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Cocktail, barman, bartender, flair… Tanti nomi che rendono interessante il parlare di bevande alcoliche e di chi le prepara!
Cominciamo dal termine cocktail, la cui'etimologia non è chiara.
Circolano diverse ipotesi sulla sua origine e ciascuna ha il suo fascino:
La più semplice è quella che lo fa derivare dai termini inglesi cock (gallo) e tail (coda), forse dovuto al fatto che verso il 1400 nelle campagne inglesi si beveva una bevanda variopinta ispirata ai colori della coda del gallo da combattimento.
(Se vi presentassero questi due cocktail, quale scegliereste…?)

http://it.wikipedia.org/wiki/Barista
http://www.rysto.com/blog/2014/02/17/barista-barman-o-bartender-affinita-e-differenze/

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Altra ipotesi è quella legata al termine francese coquetier (portauovo) - il precursore del Jigger (dosatore)  -che veniva usato a New Orleans da Antoine Amédée Peychaud, farmacista, per servire il suo Brandy Cocktail (Sazerac Cocktail) con aggiunta del suo bitter.02

http://www.pbsacademy.it/blogpost.aspx?id=1541
Anche una distorsione dal latino [aqua] decocta (acqua distillata) potrebbe essere all’origine del termine.
Ma, ve lo vedete Plinio II V
ecchio che nelle vesti di bartender d’antan somministra intrugli come quello descritto nella Naturalis Historia - Liber Xxii – 74 …?
Radix quoque in aqua decocta urinas pellit. medentur pecori cum chamaeleone herba decocti, aqua in potum colata, sanant et scabiem quadripedum omnium in maurca decocti vel utroque liquore postea mixto. (anche la radice cotta in acqua elimina l'urina. Cotti con l'erba camaleonte sono curativi per il bestiame, dopo aver colato l'acqua nella bevanda. Cotti nella feccia curano anche la scabbia di tutti i quadrupedi o poi entrambi i liquidi mescolati).
Vi è poi una leggenda che narra di una nave di ricchi inglesi che approdando in Sud America, festeggiarono la pericolosa traversata bevendo liquori europei e succhi tropicali mescolati con una colorata piuma di gallo.
Altra storia… Quella di alcuni marinai inglesi che approdarono - nel 1600/ 1700 - nel porto di Campeche in Messico, dove venne loro servita una bibita mista con all'interno una radice o erba che i locali in lingua spagnola chiamavano cola de gallo (coda da gallo). Da lì la loro traduzione in inglese: cock-tail.

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Ma la più bella è la leggenda che narra del re Axolotl VIII del Messico che, per evitare uno scontro tra le proprie truppe con quelle dell’esercito del Sud America accolse il generale in capo offrendogli una bevanda di benvenuto. Sorse però un problema di etichetta…La bevanda era stata portata ai commensali da una bellissima ragazza indigena in un'unica tazza: chi avrebbe dovuto sorseggiarla per primo? Il re o gli invitati?
La ragazza, con il suo sesto senso di donna, sorridendo, dopo un inchino grazioso in segno di rispetto e riverenza, portò la tazza alle proprie labbra bevve d'un fiato ilo contenuto.
Dopo la riunione il generale chiese al re il nome della donna che aveva così abilmente salvato una situazione diplomatica delicata. Questi, che non aveva mai visto prima la ragazza, rispose con orgoglio: "Es mi hija Cóck-tail".(E’ mia figlia Cóck-tail). Il generale allora promise al re che "Todos mis hombres conocerán y honrarán este nombre” (tutti i miei uomini conosceranno ed onoreranno queto nome).
Una storia fantastica, no?
http://www.divil.com/el_bar/contenido/08hdelco.htm
Un’ultima chiosa: Durante il Proibizionismo negli Stati Uniti, quando il consumo di alcool era illegale, i cocktail erano comunque bevuti in locali chiamati in gergo "speakeasies", una sorta di club – come il famoso 21Club di New York con le celebrate statuette dei Jokey (fantini) -  con ingresso tramite parola d'ordine, dove si poteva bere tranquillamente.

