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Esaurita – sia pur in parteHwasong 50 bis - l’analisi del "first strike" nucleare, passiamo a considerare un’altra alternativa a disposizione degli Stati Uniti: un attacco militare limitato convenzionale o - più probabilmente - una serie continua di tali attacchi utilizzando le risorse aeree e navali ed eventualmente anche operazioni limitate effettuate da forze speciali a terra.

Ciò, per danneggiare in modo significativo la capacità nucleare della Corea del Nord, ma in modo tale che non sia percepito come l’inizio di un attacco a martello preventivo, lasciando Kim Jong-un al potere e lo Stato nordcoreano intatto.

Nella fattispecie gli Stati Uniti potrebbero adottare la medesima strategia “offshore” (in mare aperto) condotta contro la Siria dopo che essa aveva utilizzato un gas nervino contro la popolazione civile, lanciando una salva di missili da crociera Tomahawk da una nave o da un sottomarino fuori dalle acque territoriali nordcoreane, contro il complesso nucleare della Corea del Nord sito a Jongbyon.

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Il targeting sarebbe effettuato con precisione “chirurgica” colpendo il centro di ricerca nucleare, il laboratorio di radiochimica e l'impianto di fabbricazione del plutonio, evitando però di colpire la centrale nucleare.

Questa - per la Casa Bianca - sarebbe una risposta limitata con tre messaggi molto chiari: gli Stati Uniti non stanno dando inizio a un attacco nucleare preventivo. Non vogliono rimuovere la leadership nordcoreana, ma mirano unicamente a far si che la Corea del Nord smantelli il programma di ICBM armati con testate nucleari.

Ma non c'è garanzia che la Corea del Nord si astenga dall’effettuare una ritorsione...

Se Kim Jong-un reagisse con un contrattacco – sia pur limitato - sicuramente avrebbe luogo un altro più intenso attacco da parte degli Stati Uniti, effettuato con bombardieri Stealth contro i siti dei lanciatori missilistici nordcoreani, con la speranza che questo convinca Pyonyang che gli Stati Uniti, come Trump ha promesso, non gli permetteranno di arrivare a sviluppare un programma di armi in grado di minacciare il territorio americano.

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Un tale approccio è però più favorevole ad una escalation militare che porterebbe alla fine alla opzione nucleare. Il governo nordcoreano sa che i bombardieri statunitensi sono in grado di trasportare armi nucleari e gli Stati Uniti potrebbero aver bisogno di sopprimere le difese aeree nordcoreane per dispiegare con successo questi aerei.

La scelta di come e dove colpire sarebbe una cosa delicata. Se gli Stati Uniti colpissero quasi tutti i lanciatori della Corea del Nord in un unico attacco, questo apparirebbe a Pyongyang come un attacco "all-out" e innescherebbe una risposta totale. Se – viceversa - il targeting ne coinvolgesse troppo pochi questa azione limitata potrebbe apparire come una riluttanza a impegnarsi pienamente: un invito alla Corea del Nord per ulteriori provocazioni.

In un caso o nell’altro Pyonyang  potrebbe interpretare qualsiasi attacco statunitense sulla propria infrastruttura nucleare o missilistica non come un'azione limitata, ma come il preludio ad una invasione o il tentativo di rovesciare il governo, anche se Washington insistesse in tutte le sedi ad affermare il contrario.

Hwasong 51 trisSuccessivamente alla guerra di Corea del 1950-‘53, il più aggressivo atto della Corea del Nord nei confronti degli Stati Uniti fu l’abbattimento nel 1969 di un aereo spia statunitense che provocò la morte dei 31 membri dell’equipaggio.

[NdA: nella foto un equipaggio "tipo" di operatori radar a bordo di un USAF EC-121 spy plane].

In quell’occasione, il ministro degli esteri nordcoreano – durante un colloquio con l’ambasciatore sovietico - affermò con fredda razionalità:

«Se il nemico ci spara con le mitragliatrici [lungo la DMZ] rispondiamo con le mitragliatrici. Quando usa l'artiglieria, usiamo anche noi l'artiglieria».

Per cui, così come avvenne durante la lontana Guerra del Vietnam attraverso il “Sentiero Ho Chi Min” la Corea del Nord, allora, potrebbe infiltrare segretamente delle forze speciali tramite le gallerie nascoste che si estendono sotto la DMZ.

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Ora, non si pensi a gallerie di ridotte dimensioni in cui i soldati strisciano per terra… L’intelligence sudcoreana ha valutato che oltre sedici gallerie di cui non si sa nulla, siano state scavate sotto la DMZ e che esse consentirebbero all’esercito nordcoreano di inviare 30.000 soldati all'ora sul territorio della Corea del Sud.

Per dare una idea delle dimensioni e capacità di queste gallerie, ecco alcuni dati su due di esse che vennero scoperte nei lontani anni ’70.

Hwasong 52A Korangpo la galleria si estendeva per oltre 1 km oltre il confine ufficiale, le pareti - alte 1,2 metri e larghe 1 m – erano rinforzate con lastre di cemento.

Era dotata di una ferrovia a scartamento ridotto e disponeva di un sistema di illuminazione collegato ad una linea elettrica da 220 volt.

