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Tutti parlano dei disegnatori satirici di Charlie Hebdo in termini di gruppo. Ecco l’elenco delle vittime:

Ma chi erano i cartoonist più celebri di Francia e le altre persone morte nell'attacco alla sede della rivista?

Wow! propone alcune note per ricordare le persone assassinate nell'assalto al settimanale,

Non certo delle biografie, ma degli spunti per capire - attraverso le loro parole - siano esse citazioni o i testi presenti nelle loro vignette - che cosa rappresentavano e, soprattutto, che cosa rappresentano .

Quello che due autori - lontani nel tempo ma vicinissimi per il loro desiderio di libertà, hanno perfettamente sintetizzato: George Orwell nella sua prefazione al romanzo "Animal farm" (La fattoria degli animali):

« If liberty means anything at all, it means the right to tell people what they do not want to hear.» (Se la libertà [di stampa]  significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vuol sentirsi dire).

E François-Marie Arouet (Voltaire): « Je ne suis pas d’accord avec ce que vous dites, mais je me battrai jusqu’à la mort pour que vous ayez le droit de le dire » (Non sono d'accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo).


Stéphane Charbonnier
Charbonnier
Stéphane Charbonnier, conosciuto con lo pseudonimo di "Charb", sembra essere stato l'obiettivo principale degli attaccanti. Gli aggressori avevano chiesto di Charbonnier ed è lui ad essere stato ucciso per primo.

Charbonnier, 47 anni, è stato direttore della rivista e uno strenuo difensore dei controversi fumetti satirici.

Nel 2011, dopo l'attacco con una bomba incendiaria che distrusse la sede di Charlie Hebdo, pubblicò un fumetto dove si vede un disegnatore della rivista che bacia appassionatamente un uomo musulmano di fronte alle macerie, con la didascalia “ "L’amour plus fort que la haine” (L'amore è più forte dell'odio).

Era stato indicato come obiettivo di al-Qaeda in un elenco pubblicato nel 2013, su una pubblicazione del gruppo terroristico. Charb non aveva paura di rappresaglie e, in una intervista nel 2012 affermò:
Charb ultima vignetta« Non ho figli, non ho moglie, non possiedo un’ auto, non ho nessun debito. Può apparire un po’pomposo quello che dico, ma preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio». (Je n'ai pas de gosses, pas de femme, pas de voiture, pas de crédit. C'est peut-être un peu pompeux ce que je vais dire, mais je préfère mourir debout que vivre à genoux.).

Ma appare  quasi profetica, la sua vignetta pubblicata pochi giorni fa. «Ancora nessun attentato in Francia» si legge sulla testatina del disegno, mentre un talebano armato risponde: «Aspettate. Abbiamo tempo fino a fine gennaio per farci gli auguri» (Toujours pas d'attentats en France  - "Attendez, on a jusqu'à la fin janvier pour présenter ses vœux").


Jean Cabut
CabuUn altro dei più famosi artisti di Charlie Hebdo, il disegnatore Jean "Cabu" Cabut, è stato ucciso subito dopo Charb.

Cabu, che aveva 76 anni, ancora giovanissimo trascorse due anni nell'esercito francese durante la guerra d'Algeria del 1954. Un’esperienza che contribuì alla sua visione anti-militarista. Nella sua lunga carriera, nel ruolo di caricaturista e disegnatore di fumetti collaborò con tutte le principali testate francesi.

Era famoso per una serie di personaggi, in particolare “Mon Beauf” la caricatura di francese ignorante, razzista, sessista. Questo nome è divenuto per i francesi sinonimo di “cognato”.

Nel 2006 la rivista pubblicò una copertina da lui disegnata in risposta alla polemica in corso sulle vignette pubblicate dal giornale danese Jyllands-Posten che facevano la caricatura del profeta Maometto.
In essa campeggiava il titolo "Mohammad sopraffatto dai fondamentalisti" e sotto un profeta piangente , che esclama " E 'difficile essere amati da dei coglioni). " (Mahomet débordé par les intégristes -  "C'est dur d'être aimé par des cons ").
Jacques Chirac, il presidente francese in carica al momento, stigmatizzò la rivista e gruppi musulmani la citarono in giudizio. La Corte, però, decise a favore di Charlie Hebdo...

Cabu disegnava sia per Charlie Hebdo che per il suo principale concorrente, “Le Canard Enchaîné".
Cabu prefazione
Ecco la sua prefazione al volume “Peut-on encore rire de tout ?" (si può ancora ridere di tutto?) pubblicato nel 2012:

«Si può ridere di tutto?
E si potrà ancora ridere di tutto in futuro?
Queste domande meritano di essere fatte...
Ed è l’obiettivo di questo libro.
Nessun limite all’umorismo
che è al servizio della libertà di espressione,
perché laddove si ferma l’umorismo,
molto spesso subentra
la censura o l'autocensura
Né le religioni né il loro integralisti
Né le ideologie né i loro militanti
Né i ben pensanti né i loro pregiudizi
Devono poter intralciare
Il diritto alla caricatura
Per quanto essa possa essere eccessiva»

 

Georges Wolinski

Uno dei caricaturisti più celebri in Francia e un "padre spirituale" per molti fumettisti, Le Monde ha definito Georges Wolinski "una forma vivente della libertà di stampa".