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05http://it.wikipedia.org/wiki/Proibizionismo
http://www.bloomberg.com/news/2011-10-04/party-like-it-s-1929-toast-prohibition-with-these-n-y-speakeasy-classics.html
http://www.21club.com/web/onyc/21_club.jsp
Ma veniamo a chi i cocktail li crea…
Per la maggior parte delle persone colui che, dietro al bancone, miscela liquori, serve bevande, prepara snack e stuzzichini è il barista o -  con un’immagine più “cool” - il barman.
http://en.wikipedia.org/wiki/Cocktail
In realtà tra barista e barman esistono differenze che vanno oltre quelle linguistiche. Il barista si occupa di preparare e somministrare bibite e tutti i prodotti di caffetteria. Il barman, noto in America anche come “mixologist”, cioè esperto di miscelazione, è invece è un professionista specializzato nella preparazione di bevande alcoliche come cocktail e long drink.
Il barista lavora soprattutto in bar, ristoranti, alberghi, imprese di catering; il secondo trova la sua naturale collocazione in discoteche, pub e locali notturni e nell’hotellerie.
Esiste poi una terza categoria di professionisti che operano dietro il bancone, i bartender, a volte definiti anche come barkeeper (letteralmente: "chi si occupa del bar" con un significato allargato alla responsabilità dell’inventario e magazziono dei liquori) che, pur essendo assimilabili ai barman classici, se ne differenziano per alcuni tratti.
Il barman prepara bevande alcoliche secondo tecniche tradizionali che utilizzano misurini, segue la ricercatezza della ricetta, la presentazione del cocktail, i profumi e il sapore a scapito di una minor velocità; i suoi luoghi ideali di lavoro sono i grand hotel, i cocktail bar ed i lounge bar.
il bartender o barmaid o barlady nel caso in cui sia una donna (N.d.A. e qui si vede l’avvento del politically correct di genere, rispetto a quel “man” associato a “bar” prettamente maschile di una figura professionale più datata) prepara cocktail utilizzando le moderne tecniche dell'american bartending; la sua misura degli alcolici è basata su un sistema di conteggio verbale (freepouring di 1 livello) associato a una serie di prese delle bottiglie a 2-3-4-5-6  che gli permettono di velocizzare la costruzione del singolo cocktail; inoltre conosce tecniche di Speed Round che gli consentono di poter lavorare da solo, servendo molti clienti. Il bartender è un professionista che troviamo nelle discoteche, nei pub, nei grandi eventi dove l'affluenza delle persone richiede maggior velocità.
A questa seconda categoria appartengono poi i flair bartender acrobatici e freestyle che, con un insieme di tecniche spettacolari ed acrobatiche dette flair (letteralmente “fiuto, attitudine, inventiva”) funge da agente catalitico, mettendo a proprio agio la clientela e creando coinvolgimento e partecipazione della stessa allo spettacolo.
Lapreparazione dei drink in maniera rapida ed estrosa: versaggi contemporanei da due o più bottiglie tenute in una sola mano, prese e lanci di bicchieri o bottiglie davanti e dietro la schiena è il risultato di una regia pianificata prima o improvvisata al momento...
Tutto ciò ha lo scopo di sorprendere il cliente, intrattenerlo, renderlo partecipe e incline a fare conoscenza con gli altri avventori e ciò si traduce in un incremento di consumazioni, prestigio per il locale ed acquisizione di nuovi clienti.
Il Flair bartending a sua volta si divide in due varianti: Working Flair ed Exhibition Flair. Il primo -caratterizzato da movimenti sia rapidi che morbidi, per lo più con un bicchiere, una bottiglia, un cono Boston, una guarnizione, occasionalmente con due bottiglie - è finalizzato alla composizione dei drink con frutta o altre decorazioni.
L’Exhibition Flair è usato principalmente a scopo di intrattenimento o nelle competizioni e può durare anche diversi minuti. Spesso è impiegato nel corso di campagne pubblicitarie e nella promozione all’interno di fiere o dimostrazioni. Rispetto al working flair richiedere l’uso di materiale scenico.
Figura contemporanea, giovane e di tendenza quella del bartender…?
Mica tanto…! Visto che il flair bartending è stato messo a punto nella metà del 1800 dall’americano Jerry Thomas, noto anche come "The Professor" in quanto è stato il primo barman nella storia a dare una dimensione più creativa al proprio lavoro e il primo a preparare drink in modo spettacolare, miscelando cocktail con tecniche sorprendenti ed elaborate, muovendo in aria bottiglie e miscelatori come un giocoliere.
In queasta immagine lo vediamo preparare il suo famoso “Blue Blazer”, ottenuto versando scotch infiammato e acqua da un mug (tazzone) all’altro, in una lunga scia infuocata.

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Sempre a lui si deve l’invenzione di alcuni strumenti, ancora oggi largamente impiegati, come i metal pour, dosatori metallici che permettono di versare quantità molto precise di liquido da una bottiglia.
Al pari di un altro americano di cui abbiamo parlato nello scorso numero di WoW: Benjamin Franklin, egli fu il primo a realizzare un ricettario di cocktail
“The Bar-Tender's Guide or How to Mix all Kinds of Plain and Fancy Drinks by Jerry Thomas, 1887".

