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44 storia pizzaOra prendiamo in prestito la frase cult “To Infinity and Beyond!” di "Buzz Lightyear “– l’astronauta giocattolo del film di animazione Toy Story della Pixar – per vedere come la pizza, dopo aver conquistato il mondo, sia pronta per andare nl "Deep space" (lo spazio profondo).

Ma, prima, una domanda da cento milioni...La pizza - tralasciando la scontata risposta che rimanda alla salsa di pomodoro - di che colore politico è…?

Ora lasciamo perdere l’Italia dove sicuramente la pizza più amata dal ceto politico è la “28 stagioni”.

Quella che raccontiamo ora è una storia dove sui classici colori della pizza, predomina il "The Color of Money" (in italiano traducibile con "il profumo dei soldi" che si rifà al detto latino "Pecunia non olet" - il denaro non ha odore).

Negli Stati Uniti ci sono 11.781 lobbysti registrati a Washington che rappresentano ii più svariati interessi.

97 storia pizzaNel settore alimentare non esiste la lobby (gruppo di pressione) dei sandwich e nemmeno una associazione dei burrito. Per non parlare poi degli operatori del settore “macaroni-and-cheese” che deve ancora valutare se riunirsi per agire congiuntamente.

Ma, invece, totalmente separata dagli altri gruppi di lobbying del settore alimentare, troviamo la American Pizza Community: la coalizione che riunisce catene Nazionali e Regionali, pizzerie locali,  piccoli operatori in franchising e altre entità che compongono il mercato dei produttori di pizza negli Stati Uniti.

Per decenni, i produttori di pizza hanno fatto affidamento sul vantaggio naturale intrinseco di questo cibo: tutti lo amano.

Basti pensare che circa 41 milioni di americani - più di tutta la popolazione della California messa insieme - mangiano una fetta di pizza ogni giorno che Dio ha messo in terra. Inoltre, se la pizza fosse una Nazione, il suo giro d’affari l’avrebbe posta nella lista delle prime cento a livello di PIL…

Per cui, se Pizza Hut - che domina il mercato statunitense - eroga importanti finanziamenti ad un Partito politico di riferimento,  ovviamente non lo fa a titolo di mecenatismo… 

98 storia pizzaCome si legge nel sito web della APC, lo sforzo congiunto degli associati ha l’obiettivo di mettere in evidenza l'importanza del settore della pizza nella comunità americana e di promuovere politiche che – tra le altre cose - permettano il suo continuo successo, comprese ragionevoli norme in materia di etichettatura di menu.

Bene, ora correliamo idealmente gli importi erogati da Pizza Hut, alla frase “reasonable menu labeling standards” che abbiamo letto nella home page della APC e teniamo a mente la logica conclusione…

Nel corso degli anni, nel settore del fast food i vari operatori sono stati indotti, vuoi per leggi più restrittive, vuoi per essere stati additati al pubblico disonore per certi loro comportamenti scorretti, a rendere un po’ meno “junk food” i loro prodotti.

99 storia pizzaMcDonald, per esempio, ha volontariamente ridotto il contenuto di sodio nei propri Happy Meal e ha inserito i conteggi calorici nei propri menu, molto prima che il governo Federale lo richiedesse.

Invece, l’APC  per anni è riuscite a contrastrare qualsiasi obbligo di mostrare al pubblico il conteggio calorico dei propri prodotti...

Solo quest’anno – dopo una lunga battaglia - la FDA – Food and Drug Administration (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali) - l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici - è riuscita ad emanare una  nuova regolamentazione in materia di etichettatura nutrizionale.

Vengono coinvolte catene di ristorazione con 20 o più punti vendita, che operino sotto lo stesso nome e che offrano sostanzialmente le stesse voci di menu. (gli esercizi singoli ne sono esclusi).

La norma  - che entrerà in vigore nel 2016 - richiederà alle aziende di elencare le calorie per ciascuna voce presente in un menu standard e offrire informazioni riassuntive sull'apporto calorico giornaliero consigliato.

Altre informazioni nutrizionali (calorie derivanti dai grassi, grassi totali, grassi saturi, sodio, carboidrati totali, fibre, zuccheri e proteine) dovranno essere messe a disposizione per iscritto su richiesta.100 storia pizza

Bene, si dirà… Male per l’industria della pizza che dovrà far sapere ad un cliente che un a intera pizza grande da 18 pollici i supera le 10.000 calorie: magari ci penserà su prima di "sbafarsene" tre fette…

La pizza con un diametro da 15 pollici ha fette più grandi, anche se si taglia in 8 porzioni, di una pizza da 12 pollici, normalmente tagliata in 6 fette.

Questa tabella fa una comparazione tra un vituperato “Big Mac” e due fette grandi di “pepperoni pizza” (la pizza al salame piccante più in voga negli Stati Uniti). Inquietante, no?

