed agli ufficiali dello USS Vincennes, dello USS Sides e del Comando Congiunto, nonchè analisi da parte di organismi privati di ricerca quali il report: “USS Vincennes Incident - M.I.T. Aeronautics & Astronautics, Spring 2000”.

Cap 2 03 bisSi avrà così modo di verificare che le informazioni acquisite smentiscono le conclusioni del “Report” ufficiale e mostrano come il binomio uomo-macchina presente nella tecnologia avveniristica del Vincennes non fosse altro che la trasposizione nella realtà dell’”Apprendista Stregone” di Goethe e del compositore e Paul Dukas: una tecnologia letale, nelle mani di giovani inconsapevolmente esaltati e spaventati dal potere che era stato conferito loro.

Prima, però, per inquadrare gli avvenimenti è necessaria una premessa storica al fine di comprendere perché lo United States Ship Vincennes – uno dei cinque incrociatori al tempo più avanzati tecnologicamente - si trovasse nel Golfo Persico quel fatidico giorno.

Partiamo dal fatto che le ostilità tra Iran e Iraq sono state - nei secoli - una costante, con il confine tra i due paesi in perenne contenzioso. Ecco quindi che, sperando di sfruttare i disordini scatenati dalla rivoluzione iraniana del 1979, il 22 settembre 1980 l'Iraq lanciò un attacco contro l’Iran ritenendo che l'esercito avversario fosse al collasso e che di conseguenza il nuovo governo di Teheran sarebbe stato disponibile ad un “cessate il fuoco” alle condizioni imposte. Tuttavia, un anno dopo, l'Iran aveva riguadagnato la maggior parte del territorio occupato dalle forze armate irachene e il conflitto, da blitz si era trasformato in una guerra di logoramento.

L’Iraq intensificò la guerra aerea in quella che venne definita la Tanker War (Guerra delle navi cisterna) con un duplice scopo: interrompere le entrate petrolifere dell'Iran che contribuivano a finanziare lo sforzo bellico e internazionalizzare la guerra. Ecco quindi che - nel 1987 – i due Paesi estesero le ostilità al traffico marittimo commerciale, coinvolgendo anche navi appartenenti a nazioni neutrali.

Il Kuwait trovandosi sempre più esposto agli attacchi iraniani - cercando protezione per le sue navi cisterna - iniziò ad esplorare varie opzioni tra cui l’assistenza da parte dell'Unione Sovietica. Vedendo minacciata la propria posizione strategica nel Golfo da un nuovo – potente - attore, gli Stati Uniti accolsero le richieste di assistenza del Kuwait e registrarono undici sue petroliere - operanti nella regione del Golfo Persico e in transito nello Stretto di Hormuz - sotto la bandiera americana. La conseguenza diretta fu una protezione adeguata, da parte delle forze armate degli Stati Uniti ...

Cap 2 03Fino al mese di aprile del 1988, il governo degli Stati Uniti aveva temporeggiato con le richieste di estendere il suo ombrello protettivo alle navi mercantili di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ma l'escalation del conflitto, con elicotteri americani in missione di ricognizione oggetto di attacco da parte delle forze armate iraniane ed il grave danneggiamento della fregata USS Samuel B. Roberts, causato da una mina iraniana posizionata in acque internazionali, portò ad una riconsiderazione della posizione statunitense.

L'Amministrazione Regan, pertanto, estese l'ombrello protettivo americano a qualsiasi nave amica o neutrale transitante nel Golfo Persico, al di fuori di una precisa e delimitata zona di guerra.

Cap 2 03 tris

La risposta dell’Iran fu l’avvio della costruzione di rampe di missili sull’isola di Abu Musa in prossimità dello strategico stretto di Hormuz: un ulteriore elevatissimo pericolo per il traffico marittimo, in quanto avrebbe consentito il lancio di missili Silkworm nello stretto, con un tempo di preavviso minimo per le navi transitanti nella zona.

Cap 2 03 quater

Fu questo il motivo per cui - per compensare la mancanza di una copertura AWACS - Airborne Warning and Control System (Sistema di Allarme e Controllo Aviotrasportato) il sistema radar utilizzato per la sorveglianza aerea e per tutte le funzioni C3 - Communications, Command and Control (Comunicazioni, Comando e Controllo) venne deciso il dispiegamento di un incrociatore tecnologicamente avanzatissimo, nel Golfo Persico.

Ora, presentiamo gli “attori” di questo dramma: da un lato un aereo e il suo comandante; dall’altro una nave ed il suo capitano. Poi dei comprimari, alcune piccole cannoniere iraniane. Infine un “gatto” di "Carrolliana" memoria, capace di apparire e scomparire: un spettro che con la sua fantomatica presenza sarà il catalizzatore che farà scatenare la tragedia.

