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LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 9Ora parliamo di coloro che veramente si impossessarono dei cifrari di una macchina navale Enigma
Sono racconti di inseguimenti, fughe e affondamenti tra cacciatorpediniere e sommergibili.
Ma sono anche vicende che coinvolgono l'umana paura di morire annegati dentro una "scatola di latta" e l'altrettanta "follia" di gettarsi in mare e nuotare in acque prossime allo zero termico.

Le storie per il recupero dei cifrari di Enigma della HMS Gleaner contro l' U-boot-33 e della motovedetta-spia Schiff-26 camuffata da peschereccio Danese, catturata dalla HMS Griffin, sono queste…

Bisogna tenere presente che all’inizio della guerra i code-breaker di Betchley Park poterono lavorare sui rotori da I a V ed una macchina Enigma. Materiale che avevano ricevuto dalla intelligence polacca: il Cipher Bureau nell’agosto del 1939, e che nel mese di febbraio del 1940.

Ma la macchina Enigma in versione navale era ormai di gran lunga superiore ai modelli dell'inizio della guerra ed ai decifratori servivano dei "crib" (letteralmente "un po' di aiuto" come venivano chiamati in gergo) idonei...

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 10Il 5 Febbraio 1940 l’Unterseeboot-33 al cui comando era il Kapitänleutnant (capitano di corvetta) Hans-Wilhelm von Dresky salpò dalla base navale di Wilhelmshaven per una missione particolarmente audace e pericolosa: posare delle mine subacquee alla foce del fiume Clyde sulla costa occidentale scozzese fuori Glasgow.

La riuscita della missione avrebbe avuto un forte impatto sull’avversario britannico, in quanto il campo minato sottomarino, impedendo l'utilizzo sicuro di un braccio di mare strategico, avrebbe ridotto l'approvvigionamento marittimo del petrolio e delle altre materie prime indispensabili all'apparato ndustriale del Regno Unito.

La notte dell’ 11 febbraio l’ U-Boot raggiunse indenne le acque esterne del Clyde. Ma da quel momento si trovò in una condizione di estrema vulnerabilità: essendo a poche miglia dalla costa, se fosse stato avvistato in quelle acque poco profonde, non avrebbe potuto immergersi in profondità e fuggire. Inoltre i suoi tubi lanciasiruri di prua, erano stati caricati con le mine che evrebbe dovuto posare, pertanto, come unica arma di offesa, aveva un unico siluro operativo, nel tubo di lancio a poppa…

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 1

Mentre l’U-Boot stava penetrando nelle acque interne britanniche, la HMS Gleaner – una nave oceanografica che era stata riconvertita a minesweeper (dragamine) con le migliori tecnologie anti-sommergibile a disposizione al momento, stava pattugliando la zona.

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 2

Tra le due imbarcazioni inizia un mortale gioco a rimpiattino …

Ore 02:50 - la Gleaner rileva un contatto sonar con l’U-33 ed il comandante Hugh Price ordina l' “Action Stations" (il comando di pronti al combattimento contro un contatto potenzialmente ostile) agli 80 uomini del suo equipaggio. In pochi minuti i cannoni da 4 pollici ed i lanciatori per le depth charge (cariche di profondità) risultano presidiati.
Il sommergibile, allora, adotta come contromisura una serie di virate e riesce a far perdere la propria traccia al sonar.

Ore 03:36 - l’ U-33 viene nuovamente agganciato dal sonar della Gleaner e la sala macchina della nave riceve l’ordine di "Full Ahead" (avanti tutta).

Ore 03:53 - il cacciatorpediniere si posiziona esattamente sopra il bersaglio. Quattro cariche di profondità vengono lanciate e l’U-Boot 33 viene investito dalle onde d’urto. Tutte le luci a bordo si spengono… alcuni strumenti sono danneggiati… acqua di mare inizia a zampillare da diverse infiltrazioni… Il sommergibile si adagia sul fondo del mare per cercare di non essere più rilevato.

Ore 04:12 - la Gleaner effettua un secondo attacco con una carica di profondità.