Georges Wolinskiwolinski 2

Nato in Tunisia da genitori ebrei, successivamente alla laurea in architettura, cominciò nel 1960 a lavorare come disegnatore per la rivista Hara-Kiri; seguirono quindi Action, Paris-Presse, Hara-Kiri Hebdo, Charlie Hebdo, L'Humanité, e infine Paris-Match. Fu capo redattore di Charlie Mensuel.

Nei primi anni '70 Wolinski collaborò con Georges Pichard creando il personaggio di Paulette, a sfondo erotico e politico.

In Italia i sui lavori vennnero pubblicati sul mensile “Linus” (dove compare la versione tradotta di Paulette) e successivamente sui settimanali “Il Male” e “Cuore”.

In una intervista gli venne chiesto di dire qualcosa sulla propria morte.
Lui tranquillo, rispose:
"Quando morirò, voglio essere cremato e le mie ceneri sparse nel WC del nostro appartamento. In questo modo potrò vedere il culo di mia moglie ogni giorno!"
(Quand je mourrai, je veux être incinéré et que mes cendres soient dispersées dans les toilettes de notre appartement. Comme ça, je pourrai voir le cul de ma femme tous les jours ! ).

Poi, gli fu chiesto se pensava di ritirarsi ed archiviare matite, pennelli, pennarelli e carta.
Lui rispose che il disegno era la sua vita e che sarebbe morto con la matita in mano, proprio come Moliére sul palcoscenico. Salvo poi – con una piroetta finale - aggiungere «Non posso smettere. Il mio stile di vita mi impone di guadagnare un sacco di soldi »

wolinski

Bernard Velhac
tignus aNato a Parigi nel 1957, la nonna lo aveva affettuosamente soprannominato “Tignous” (in occitano “piccola falena” e non “piccola peste” come spesso viene tradotto).

Tignous era conosciuto per i suoi disegni talvolta virulenti, spesso molto divertenti. In particolare per i suoi attacchi al capitalismo di mercato e le sue vignette pungenti sull’ex presidente francese Nicolas Sarkozy.

Così, egli descriveva i limiti a cui poteva spingersi con le sue vignette:

«La mia auto-censura è l'educazione che ho ricevuto, quello che ho fatto. Se un disegno va contro quello che sono, non lo faccio. Se scopro che non mi nego a farlo, niente mi può fermare». (Mon autocensure correspond à l’éducation que j’ai reçue, celle que je me suis faite. Si un dessin va a l’encontre de ce que je suis, je ne le fais pas. Si je trouve que je ne me renie pas en le faisant, rien ne m’arrête).

 

tignous 3 tignous 2 tignous 1

 

Ed cco il suo concetto di vignetta:

«Una vignetta di successo porta  a ridere. Oppure ti porta a pensare. Se ti porta a ridere e pensare, allora è una grande vignetta. Ma la miglior vignetta è quella che ti porta a ridere, pensare ed innesca una sorta di vergogna. Il lettore prova vergogna perché sta ridendo di una situazione grave. Questa vignetta è così bella, perché rimane. Ma sono rare in quanto è molto difficile ottenere le tre cose contemporaneamente».

(Un dessin réussi prête à rire. Quand il est vraiment réussi, il prête à penser. S’il prête à rire et à penser, alors c’est un excellent dessin. Mais le meilleur dessin prête à rire, à penser et déclenche une certaine forme de honte. Le lecteur éprouve de la honte d’avoir pu rire d’une situation grave. Ce dessin est alors magnifique car c’est celui qui reste. Mais ils sont rares car il est très difficile d’obtenir les trois en même temps.).

Membro del gruppo “Disegnatori per la Pace”, una volta affermò

Cartooning

«Mi piacerebbe pensare che ogni volta che faccio un disegno impedisce un rapimento, un omicidio, o rimuove una mina. […] Purtroppo, per ora nessuno è venuto a dirmi che uno dei miei disegni aveva salvato qualcuno e ancora sto disegnando contro i sequestri, contro le mine, contro la guerra, contro le multinazionali che sfuttano il il pianeta. Per ora le multinazionali sono felici e guerre continuano ... »

(Je serais ravi de penser que chaque fois que je fais un dessin j’évite un enlèvement, j’empêche un assassinat ou je retire une mine antipersonnel. […] Malheureusement, pour l’instant personne n’est venu me dire qu’un seul de mes dessins avait sauvé quelqu’un et pourtant j’ai fais des dessins contre les enlèvements, contre les mines antipersonnel, contre les guerres, contre les multinationales qui exploitent la planète. Pour l’instant les multinationales sont heureuses et les guerres continuent…).

