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hara kiri1Charlie Hebdo è l’ ”araba fenice” risorta dalla pubblicazione satirica  "Hara-Kiri " che dovette cessare la pubblicazioni non per minacce o attentati, ma per l’intervento … dello Stato Francese!

Se a questo aggiungiamo che le sue radici sono ramificate in una interessente vicenda personale del suo co-editore e redattore capo, c'è una storia che merita di essere raccontata...

Non è detto che chiunque abbia letto il settimanale satirico Charlie Hebdo, lo trovi divertente.
E’ naturale. La gente che vive in differenti paesi non ride per le stesse battute e ciascuno di noi ha un personale livello di tolleranza per l’irriverenza, l’offensività e l’umorismo fatto di battute volgari.

La rivista francese era già stata oggetto di diversi attacchi in passato. L'ultimo il 2 novembre del 2011, quando la sua sede venne distrutta durante la notte, senza fare vittime da un incendio causato da bottiglie Molotov. Inoltre il sito web del giornale era stato violato e la home page era stata sostituita da una foto della Mecca e dai versetti del Corano "Non Dio ma Allah".

Oggi, nonostante il massacro che ha sofferto e la perdita di alcune fra le matite più “appuntite” che aveva in redazione (Cabu, Tignous, Georges Wolinski, Honoré) Charlie Hebdo ospitata dal quotidiano Libération è riuscita a stampare ben tre milioni di copie del suo numero post-massacro e numerose agenzie internazionali hanno distributo il periodico devolvendo il ricavato alle famiglie delle vittime. 

vignettisti uccisi

Ma, per raccontare la nostra storia, partiamo dal nome della rivista “Charlie Hebdo”.

Per il termine “Hebdo” non ci sono problemi, è l’abbreviazione del termine francese “Hebdomadaire” (settimanale).

Ma cosa significa quel “Charlie”…?

Dobbiamo andare – come sempre – indietro nel tempo e precisamente a tre date:  l’1, il 9 ed il 16 Novembre 1970.

Il primo di novembre al "5-7" - una sala da ballo  sita a Saint-Laurent-du-Pont (Isère) - scoppiò un incendio che fece ben 146 vittime, a causa di pessime misure di sicurezza. La stampa diede immediatamente molto risalto alla notizia di cronaca definendo il fatto con il termine « bal tragique » (danza tragica).

Ma il 9 novembre una nuova notizia: Il Generale Charles de Gaulle era morto nella sua villa a Colombey. Quel lutto popolare per i 146 ragazzi fu così oscurato dal lutto “Nazionale” senza fine, da parte di tutte le autorità ed i media francesi.

Ed arriviamo al 16 novembre, la data in cui in cui uscì nelle edicole il N° 94 della rivista satirica Hara-Kiri con una vignetta in copertina che recitava « Bal tragique à Colombey - un mort » (danza Tragica o a Colombey [la residenza di De Gaulle] - un morto).

Hara Kiri

La parodia di Hara-Kiri fu eccessiva per la Francia benpensante e ancora intrisa di “Grandeur”, anche se per molti, fu una boccata d’aria fresca.

Il ministro dell'Interno del tempo - Raymond Marcellino – decretò la chiusura del giornale. E, come risposta immediata il suo fondatore – autore della vignetta incriminata – e la redazione tutta, ne fondarono un’altra battezzandola “Charlie Hebdo”.

Sebbene per Georges Wolinski  - uno dei Charlie Brownvignettisti uccisi nella starge di mercoledì dicembre il titolo fosse un evidente richiamo a De Gaulle, pare che gli altri fondatori non vollero fare - con quel “Charlie” nel titolo – un riferimento irriverente a Charles de Gaulle, ma richiamare il personaggio di Charlie Brown della striscia dei Peanuts” che stava ormai furoreggiando anche fuori dagli Stati Uniti (n.d.r.: non si dimentichi che nel 1965 era nato in Italia “Linus"…).

Ecco perchè tra le vignette di solidarietà è presente quella dove Charlie Brown piange affreanto sulla sua panchina.

Ed ora vediamo chi era quel redattore capo e co-fondatore di Hara-Kiri (l’altro fu Georges Bernier, alias Professeur Choron) che definì la  rivista «journal bête et méchant» (giornale stupido e cattivo) costruendo una squadra di disegnatori comprendente Topor, Fred, Reiser, Wolinski, Gébé, Cabu...?.

Si chiamava François Cavanna ed era il figlio di un immigrato italiano muratore.

Crebbe in un povero sobborgo di Parigi, schernito dai nazionalisti francesi, ma con un grande amore per la lingua francese. Amore che potè far diventare la propria professione solo molto più tardi.