Ore 04:40 -  un ultima serie di cinque cariche viene lanciata ed esplode ad una profondità compresa tra i 35 ed i 50 metri. Per l’U-Boot, ormai irrimediabilmente danneggiato, non c’è più scampo. Il comandante Von Dresky  effettua l’emersione di emergenza, con l’ordine all’equipaggio di immediato abbandono del mezzo navale una volta in superficie.

E’ la classica scena da film, ma solo chi lo ha provato può sapere cosa vogliano dire quegli eterni minuti passati in una scatola di latta avvolta dal mare, che sta imbarcando acqua, circondato dai tuoi commilitoni morti o feriti, dove hai due alternative: “fare la morte del topo” oppure, una volta in superficie, nuotare sperando che il nemico non si metta a sparare contro di te…

Ore 05:22 - il sottomarino emerge in superficie e, inquadrato dal fascio di luce di un proiettore della Gleaner, viene investito da cinque colpi sparati dal cannone da 4 pollici della dragamine.

La Gleaner si sta preparando allo speronamento del sommergibile, quando l'equipaggio britannico vede l’equipaggio dell’U-Boot riunito sul ponte superiore, con le mani in alto in segno di resa. Allora il comandante Price decide di interrompe le ostilità e si affianca al sommergibile ad una distanza di non più di 250 metri.

Ore 05:30 – Una esplosione scuote l’U-Boot e fiamme escono dalla sua torretta: era stato il comandante Dresky a far posizionare delle cariche esplosive al fine di accellerare l’affondamento del sommergibile ed impedire così che si potesse prelevare la macchina Enigma di bordo.

Inoltre, prima di far uscire all’esterno i marinai,Von Dresky aveva distribuito loro i rotori di Enigma intimando di buttarli a mare mentre evacuavano il sommergibile.

Comprendendo di avere pochissimi secondi a disposizione, l'equipaggio tedesco si butta precipitosamente nel mare gelido, mentre Unterseeboot 33 , con un angolo di 40°, si inabissa silenziosamente: la sua tomba sarà  a 53 metri di profondità, a  55° 21,29' Nord di latitudine e  05° 01,41' Ovest di longitudine.

Il comandante della Gleaner, allora, ordina di mettere in acqua le scialuppe di salvataggio. A causa del mare molto agitato esse faticano a guadanare quei 250 metri che le separano dai naufraghi. Alla fine però riescono a recuperare un ufficiale e altri otto membri dell’equipaggio dell’U-Boot.

Nel frattempo due pescherecci arrivano in soccorso degli altri membri dell’equipaggio tedesco, ma, a causa della stanchezza e della ipotermia, solo una diecina di essi viene recuperata ancora in vita: il bilancio finale sarà di 25 vittime tra cui il comandante Hans-Wilhelm von Dresky …

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 5Due dei marinai tedeschi recuperati sul Gleaner avevano eseguto l’ordine di buttare a mare i rotori di Enigma, ma un terzo - sotto stress per l'affondamento subito - si era dimenticato di mettere in pratica l’ordine ricevuto.

Gli ufficiali della Gleaner – per via della segretezza che avvolgeva tutto ciò che riguardava Betchley Park - non avevano alcuna conoscenza di Enigma, dei rotori o dei codici utilizzati. Avevano solo ricevuto un ordinne perentorio: che tutto il materiale recuperato dovesse essere immediatamente inviato a all’Ammiragliato!

Fu così che, quando vennero dati ai sommergibilisti tedeschi recuperati in mare degli abiti asciutti, trovarono nelle tasche dei pantaloni di uno di essi dei rotori … 

Non erano sicuri del loro uso, ma li allegarono al materiale destinato all’Ammiragliato, che successivamente provvide a trasmetterlo a Betchley Park. Lì riuscirono a comprendere il cablaggio del sesto e del settimo rotore della Macchina Enigma in versione navale, che fino ad allora era sconosciuto!

Ma anche questa preziosa cattura non portava ad una soluzione completa della macchina. Ogni decodifica di un messaggio Dolphin era troppo lenta per essere utilizzata in tempo utile…

Turing e la sua squadra si resero conto che solo con l’acquisizione dei codici di Enigma il lavoro di decrittazione fatto a Bletchley Park avrebbe potuto essere completato in modo tempestivo.

