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Ovvero: come un barman diede retta ad un “malato immaginario”
Probabilmente con il suo romanzo “This Side of Paradise” (Di qua dal paradiso) F. Scott Fitzgerald è stato il primo scrittore ad introdurre il Daiquiri ad un pubblico letterario.
Però il maggior lustro a questa bevanda ghiacciata lo si deve a Ernest Hemingway.
Basta leggere questi splendidi brani, tratti dal suo romanzo postumo “Islands in the Stream” (Isole nella corrente)...

 

[…This frozen daiquiri, so well beaten as it is, looks like the sea where the wave falls away from the bow of a ship when she is doing thirty knots.]
(Questo daiquiri ghiacciato, agitato così bene com’è, sembra il mare là dove l’onda si stacca dalla prua di una nave e si rovescia quando la nave fila a trenta nodi)

[He had drunk double frozen daiquiris, the great ones that Constante made, that had no taste of alcohol and felt, as you drank them, the way downhill glacier skiing feels running through powder snow and. after the sixth and eighth, felt like downhill glacier skiing feels when you are running unroped]
(Al Foridita aveva bevuto troppi daiquirí gelati, quelli grandi che faceva Costante, che non sapevano di alcool e facevano, mentre li bevevi, la stessa impressione che si prova a sciare su un ghiacciaio correndo tra la neve farinosa e, dopo il settimo o l’ottavo, la stessa impressione che si prova a sciare su un ghiacciaio non più in cordata ma isolatamente)

Ora se vuoi leggere, caro lettore, qui c’è una storia: quella di uno scrittore in fuga dalla notorietà, di un bar situato al numero 557 di Calle Obispo nella Habana Vieja e di un barman che volle dare retta alle fantasie di un “malato immaginario”…
Nel 1932 , subito dopo la pubblicazione di “Death in the Afternoon” (Morte nel pomeriggio) Hemingway è ormai un celebre romanziere. La reputazione aveva portato alla sua casa a Key West una moltitudine di familiari, amici e letterati desiderosi di vivere di luce riflessa.
Una casa affollata , come si potrebbe immaginare , non è l’atmosfera migliore per la scrittura. Fu così che Hemingway decide di fuggire da quell’ambiente per “migrare” a Cuba, in una camera d'angolo dell’Ambos Mundos Hotel, dove avrebbe dedicato le fresche mattine ventilate al suo mestiere: scrivere.
Finito il lavoro, nel caldo sole pomeridiano, troviamo Ernest che si dedica alla pesca, alle scommesse e in puro stile Hemingway , familiarizzare con i bar e le taverne locali.

Uno di questi, El Floridita , vicino a L'Avana Parque Central, diviene uno dei suoi preferiti. Ed è qui che viene introdotto al suo amato daiquirí …
Troviamo infatti il nostro scrittore che entra nel El Floridita per un rapido utilizzo del bagno. Uscendo, vede il barista - Constantino Ribalaigua Vert– che sta facendo il suo show. Costante ha abbandonato l’uso del frullatore e prepara il “suo” daiquirí  in un modo creativo: prima riempie i bicchieri da cocktai di ghiaccio per mantenerli belli freschi, poi mescola gli ingredienti del cocktail con del ghiaccio scheggiato.in uno shacker e quindi con un movimento preciso del braccio scaglia il mix in un arco impressionante (ecco l’onda che si stacca dalla prua di una nave…). all’interno di un altro shaker Per finire, elimina dai bicchieri il ghiaccio usato per la loro refrigerazione, vi versa il suo cocktail ed allinea . in una linea precisa - i bicchieri sul bancone.

Naturalmente Hemingway non poteva lasciare El Floridita senza prima assaggiare quell’intruglio che si preparava ne La Cuna del Daiquirì  (la culla del Daiquirì ) …
Il cocktail gli piaque molto e il Floridita divenne uno dei suoi locali preferiti.
Ma poiché Ernest era convinto - un parere non condiviso dai suoi medici -  di avere il diabete, chiese a Constantino Ribalaigua di preparargli una variante a "basso livello di zucchero" (ecco perchè il protagonista di “Isole nella corrente” dichiara che ciò che lui ama bere è "drinking these double frozens without sugar.").
Costante allora crea appositamente per lui il Floridita Daiquirì, con maraschino, succo di lime, e una doppia dose di rum.
Successivamente, partendo da questo drink, uno dei suoi dipendenti, aggiugerà del succo di pompelmo. Ed è questa variante che Hemingway, quando tornava a Cuba, , trovava bell’è pronta per lui in un thermos sul bancone de La Floridita.

Questa è la storia di come le fantasie di un “malato immaginario” ed un barman d’eccezione hanno creato l’ Ernest Hemingway Special o, come veniva chiamato con il soprannome dello scrittore, il Papa Doble.
Oggi all’interno di quel mitico bar, fanno bella mostra di sé lo splendido bancone in mogano e i numerosi ricordi, soprattutto fotografie, che ritraggono Hemingway in compagnia di personaggi famosi che hanno fatto una sosta al Floridita: Ava Gardner, Gary Cooper, Spencer Tracy solo per citarne alcuni.
Per cui, caro lettore, se vuoi assaporare la stessa senzazione che si prova a “ sciare su un ghiacciaio correndo tra la neve farinosa” non ti resta che sedere sullo sgabello preferito di Hemingway che è sempre lì al Floritida, ed ordinare un Papa Doble.
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