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http://www.ardentspirits.com/ardentspirits_old/Cocktails/7libraryJerryThomas1887.html
Thomas ha un altro punto in comune con Franklin, la promozione della propria attività basata su una tecnica di marketing allora semisconosciuta: creare il brand di se stesso, rendendo la sua attrezzatura e il suo stesso abbigliamento da lavoro unico e riconoscibile.
Nei locali lo si vedeva infatti servire drink con gemelli di diamanti ai polsi, anelli e spille vistose; come appariscenti erano anche i suoi ferri del mestiere, decorati da pietre preziose.
Il successo di Thomas fu tale da portarlo a guadagnare cento dollari a settimana, una cifra superiore a quella percepita all’epoca dal vice presidente degli Stati Uniti!
Per cercare invece le origini del flair più moderno, dobbiamo arrivare agli inizi degli anni '80 quando alcuni ragazzi californiani che lavoravano in un bar, per risolvere il problema di riuscire a servire molti avventori in tempi brevi, si inventarono alcuni movimenti per velocizzare il lavoro.
Visto che la tecnica funzionava, venne adottata da altri colleghi e, nel 1997 ad Orlando in Florida, venne fondata la FBA - Flair Bartenders' Association con l'intento di tutelare e far crescere questa professione. Oggi la capitale mondiale del flair è Las Vegas con i migliori 4 flair bar del mondo: Carnaval Court, Shadows, Kahunaville, Red Room Saloon. Anche il Roadhouse di Londra è considerato uno dei migliori.
Ma anche i bartender rischiano di sembrare “vecchi” con la comparsa di figure emergenti : i Barchef e i Molecular Mixologist. Barman che uniscono la creatività “classica” alla preparazione di cocktails insoliti, utilizzano particolari attrezzi (affumicatori, saldatori, blender ecc.) finora patrimonio di Chef che operano in alcune cucine d’avanguardia.
Un elemento tipico di questa nuova tendenza sono i cocktail solidi, i cosiddetti Jello Shots (gelatine alcoliche).
Due sono le caratteristiche predominanti, innanzitutto la presentazione inusuale, che stupisce sempre: si pensi alla meraviglia di mangiare con il cucchiaio un cocktail “Negroni”. La seconda è il tempo di assimilazione dell’alcool che in forma gelatinata è molto più lungo (circa il quadruplo) cosa è molto gradita dal pubblico giovanile.
Anche per le gelatine alcoliche c’è una storia che vale la pena di essere raccontata…
Verso la meta degli anni ’50 la Jelly Ho Shot lanciò sul mercato statunitense un preparato che consentiva anche ad un normale consumatore di gelatinare qualsiasi tipo di bevanda alcolica,senza difficili passaggi ed elaborazioni da alta cucina.
Negli anni ottanta vi fu una vera riscoperta di questi cocktail solidi ed i bartender americani si sbizzarrirono nelle preparazioni impensabili. Ma il grande impulso a questa tecnica fu dato dalla Disco Music. Infatti i gestori delle grandi discoteche di New York come il mitico Studio 54,

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https://www.youtube.com/watch?v=ZwJp8UDTdA4
istruivano il personale affinchè distribuisse gratuitamente alcuni dei jelly più graditi, alle persone in fila all’esterno del locale, in modo che quando questi entravano in discoteca fossero già… “carburati”.
C’è però un motivo molto pratico alla base della distribuzione di jelly anziché di liquidi alcolici… Negli USA per legge non si possono mostrare alcolici in pubblico, all’ esterno ed in strada (ora sai gentile lettore perché nei film made in Hollywood le birre ed i liquori bevuti in strada sono celati da sacchetti di carta …).
Quindi le gelatine erano l’ideale poiché di aspetto innocuo
Per tornare ai giorni nostri la riscoperta dei jelly e dovuta come si è detto alle potenzialità di spettacolo e intrattenimento che esse consentono. Infatti spesso per “accendere” la serata le gelatine vengono offerte a ragazze avvenenti che devono consumarle in bicchieri alti e stretti senza l’ausilio delle mani. Non ci vuole grande immaginazione per capire le allusioni insite in questa presentazione.
Per chi è invece meno trasgressivo ed ama le favole, probabilmente i “Cocktail by Cody” sono l’ideale.
Il 23enne Cody Winfrey è infatti il creatore dei Fairy Tale Cocktails ispirati ai personaggi delle più belle pellicole della Walt Disney. C’è la saga di Biancaneve con un cocktail per ogni personaggio ed un drink a “macchie” che è il preferito da Cruella De Vil (la nostra Crudelia De Mon)  che… [Farebbe paura persino ad un leon…] ; quello della  “La Bella e la Bestia” ed anche le “pozioni” più sinistre che si possono mai bere, come il cocktail Maleficent ed il drink tutto a base di peperoncino ispirato al drago di “Mulan”.
Nella sua pagina Facebook Cody offre a tutti assistenza e chiarimenti per provare a realizzarli…

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10http://fairytalenewsblog.blogspot.it/2014/03/codys-fairy-tale-cocktails.html

https://www.facebook.com/Codys.cocktails
Non potevamo concludere questo articolo se non con alcune tra le scene più famose - ad un bancone da bar o con un bicchiere in mano  - nella storia del cinema.
Doveroso iniziare con un film – ormai cult - intitolato “Cocktail” (1988) diretto da Roger Donaldson e interpretato da un giovane Tom Cruise e da Bryan Brown.
Il plot è semplice in quanto il film (sulla scia del precedente “Top Gun”) era destinato ad un pubblico giovanile: un ragazzo ambizioso inizia a lavorare come semplice barista in un locale di New York per diventare presto il più noto barman di Mahattan grazie alle sue spettacolari esibizioni e all’invenzione di uno speciale cocktail.