Ed arriviamo al secondo colpo di fortuna per i codebreaker del Regno Unito.

il 26 aprile 1940, alle 10:30 la cacciatorpediniere HMS Griffin stava pattugliando al largo della Norvegia, quando una vedetta avvistò una nave che sembrava a prima vista un peschereccio.

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 3

Però John Lee-Barber, comandante della Griffin, aveva ricevuto quella mattina una comunicazione radio che segnalava che un'altra nave da guerra britannica, nelle vicinanze, era stata attaccata da una motovedetta tedesca camuffata in maniera tale da apparire simile ad un peschereccio.

Tutto sembrava tranquillo ma un certo "sesto senso" lo portò a sospettare che la nave che stavano incrociando  non fosse quello che sembrava essere…

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 6Barber segnalò al peschereccio di fermarsi e, nonostante il mare fosse molto mosso, inviò una squadra di abbordaggio comandata da Alec Dennis, il suo primo tenente, verso quella nave che aveva scritto sulla prua un nome “Polares” e batteva bandiera olandese. 

Ma, non appena la lancia si fu avvicinata all’altra nave, Dennis vide qualcosa che gli fece gelare il sangue nelle vene... Aveva intravisto sul ponte un deck-gun (cannone antinave) coperto da un telone in modo tale da apparire come una normalissima barca a remi. E poi, il gran numero di uomini che giravano sul ponte, fece solo sentire il tenente ancora più a disagio.

I suoi sospetti furono confermati quando, salito per primo a bordo, venne accolto da un marinaio che lo salutò in un inglese molto gutturale, come quello che avrebbe potuto parlare un tedesco… Come Dennis si guardò intorno, vide due torpedo tube (lanciasiluri) nascosti sotto a delle reti da pesca, che avrebbero potuto infliggere alla Griffin dei danni mortali, qualora il cacciatorpediniere si fosse avvicinato peschereccio.

Un errore da parte di uno dei membri della squadra d’abbordaggio fu probabilmente ciò che salvò la vita a molti uomini.
Egli, balzando a bordo, estrasse d'istinto la propria pistola. Cosa che spaventò sia lui che – molto più importante – l’equipaggio del peschereccio, che si arrese senza reagire.

Nel frattempo, sul lato opposto della motovedetta-spia Schiff 26 (quello era il vero nome del peschereccio) stava per compiersi un dramma.

L'equipaggio tedesco – su ordine del proprio comandante - aveva gettato fuori bordo due sacchi. Il primo, contenente la macchina Enigma in dotazione alla nave, affondò immediatamente. Ma l'altro galleggiava sulla superficie del mare.

L’addetto ai pezzi di artiglieria della Griffin, Florric Foord, si tuffò tra le onde nel tentativo di recuperarlo. “Florrie” - questo il suo soprannome - nuotò nell’acqua gelida [ NdA: il mar di Norvegia nel mese di aprile ha una temperatura dell’ acqua vicina a zero gradi centigradi ] e riuscì ad afferrare il sacco!

A quel punto però, con indosso i vestiti e con un braccio impegnato  a trattenere il sacco, non era più in grado di nuotare verso l’imbarcazione.  Gli fu gettata una cima ma – mentre veniva recuperato a bordo – non riuscì a tenere la presa e piombò di nuovo in mare, scomparendo sott’acqua.

Per molti secondi non lo si vide più ma poi ritornò in superficie nuovamente. Boccheggiando ma sempre stringendo il sacco con una mano riuscì ad afferrare con l’altra la cima che gli era stata nuovamente lanciata. Ormai era quasi senza più forze e lasciò di nuovo la presa, andando sott’acqua ancora una volta.

Risalì ancora a galla – ormai semiparalizzato dall’ipotermia – e quando la cima che gli era stata lanciata per la terza volta arrivò vicino a lui, riuscì ad avvolgerla attorno al suo corpo, creando un improvvisato laccio. I suoi compagni furono così in grado di issarlo a bordo!

Florric Foord, detto "Florrie" era semicongelato, ma fiero di di essere riuscito a recuperare un sacco che -  era convinto - conteneva qualcosa di prezioso, visto che i marinai tedeschi lo avevano gettato in mare per non farlo cadere in mano nemica.