Per primo, ecco il volo di linea IR-655: l’Airbus A300B2-203 della Iran Air la compagnia di bandiera della Repubblica Islamica dell’Iran. L’aereo, prodotto dall'europea Airbus e progettato per rotte a medio raggio, era dotato di tutta una serie di innovazioni: una aerodinamica generale più efficiente e materiali innovativi che ne riducevano il peso, consentendo di montare due motori e non 3 o 4 come i DC-10, i TriStar o i B747.

Alla guida dell’ IR-655 c’era Mohsen Rezaian: trentun anni, perfetta conoscenza della lingua inglese ed oltre 7.000 ore di volo sulle spalle; egli pilotava Airbus da oltre due anni ed aveva percorso la tratta Bandar-Abbas - Dubai innumerevoli volte. Quello che si può definire un pilota esperto. Domenica 3 luglio 1988, l’IR 655 era partito da Teheran (come volo IR-451) per la prima tratta di un piano di volo con quattro scali.

Cap 2 04

Sulla tratta Bandar Abbas- Dubai a bordo dell’Airbus vi erano 290 persone: 16 persone di equipaggio e 274 passeggeri. Di questi, 254 erano iraniani; tredici risultavano essere cittadini degli Emirati Arabi Uniti; e poi, dieci Indiani, sei Pakistani, sei Jugoslavi ed un Italiano. Sessantacinque fra i passeggeri erano bambini o neonati. Il decollo da Bandar Abbas era avvenuto con un ritardo di 27 minuti rispetto al planning dei voli.

Il secondo attore del dramma è lo USS Vincennes: una delle cinque navi più costose della US Navy: un incrociatore Classe Ticonderoga equipaggiato con il Sistema Aegis, (dal latino "scudo" ma anche dalla "Egida" della mitologia greca: lo scudo di Zeus, indossato da Atena). 

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Infatti l’Aegis era all’epoca il più progredito sistema di combattimento “From detection to kill” (dal rilevamento alla distruzione) che integrava ed asserviva tutti gli equipaggiamenti di missione: sensori di bordo e sistemi d'arma, delle unità navali su cui era installato.

Sviluppato dalla statunitense RCA, successivamente acquisito dalla General Electric e poi dalla Martin Marietta, grazie alla elaborazione dei segnali affidata a potenti processori, era in grado di eseguire simultaneamente le funzioni di “search, tracking, and missile guidance” (ricerca, tracciatura e guida dei missili) su oltre 100 bersagli, per il loro abbattimento (o affondamento).

Cuore di una nave "Aegis Class" è il CIC - Combat Information Center (centrale informativa di combattimento). Tutte le informazioni: segnali radio e onde radar,  sono visualizzate sugli schermi degli operatori presenti alla propria console e quindi - dopo essere state acquisite e processate dal potente computer di bordo unitamente ad altre informazioni sugli obiettivi - comunicate agli operatori umani.

Cap 2 05

In base alle informazioni ricevute, il computer etichetta ogni contatto con un simbolo che lo identifica come: "friendly", "hostile" o "unidentified" (amichevole, ostile o non identificato) e quindi posiziona i simboli sulle mappe visualizzate su quattro schermi giganti. Il capitano e i suoi "battle managers" (coordinatori di battaglia) acquisiscono così il quadro generale della situazione in quanto il sistema è in grado di monitorare tutti i velivoli e le navi nel raggio di 300 miglia, visualizzandone la velocità, la direzione e il livello di pericolosità che ciascuno di essi rappresenta.

Cap 2 06

Il sistema Aegis, disponeva di quattro livelli di autonomia rispetto all’operatore umano:

 

semiautomatic
semi-automatico

dove gli operatori si interfacciano con il sistema per avere un supporto alle proprie valutazione di quando e a chi sparare.

automatic-special
speciale automatico

in cui il sistema apre automaticamente il fuoco su obiettivi individuati in base a criteri di priorità - programmate dagli operatori - come ad esempio il colpire prima i bombardieri e poi i caccia, lasciando al computer la decisione di come operare.

automatic
automatico

in cui i dati vengono inviati agli operatori umani, ma il sistema opera autonomamente, senza alcuna interazione con gli uomini;
casualty
soccorso
dove il sistema compie tutte le azioni da esso ritenute necessarie affinché la nave non sia colpita dal nemico.