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https://www.youtube.com/watch?v=gyAxE2vS318
https://www.youtube.com/watch?v=gyAxE2vS318
Passiamo poi al disincantato Humphrey Bogart di “Casablanca” quando Ilsa entra al Rick’s Cafe…
« Of all the gin joints in all the towns in all the world, why did you have to walk into mine? »
(Con tanti ritrovi in tutte le città, in tutto il mondo, dovevi venire proprio nel mio?)

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https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=Qa8d-jwFwds
https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=4lGIgGnrPew
Passiamo quindi all’ordinazione al cameriere - che allontanandosi sorride, complice - di Daniel Craig/James Bond in “Casino Royale”:
« Dry Martini," […] "Wait... three measures of Gordon's; one of vodka; half a measure of Kina Lillet. Shake it over ice, and add a thin slice of lemon peel. »
"Dry Martini," [...] "Aspetta ... tre misure di Gordon, una di vodka, una mezza misura di Kina Lillet agitare  su ghiaccio, e aggiungere una fettina di scorza di limone.».

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https://www.youtube.com/watch?v=Vc7n7yyXWsU
Certamente Nick, il barista di “It’s A Wonderful Life” con James Steward, non ha modi molto affabili nel rispondere ad un “Angelo di seconda categoria” che chiedeva un bicchiere di latte…
« Look, we serve hard drinks for men who want to get drunk fast and we don't need any characters around giving the joint atmosphere. Is that clear? Or do I need to slip you my left for a convincer? »
("Guarda, serviamo bevande forti per gli uomini che vogliono ubriacarsi velocemente e non abbiamo bisogno di alcun carattere intorno dando l'atmosfera giunto. È chiaro? O devo scivolare su di te la mia mano sinistra per persuaderti ? "

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https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ZcB4XXGr1us
E nemmeno alla Chalmun's Cantina situata nella città dei pirati di Mos Eisley sul pianeta Tatooine di “. Star Wars Episode IV: A New Hope” vanno molto per il sottile….

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https://www.youtube.com/watch?v=Nn0OHpTuroY
Rimaniamo nello spazio di “Outland” (Atmosfera zero), dove nella claustrofobica stazione mineraria su Io, uno dei satelliti di Giove, lo sceriffo federale O'Niel/Sean Connery è un reietto perché sta indagando sulla situazione illegale accettata da tutti e si ritrova isolato a bere al bancone, mentre un orologio - come in “High Noon” (Mezzogiorno di fuoco)  - scandisce i minuti che lo separano dall’arrivo dello shuttle con a bordo i killer inviati dalla multinazionale proprietaria della stazione.

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https://www.youtube.com/watch?v=gpop8_DZ5iw
E le scene più sexy legate ai drink… ?
La scena del cockail di “Some like it hot” (a qualcuno piace caldo) tra Sugar/Marylin Monroe e Daphne/Jack Lemmon è unica.
« We've got bourbon. We can make Manhattan! » (Abbiamo il bourbon. Possiamo farci un Manhattan!)

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https://www.youtube.com/watch?v=Pc6RPUEZaCg
Decisamente hot sono le bartender che ballano sul bancone di “The Coyote Ugly Saloon”…

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https://www.youtube.com/watch?v=FVYNNYyXdJE
Ma la palma d’oro della sensualità va a...  Jessica Rabbit! Con un ammaliato Bob Hoskins a cui un pinguino ha servito un drink! (N.d.A: era doveroso un omaggio a questo ottimo attore deceduto nell’aprile di quest’anno)

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https://www.youtube.com/watch?v=fIXAT6fGUw4
Ma la conclusione di questa sicuramente incompleta carrellata, non può che essere affidata a Lloyd, il barman che imperturbabile ascolta (?) i vaneggiamenti di Jack Nicolson in “Shining”
« Lloyd is the best damn barman from Timbuktu to Portland, Maine... and Portland Oregon for that matter. »
(Lloyd, l'ho sempre detto, sei il migior barman del mondo ! Il migliore fra tutti i dannati barman che ho visto fra Timbuktu e Portland Maine, o Portland Oregon se preferisci... )

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https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=60WR8dB0H-s

 

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