 

CayatBernard Maris: UccisMariso all’età di 68 anni Bernard Maris era un economista, editorialista - sotto lo pseudonimo di "Oncle Bernard" - e azionista di Charlie Hebdo. Membro del Consiglio Generale della Banca di Francia collaborava con varie testate tra cui Le Monde e Le Figaro. E’stato anche professore presso l'Istituto di Studi Europei presso l'Università di Parigi-VIII.

Elsa Cayat: Psicoanalista, scriveva una rubrica bimestrale per Charlie Hebdo.
Unica donna uccisa durante l'attacco era è stata presa di mira in quanto ebrea: aveva ricevuto telefonate minatorie in cui le era stato detto di lasciare il lavoro che aveva al settimanale...

Philippe Honoré
Honore 1Honoré , questo il suo “nom de plume” con cui – semplicemente – si firmava, era forse il meno conosciuto tra i vignettisti uccisi nella strage. Forse perché era principalmente un grande illustratore, meno legato alla parola dei suoi colleghi.

Gravemente ferito durante l'attentato alla sede di Charlie Hebdo che è morto poco dopo per le ferite riportate.

Nato il 25 novembre del 1941 a Vichy era autodidatta . I suoi lavori sono stati pubblicati su molte riviste e quotidiani francesi: Sud-Ouest, Libération, Le Monde, Les Inrockuptibles, La Vie ouvrière, Charlie Mensuel, Le Matin, e Expressen.

L'ultimo vignetta di Charlie Hebdo pochi minuti prima dell'attacco è stata proprio di Honoré, sul leader dell’ISIS, Abu Bakr Al Baghdad. "Auguri a proposito," si legge nel tweet. "E la salute prima di tutto.

Honore 2
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Mustapha Ourrad
OuradNato in Algeria nel villaggio Aït Larbâa,  dopo il liceo, studia inizialmente medicina per poi abbandonarla essendo molto più interessato alla cultura, all'arte, la letteratura e la filosofia (Nietzsche era uno dei suoi filosofi preferiti).

Trasferitosi in Francia all’età di vent’anni, la sua perfetta conoscenza del francese gli permette di integrarsi nel gruppo editoriale Hachette, dove lavora alla stesura dell'enciclopedia Axis .

Successivamente collaborerà con diversi giornali fino ad approdare a Charlie Hebdo come correttore di bozze.

Un "uomo amato" a detta dei suoi amici, di fede islamica, ucciso solo perché faceva parte anche lui di quella “macchina di blasfemia” che era Charlie Hebdo…


Michel Renaud
RenaudRenaud ex consigliere del sindaco di Clermont Ferrand, giornalista e appassionato viaggiatore, si trovava presso la sede di Charlie Hebdo unicamente per discutere di un progetto a cui stava lavorando con il suo amico Cabu. Gli era stato chiesto di partecipare alla riunione di redazione….
Frederic Boisseau
Addetto alla manutenzione, 42 anni, padre di due ragazzi, stava lavorando presso l'edificio. E 'stato riportato che Boisseau è stato ucciso dopo che uomini armati gli ha chiesto per la posizione della redazione.

 

Frédéric Boisseau
Boisseau 242 anni, manutentore. Sposato, due figli di 12 e 10 anni. Dipendente della multinazionale francese Sodexo.

Frédéric aveva l’unica “colpa” di trovarsi nel posto sbagliato - lo stabile al 10 di rue Nicolas Appert che ospitava Charlie Hebdo, nel momento sbagliato: stava facendo dei rilievi. I killer non avevano le idee chiare su dove fosse la redazione (erano entrati in precedenza al civico sbagliato).

Quando lo incrociano, lo costringono a farsi dire dove si trova la redazione. Ottenuta l’informazione Frédéric non serve più ed una Raffica di Ak-47 lo falcia

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Ahmed Merabat
mebaratMerabat è stato il primo polizziotto ucciso al di fuori dell'edificio mentre lo pattugliava.

Nell’altro articolo presente in questo “speciale” si parla dell’ashtag: #JeSuisAhmed in quanto egli è morto per difendere il diritto di satira Charlie Hebdo, pur essendo di fede musulmana.

Così ha dichiarato ala stampa il fratello:
« Mon frère était musulman, il s'est fait abattre par des faux musulmans. […] L'islam, c'est vraiment une religion de paix, d'amour, on n'a rien à voir avec ça.»

 

Franck Brinsolaro
BrinsolaroIl brigadiere Brinsolaro, agente specializzato nella protezione di bersagli a rischio era l’archetipo del polizziotto di prima linea.

Trent’anni di servizio in polizia. Inviato in missione in Libano, Bosnia, Afghanistan e Cambogia.

Proprio lì, all’ambasciata di Francia nel 1998 (dove era addetto alla sicurezza) riuscì a liberare una trentina di persone prigioniere in un locale, sotto il fuoco di un gruppo di golpisti.

Così spiegò alla moglie le motivazioni del suo servizio di protezione  al direttore di Charlie Hebdo: « Con quello che succede, devo stare vicino al direttore».

Killing me softly
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