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Ora, lasciamo perdere la politica ed occupiamoci di una pizza – la "MRE pizza" – che speriamo sarà consumata il meno possibile. E non perché viene stesa con il mattarello anziché con le mani e le dita del pizzaiolo…

La sigla che accompagna questa pizza è un acronimo che sta per: Meals Ready to Eat, le razioni alimentari contenute in confezioni  individuali, distribuite ai soldati in teatri di combattimento o in altre condizioni che non consentono l’allestimento di  cucine da campo.

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Le razioni che un soldato riceve sul campo debbono essere nutrienti e ben bilanciate: ogni MRE, apporta circa 2000 calorie ripartite nei vari elementi nutritivi come vitamine, sali minerali, carboidrati e grassi.

E’ previsto dalla normativa MIL che esse possano essere assunte per un massimo di 21 giorni consecutivi ed abbiano una data di scadenza non inferiore a 3 anni e mezzo se conservata a  27 °C (81 °F) e nove mesi a 38 °C (100 °F) .

Ma sono finiti i tempi in cui venivano scherzosamente definite "Meals Rejected by Everyone" (pasti rifiutati da tutti) o,  con una lettura ancora più cattiva "Materials Resembling Edible" (materiali che assomigliano a dei commestibili).

Oggi l’esercito degli Stati Uniti  prende in considerazione il gusto del singolo ed il piacere del cibo in generale: I menù disponibili sono 24 di cui 4 vegetariani:

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Ciascun MRE consiste in un piatto principale, un contorno (pane abbinato a gelatina d’uva, fragola o confettura di more oppure formaggio spalmabile), un dessert (torta o dolciumi come gli M&M), una bevanda in polvere e infine una bustina di condimento.103 storia pizza

Una ricerca condotta sugli alimenti che i soldati avrebbero voluto essere inseriti nel MRE aveva evidenziato che la pizza era di gran lunga il cibo più richiesto.

Ma come creare la ricetta di una pizza che  non richieda refrigerazione e che risulti ancora commestibile dopo più di tre anni, considerato che la salsa e il formaggio si combinano con la pasta, generando nel tempo una massa fradicia, terreno fertile per muffe e batteri...?

Presso lo U.S. Army Natick Soldier Research, Development and Engineering Center, in Massachusetts uno dei laboratori di punta dell’esercito statunitense che sviluppa nuova tecnologie destinate all’abbigliamento tattico: ad esempio giubbotti antiproiettile femminili,  ci si sono messi d’impegno.

105 storia pizzaMichelle Richardson, una scienziata nutrizionista in forza al Natick Army Labs, ha lavorato per ben due anni a sviluppare una ricetta c’è riuscita!

Il problema dell’ umidità è stato risolto calibrando ingredienti quali zucchero e il sale. Test successivi hanno portato a modificare l'acidità della pizza per ridurre l'ossigeno. Un nuovo imballaggio è stato sviluppato aggiungendo limatura di ferro, per ridurre l'aria all'interno del sacchetto.

Alla fine, la pizza sviluppata dalla Richardson risulta ancora buona da mangiare fino a tre anni dal confezionamento se  tenuta a temperature che non superinogli gli 80 gradi Fahrenheit (26,6 °C).

Attualmente  sono disponibili due varianti di Pizza: quella  ai beneamati  “pepperoni” (salame piccante) ed una versione di tacchino/pepperoni, che sono simili a quelle che si trovano nei congelatori dei supermercat statunitensii.

L'unica cosa che manca alla pizza MRE – a detta della Richardson-  è che quando la si mangia non è calda, ma a temperatura ambiente.

La soluzione – diciamo noi - potrebbe essere quella di appoggiarla sulla canna rovente di una mitragliatrice mentre sta sparando. Ma forse rischia di diventare indigesta, vista la situazione…

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Ora, alzi la mano chi non ha mai partecipato ad un Pizza Party

Ma se  vieni invitato a un “Subway pizza party”, la festa a base di pizza nel vagone della metropolitana su cui stai viaggiando per rientrare dal lavoro, come reagiresti, gentile lettore …?

Ecco cosa si è inventato Il collettivo di scherzi Improv Everywhere che movimenta con gioia la vita dei newyorchesi!

Due uomini in giacca e cravatta annunciano ai passeggeri che il vagone su cui stanno viaggiando è stato selezionato come il "più cortese di tutta la linea ferroviaria", per cui i passeggeri hanno diritto ad essere premiati con della pizza gratis.108 storia pizza

Due uomini annunciano ai passeggeri che il vagone su cui stanno viaggiando è stato selezionato come il "più cortese di tutta la linea ferroviaria"., per cui i passeggeri hanno diritto ad essere premiati con della pizza gratis.

Così alla fermata successiva otto ragazzi vestiti da fattorini – come dei novelli “guaglioni ‘e puteca”- entrano con ben 20 pizze calde da distribuire ai passeggeri…

Una buona idea di marketing  per acquisire quote di mercato, no?

Ma nulla rispetto alla campagna ideata dalla agenzia Ogilvy & Mather per la divisione di Hong Kong della catena americana Pizza Hut.