 

Al comando del Vincennes era il Capitano Will Rogers III, laurea in psicologia presso la Baylor University e master in Storia alla Trinity University di San Antonio. Poi, Scuola Allievi Ufficiali della marina militare statunitense, vari imbarchi su cacciatorpediniere e fregate, frequentazione dell’Armed Forces Staff College a Norfolk. Cap 2 07 bis

Un primo comando su un dragamine, l’assegnazione al Gruppo di valutazione dei sistemi d’arma, direttamente sotto il comando del Segretario della Difesa e quindi responsabile al Pentagono della sezione pianificazione della Divisione operazioni navali.

La classica carriera di un ufficiale di marina a cui, però, manca la “vera” guerra: l’essere stato in azione sotto il fuoco nemico. Ma ora il Capitano Rogers era al comando di una nave con un sistema d’arma avanzatissimo che, finalmente, operava in un vero “Theater of War".

Abbiamo poi dei comprimari: i gunboat (motoscafi armati) dello IRGC - Islamic Revolutionary Guard Corps (corpo delle guardie della rivoluzione islamica). Piccole, veloci e maneggevoli imbarcazioni - come i Boghammer e Boston Whalers equipaggiate con RPG - Rocket Propelled Grenade (lanciarazzi), ASCM - Anti-Ship Cruise Missiles (missili cruise anti-nave) e armi leggere come una mitragliatrice da 107mm.

I gunboat erano utilizzati in attacchi di guerra asimmetrica su bersagli militari e civili, impiegando un certo numero di imbarcazioni su uno stesso obiettivo, con una tecnica di attacco denominata "mass swarming tactics" (tattica a sciame).Nei confronti delle navi da guerra statunitensi, i gunboat iraniani effettuavano principalmente operazioni di “harrasment” (disturbo). Ma – nel caso del Vincennes -  esse vennero interpretate come un attacco alla nave, creando così il “casus belli”.

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Ora, visto che questo libro si spinge fino ai giorni nostri, quale semplice dimostrazione che le lezioni impartite dalla storia sono molto facili da dimenticare ecco la dichiarazione ufficiale di Donald Trump, quando era ancora candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, in merito alle operazioni di pedinamento di routine da parte di navi iraniane nello stretto di Hormuz: quella “zona calda” fondamentale per i traffici commerciali situata tra il Golfo di Oman e il Golfo Persico in cui le imbarcazioni passano dalle acque territoriali di Iran e Oman e il loro transito è regolamentato da norme internazionali, in particolare dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos).

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Per cui non c’è da stupirsi se nel 2017 il cacciatorpediniere USS Mahan ha sparato tre colpi di avvertimento contro una imbarcazione iraniana che si avvicinava a forte velocità e il Comando Centrale delle Forze Navali degli Stati Uniti ha definito l’avvicinamento  come  "unsafe and unprofessional [ because of their] high-speed approach on Mahan with weapons manned” (non sicura e poco professionale [a causa del loro] approccio ad alta velocità su Mahan con le armi presidiate".

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L’ultimo attore di questo dramma è l’F-14 “Tomcat”, l’aereo con cui venne confuso l’Airbus 655: un personaggio come il “Cheshire Cat” (gatto del Cheshire) del romanzo “Alice's adventures in wonderland” (Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie) di Lewis Carroll.

Cap 2 09

Infatti l’IR-655 “appare” in un certo modo ma non è ciò che “è”… [ “you see, a dog growls when it’s angry, and wags its tail when it’s pleased. Now I growl when I’m pleased, and wag my tail when I’m angry”]. Uno“stregatto” che - evocato costantemente - sarà ben presente nella mente del Capitano Rogers e degli ufficiali della Centrale Informativa di Combattimento.

Per intenderci, l’F-14 è il caccia reso famoso dal film con Tom Cruise “Top Gun” ed il suo soprannome “Tomcat” è un tributo all’ Ammiraglio Thomas F. Connolly.

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Connolly – lui sì un vero “top gun”- fu medaglia di bronzo come ginnasta alle olimpiadi del 1932, conseguì un master in ingegneria aeronautica presso il Massachusetts Institute of Technology, fu eroe di guerra al comando di una squadriglia di 40 bombardieri e infine divenne colui che con la sua esperienza di pilota collaudatore, istituì il centro di addestramento piloti d’élite della Marina a Patuxent River, nel Maryland. Così, l’F-14 è divenuto l’unico aereo dedicato ad un Ammiraglio, in quanto Connolly si batté con tutte le sue forze per farlo adottare dalla US Navy.