Nel 1943, all'età di vent'anni, venne deportato dai nazisti in Germania a lavorare in una fabbrica di munizioni a Treptow, vicino a Berlino.

Egli "apparteneva" alla Graetz, la fabbrica che in tempo di pace costruiva la famosa lanterna Petromax. Lì, due operaie Sovietiche ai lavori forzati, Anna e Maria, lavoravano con lui alla produzione delle parti superiori di proiettili di artiglieria.

Maria, che aveva 19 anni, parlava un mix di russo e tedesco e Cavanna non imparò mai a pronunciare correttamente l'intero nome di quasta ragazza: Maria Iosifovna Tatarchenko proveniente dalla Ucraina orientale.

Cavanna – nel suo libro di maggior successo, un romanzo autobiografico scritto molto dopo -  scrisse “Ils n'ont fait toute cette guerre de merde que pour qu'on se trouve. Maria et moi.” (Hanno fatto questa guerra di merda, solo perché Maria ed io ci incontrassimo).

Si innamorarono, impararono la lingua dell'altro e fecero del loro meglio per evitare di essere separati.

Fu mentre François e Maria sopravvivevano insieme nel Reich nazista che andava disfacendosi che Cavanna formulò la propria personale filosofia che lo avrebbe poi guidato attraverso la sua carriera di fumettista e scrittore.

Ecco alcune delle sua frasi celebri:

« La liberté consiste à faire tout ce que permet la longueur de la chaîne. » (La libertà consiste nel fare tutto quello che permette la lunghezza della catena).

« Quand on coupe la tête d'un intellectuel, il meurt. » (Quando si taglia la testa di un intellettuale, egli muore.)

« Les cons gagnent toujours. Ils sont trop. » (I cretini [coglioni] vincono sempre. Sono troppi.)

« Donnez-moi un aller simple pour Lourdes, dit le cul-de-jatte. Je reviendrai à pied. » (Datemi un biglietto di sola mandata per Lourdes, dice lo storpio. Tornerò a piedi.)

« Quand la tour de Pise penche vers la droite, c'est qu'il va pleuvoir. Quand elle penche vers la gauche, c'est que vous arrivez par l'autre bout de la rue. » (Se la Torre di Pisa pende verso destra, pioverà. Se pende verso sinistra, vuol dire che voi arrivate dall’altra parte della strada.)

« Les seules créatures qui s'accouplent en se faisant face sont l'homme et le sandwich au pâté. » (Le sole creature che s’accoppiano guardandosi in faccia sono l’uomo e il tramezzino al pâté.)

« Si Dieu est Dieu, s'il est cet être infiniment bon, s'Il est cette intelligence suprême, alors Il ne peut pas nous en vouloir de ne pas croire en Lui. C'est pourquoi je suis serein dans mon incroyance. » (Se Dio è Dio, se è questo essere infinitamente buono e con un’intelligenza superiore, allora non può arrabbiarsi se noi non crediamo in Lui.)

Una cosa, però, era sacra per François Cavanna… Maria.

Nella primavera del 1945, i nazisti trasferirono i lavoratori forzati a ovest mentre l'esercito russo avanzava. Cavanna e la sua Maria riuscirono a scappare dalla colonna in marcia, sperando di riuscire ad attraversare il fronte occidentale verso la Francia.

Ma questo non accadde.

Un giorno, rientLes Russkoffsrando alla cascina dove aveva lasciato Maria, dopo aver trascorso la giornata alla ricerca di cibo, non la trovò più: era stata catturata dall'esercito sovietico e - in quanto Ucraina -  trasferita all' est.

François trascorse settimane sulla strada nel tentativo di trovarla ma non rivide mai più la sua Maria.

Non smise mai di cercarla, anche dopo, quando divenne un vignettista famoso (Sepia era il suo pseudonimo quando vendeva i suoi taglienti, disegni - spesso con un umorismo di grana grossa – alle riviste di Parigi), e infine come scrittore ed editore.

Nel suo romanzo basato sulla sua vita in Germania, "Les Russkoffs," egli racconta la sua storia con Maria.

Il libro venne tradotto in russo nel 2000, ma Maria Iosifovna Tatarchenko non deve averlo mai letto né in francese nè in russo…

François Cavanna è deceduto nel gennaio del 2014, un anno prima degli uomini che aveva assunto per Hara-Kiri: Jean Cabu e Georges Wolinski uccisi dai terroristi. Ormai, come lui, leggende francesi.

La sua vita, il rifiuto della guerra, dell’integralismo e della xenofobia, così come il suo amore rimangono nel DNA di Charlie Hebdo.

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