109 storia pizzaE’ risaputo che a livello familiare pizza e film sono da sempre un'accoppiata vincente: la formula “noleggio video + pizza surgelata” decretò negli anni ‘80-‘90 la fortuna della catena “Blockbuster” fino al predominio del downloading di film da Internet.

Allora, perché non evolvere l’essenza di quella formula utilizzando le moderne tecnologie di comunicazione…?

Detto, fatto! Ecco “Blockbuster Box” il cartone della pizza che diventa un proiettore video!

Sequesta notizia sembra una "bufala"incredibile, basta leggere le seguenti note e vedere il video promozionale...

Una volta ricevuta la pizza “Blockbuster Box” è sufficiente scansionare il QR Code sulla confezione per scaricare direttamente il film sullo smartphone

Si deve poi posizionare quest'ultimo all'interno del cartone, installare l'apposita lente sul foro laterale e far partire il film. Le immagini saranno così proiettate in grande sulla superficie di fronte.

Guardate adesso questo video promozionale: notevole, ma la bassa qualità dell'immagine proiettata unita al fatto che l'audio è nente di più che quello riprodotto dallo smartphone, ne rivelano la vera sostanza di campagna pubblicitaria.

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E poi, aggiungiamo noi, provate a mettervi in tasca o nella borsetta un telefonino ben imbrattato di olio di pizza, dopo la permanenza nel cartone con cui l'avete portata a casa...

E il futuro…? Una pizza su Marte!

113 storia pizzaNon stiamo scherzando, la NASA ha in corso uno studio per lo sviluppo di un sistema alimentare basato sulla stampa 3D, per missioni spaziali di lunga durata, anche se saranno necessari molti anni prima che esso sia utilizzato su un volo spaziale vero e proprio.

Tutto il progetto si basa sull’assunto che l'attuale sistema di alimentazione degli astronauti, non è in grado di soddisfare le esigenze nutrizionali legate ad una missione su Marte della durata di tre anni.

111 storia pizzaChissà se al loro arrivo gli astronauti si troveranno di fronte un "comitato di benvenuto" da parte dei nativi marziani con  uno striscione con scritto “Yankee go home” viste le sonde che gli cadevano sulla testa in passato...

Oppure che il mitico “Grande Ghoul Galattico” si “mangi” la loro navicella.

[NdA: oltre il 60% di sonde automatiche inviate verso Marte è andato perso, da qui la figura di un “mangiatore di sonde”, il Grande Ghoul],

Nella realtà, uno degli elementi maggiormente critici in una missione che preveda l'atterraggio su Marte di una navicella  con equipaggio umano a bordo è il cibo: l'attuale sistema di alimentazione degli astronauti, non è in grado di soddisfare le esigenze nutrizionali legate ad una missione su Marte della durata di tre anni. Si, stiamo parlando di oltre 1.100 giorni!

La distanza tra la Terra e Marte varia tra i 55 milioni ed i 400 milioni di km, in base alle rispettive orbite. Il che comporta un tempo stimato intorno ai 3 anni complessivi per il viaggio di andata, una sosta obbligatoria sulla superficie marziana di circa 18 mesi in attesa di un riavvicinamento delle orbite dei due pianeti ed il viaggio di ritorno.

Ecco quindi che dovranno essere sviluppati nuovi sistemi di supporto vitale, compreso il modo per alimentare l'equipaggio durante le "Deep Space Mission" (missioni nello spazio profondo) che garantisca una varietà di cibo "accettabile".

114 storia pizzaPoiché gli astronauti non troveranno lungo il loro percorso un “Buzz Lightyear’s Pizza Planet” ad aspettarli, la NASA ha in corso uno studio per lo sviluppo di un sistema di alimentazione basato sulla stampa 3D.

L''idea è che non si dovrebbe più cuocere il cibo in modo normale ma - abbandonando la refrigerazione ed il congelamento - utilizzare un sistema  basato sulla "Three-dimensional printing" (stampa tridimensionale) partendo dagli ingredienti di base, quali oli, acqua e polveri di carboidrati.

Le cartucce di ciascun componente avrebbero una durata di conservazione di decenni e la stampante potrebbe essere in grado di tracciare tutti gli amidi, le proteine e i grassi, spruzzando sapore, odore, e micro-nutrienti per ottenere alla fine consistenza e struttura…

Solo ipotesi di ricerca? Mica tanto...La NASA ha assegnato alla società indiana, la Systems & Materials Research Corporation, un finanziamento di 125 mila dollari per sviluppare il prototipo di una stampante per pizza (e noi sorridevamo guardando i "replicatori di cibo" di Star Trek).

Ecco come appare il “finished product” - non abbiamo il coraggio di chiamarlo “pizza” – che, appunto, mangeremo su Marte.

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Ma, francamente, si può chiedere di più in fatto di pizze ad un ingegnere indiano che lavora alla "Silicon Valley" di Banghalore?

La nostra “storia della pizza” finisce qui, ma l'avventura della pizza no! Un cibo ed un’”arte” italiana che hanno tutto il diritto di fregiarsi del titolo di “Parimonio Intangiblie dell’Umanità”.

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