A questo proposito, una breve digressione… Quando l’Amministrazione Johnson ridusse gli stanziamenti alle forze armate, venne suggerito che il caccia F-111 della USAF – United States Air Force, fosse adattato ed adottato dalla USS Navy. Ma l’aereo era troppo pesante per decollare in sicurezza dal ponte di vettori navali. Nel corso di un'audizione al Senato, venne chiesto a Connolly di dare il suo parere personale, non ufficiale, in base alla sua rinomata competenza in aeronautica navale. Connolly, fece una pausa ad effetto e poi disse con un eccezionale gioco di parole tra il “Trust” del motto “In God We Trust” (noi confidiamo in Dio) ed il termine Thrust” (spinta):

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Con la sua risposta, venne messa una pietra tombale sulla versione marina dell’ F-111 ma anche la promozione di Connolly ad ammiraglio a quattro stelle morì con essa. A Connelly interessava però molto di più l’aver evitato alla US Navy ciò che considerava un disastro, salvando la vita di molti piloti che altrimenti si sarebbero schiantati sul ponte delle portaerei. Per cui – forte della sua laurea in ingegneria aereonautica e ancor di più della sua esperienza - si gettò anima e corpo nella progettazione e lo sviluppo di un caccia specificatamente dedicato all’impiego sugli aircraft carrier. Ecco perché l’F-14 divenne il “Tom’s cat” (il gatto di Tom).

Tornando alla nostra vicenda, nel 1974, a seguito di accordi con l’Amministrazione Nixon, ben 80 F-14 erano in forza presso l’Imperial Iranian Air Force (IIAF) dello scià Mohammad Reza Pahlavi, in quanto la Persia – al tempo l’altro nome dell’Iran - aveva la necessità di disporre di un caccia in grado di intercettare i MIG-25 “Foxbat” sovietici che spesso violavano il suo spazio aereo.

Con la rivoluzione komeneista del 1979, l’aeronautica militare cambiò nome in IRIAF - Niru-ye Havayi-ye Artesh-e Jomhuri-ye Eslami-e Iran (Forza Aerea della Repubblica Islamica dell'Iran) e, durante il conflitto Iran-Iraq, 20 caccia - la cui operatività era stata ottenuta cannibalizzando parti di altri F-14 – vennero utilizzati principalmente come aerei radar, grazie al loro AWG-9 (sistema radar aria-aria).

Sebbene fossero scortati e protetti da altri caccia, i Tomcat iraniani venivano anche utilizzati aggressivamente in quanto dotati di missili a lungo raggio AIM-54.

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Da qui, una certa perversa ironia luciferina - dove ogni simbolo, ogni significato è l'esatto opposto della simbologia divina - che "trasformò" un aereo, che in qualche modo doveva la sua nascita al “cristianesimo”, fosse utilizzato da una nazione integralista islamica e che un volo civile sia stato scambiato per un aereo militare ostile…

Infine, quale ultimo elemento che giocò un ruolo in questa vicenda, troviamo le ROE – Rules Of Engagement (regole di ingaggio) rilasciate dal JCS - Joint Chiefs of Staff per il Golfo Persico in quanto, circa 14 mesi prima, la fregata lanciamissili USS Stark era stata attaccata da missili anti-nave iracheni.

Il 18 aprile 1988 la USS Wainwright, che partecipava all’operazione Praying Mantis in acque territoriali iraniane, aveva avuto un ingaggio con due F-4 Phantom iraniani che la minacciavano: l’incrociatore lanciamissili aveva inviato intimazioni ad allontanarsi sui entrambi i canali di soccorso aereo militare e internazionale. Non avendo avuto risposta, mentre gli aerei continuavano a chiudere la nave in un profilo di attacco, il comandante del Wainwright aveva dato l’ordine di sparare due missili Extended Range contro i caccia iraniani, uno dei quali esplose vicino ad uno dei due F-4 che – danneggiato - rientrtrò all’aeroporto di Bandar Abbas.

Cap 2 13

Questi avvenimenti portarono ad una revisione delle ROE. In pratica qualsiasi contatto aereo sconosciuto doveva essere identificato con certezza prima di essere definito ostile ed ingaggiato, a meno che esso non mostrasse manifestamente intenzioni ostili . Se gli avvertimenti radio risultavano senza risposta, le navi da guerra avrebbero dovuto utilizzare altri mezzi: radar di controllo del fuoco, segnalazioni ottiche o colpi a vuoto di avvertimento. Tuttavia, se il contatto potenzialmente ostile persisteva nell’avvicinamento ed il Comandante e gli ufficiali ritenevano di essere sotto una minaccia imminente, allora avevano il diritto e la responsabilità primaria di agire, in difesa della propria imbarcazione.

Queste ROE erano - ovviamente - a conoscenza del Comandante e degli ufficiali a bordo del Vincennes: E fu in virtù di esse che il Capitano Will Rogers III difese la sua nave dalla minacca imminente: un attacco rappresentato da 290 civili ed un aereo di linea...

Cap 2 02 bis

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