Infatti il sacco conteneva un “tesoro”: il registro dell’operatore tedesco con una serie di messaggi in chiaro e i corrispondenti testi cifrati, le configurazioni della plugboard (pannello delle connessioni) di Enigma e la posizione di partenza della nave!

Lavorando sul prezioso materiale: i testi in chiaro e cifrati catturati, i rotori recuperati e la Bombe di Turing, la squadra dell’ Hut 8 (baracca 8) di Bletchley Park, riuscì a violare il traffico di messaggi relativo a sei giorni di trasmissione della marina tedesca!

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 4

Per finire questo capitolo, un paio di chiose su questa storia…

Torniamo al peschereccio catturato che - scortato dalla Gleaner - stava facendo rotta su Scapa Flow, la base navale britannica nelle Orcadi.

Il tenente Alec Dennis ebbe modo di affermare:  « The trip home was great fun. A big fat Bavarian chef cooked us some huge meals of bacon and eggs, which Polares had taken on from Denmark. We painted out the Dutch insignia and couldn't resist flying the White Ensign over the Swastika. ».
(Il ritorno a casa fu molto divertente. Un grande e grasso cuoco bavarese ci preparò alcuni enormi piatti di pancetta e uova, che il Polares aveva preso in Danimarca. Cancellammo con la vernice bianca la bandiera danese e non resistemmo a farla sventolare sopra a quella con la svastica).

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 7In base ad una regola d'oro della intelligence, la riservatezza, il peschereccio avrebbe dovuto entrare nel porto "alla chetichella" ed essere ormeggiato ad una banchina tranquilla e defilata.

E tenuto ben lontano dallo sguardo di occhi indiscreti, in modo che i documenti ancora a bordo potessero essere ispezionati in segreto.

Invece la Schiff 26/Polares entrò nel centro del porto di Scapa Flow, con due bandiere issate: quella con la svastica della Kriegsmarine e quella bianca - provocatoriamente  - sopra di essa.

Dopo la costruzione delle "Churchill Barriers" Il livello di security era così blando nella base britannica super-fortificata, che nessuno si preoccupò di bloccare una troupe cinematografica della Universal News, lì per girare un documentario di guerra, che filmò il trionfale ingresso del peschereccio nazista.

Fortunatamente il film venne confiscato prima che potesse essere mostrato al pubblico…

Ora facciamo dei salti temporali: prima, al 1918 e poi - novant'anni dopo - al 2008, anno in cui un U-boot-Zombie cercava ancora di affondare le navi nel Canale della Manica…

LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 11

Durante la I Guerra Mondiale ed esattamente l’ 11 Aprile del 1918, un sommergibile tedesco - dopo aver urtato contro una mina navale - affondò a otto miglia da Dover con con tutti i suoi 28 membri dell'equipaggio.LA BATTAGLIA DELLATLANTICO CAP 3 12

Bene, l’identificativo dell’ U-Boot era il numero "33": proprio come il suo successore della II Guerra Mondiale.

La tomba dell’’Unterseeboot (senior)  era situata in acque poco profonde e, nel 2007 le autorità marittime si accorsero che… si stava muovendo e rischiava di emergere!

Quello spettrale relitto avrebbe rappresentando decisamente uno sgradito incontro per le navi da carico e passeggeri che transitavano in uno dei corridoi navali più trafficati del mondo.

Il problema era che per l’ U-33, essendo stato dichiarato "war grave" (tomba di guerra), era  impossibile effettuare una sua emersione controllata, mediante insufflamento d’aria.

Anche la possibilità di collocare una boa sopra di esso venne accantonata, in quanto definita utile come  “putting a speed hump in the fast lane of a motorway" (mettere un dosso riduttore di velocità nella corsia di sorpasso di un'autostrada), vista la congestione del traffico navale della zona di Varne Bank.

L’unica soluzione per il Trinity House, l'organismo britannico di controllo delle rotte di navigazione nel Canale della Manica, fu quella di spostare delicatamente il sommergibile in acque più profonde e dare così pace eterna all’U-33 ed al suo equipaggio.

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