Un secondo tunnel identificato successivamente, era largo il doppio del primo e risultava abbastanza grande da inviare attraverso di esso carri armati pesanti, serbatoi e artiglieria da campo.

L’ultima galleria nordcoreana è stata scoperta nel 1990 ed avanzava nel territorio sudcoreano per 1.052 metri. L’imboccatura in territorio nordcoreano era mimetizzata perfettamente grazie a della polvere di carbone sparsa tutt’intorno che la faceva apparire come una miniera abbandonata.

Tornando ad una eventuale azione di ritorsione da parte di Pyongyang a seguito di un attacco statunitense alla propria infrastruttura nucleare, è perfettamente plausibile che reparti speciali nordcoreani possano emergere silenziosamente in territorio sudcoreano e colpire le basi aeree statunitensi e sudcoreane con armi convenzionali e gas Sarin. Essi potrebbero persino essere in grado di contrabbandare un dispositivo nucleare da far esplodere all’interno della citta di Seoul.

Ma cosa succederebbe se il ciclo crescente di attacco / contrattacco non risultasse più contenibile?

Hwasong 54L’odierna strategia statunitense di guerra si basa sul controllo dei cieli, con un gran numero di aerei sopra al campo di battaglia: caccia, bombardieri, aerei di sorveglianza, droni e aeromobili di comando e controllo.

Il dispiegamento di questa “armada” volante richiederebbe la rimozione totale delle difese di Pyongyang per cui risulterebbe prioritario eliminare completamente tutti i sistemi lanciamissili nordcoreani.

Ma, si osservi nuovamente la fotografia satellitare delle due Coree: essa racconta che al di sopra del 38° parallelo c’è il “nulla” e che, mentre le sedi delle forze navali e aeronautiche della Corea del Nord sono relativamente facili da puntare ed eliminare, il regime ha a disposizione una flotta di centinaia di lanciatori mobili di missili a breve e medio raggio perfettamente occultati.

Così, sebbene gli Stati Uniti e il suo alleato, la Corea del Sud, dispongano senza ombra di dubbio della capacità tecnica di distruggere i lanciatori di missili mobili, la possibilità che ciò avvenga in una sola volta con un attacco a sorpresa di precisione è una sfida persa in partenza. In realtà, molti lanciatori sopravvivrebbero a qualsiasi attacco iniziale.

Hwasong 55Un attacco che riuscisse ad eliminare il 90% dei lanciatori potrebbe essere considerato una grande vittoria, perché ogni arma distrutta non sparerà più contro la Corea del Sud o il Giappone.

Ma se si distrugge il 90% della potenza di fuoco della Corea del Nord, gli Stati Uniti ed i suoi alleati dovranno ancora considerare il restante 10%.

Ciò significa che anche un certo numero di ICBM con testate nucleari sarebbe ancora in mano ad un avversario che, non avendo più nulla da perdere, li userebbe.

Ma c’è ancora un ulteriore potenza di fuoco della Corea del Nord che deve essere considerato…

Le fotografie del collage mostrano una esercitazione della artiglieria nordcoreana e la mappa ne indica il posizionamento. Stiamo parlando di oltre 8.000 cannoni e lanciagranate multipli – dei 13.600 complessivi a disposizione della DPRK - dispiegati in prossimità della DMZ-demilitarized zone (zona demilitarizzata) quella striscia tampone di terra largo di 4 km che si estende per 245 km in mezzo alla penisola coreana.

Hwasong 56C’è da dire che solo una piccola parte di essi: i cannoni semoventi Koksan  e i MLRS - Multiple Launch Rocket System (sistema lanciarazzi multipli), sono in grado di superare la distanza, 35 chilometri, che li separa da Seoul.

A questo c’è da aggiungere che tutta l’artiglieria nordcoreana soffre di un alto tasso di malfunzionamento delle munizioni (prodotte localmente) e di equipaggi di artiglieria poco addestrati. Ma anche con le limitazioni di cui sopra, se Seoul fosse suddivisa da una griglia ipotetica con maglie di tre metri quadrati, queste armi potrebbero, entro poche ore, colpire ciascuna maglia più volte.

Hwasong 58Al fine di ridurre la vulnerabilità dell’artiglieria le armi sono alloggiate in quelli che vengono definiti HARTS Hardened Artillery Sites (siti di artiglieria temprati) costruiti in grotte o bunker artificiali e, mentre alcun pezzi di artiglieria possono sparare da siti protetti, altre armi pesanti devono uscire all'esterno di un bunker o di un rifugio, sparare e rientrarvi.

Ad esempio, un MLRS da 240 mm può sparare un salva di 22 razzi in 44 secondi, ma può richiedere un impegno di quattro minuti da parte dell’equipaggio per abbassare nuovamente il lanciatore sul veicolo di trasporto TEL, sollevare gli stabilizzatori e rientrare in sicurezza in un riparo temprato.

Un tempo sufficiente – dopo che abbia sparato la prima salva - per essere individuato, tracciato e distrutto. Ma gli esperti suggeriscono che il Nord non utilizzerebbe tutte le sue armi in una barriera totale contro un attacco a martello, ma ne conserverebbe un certo numero per successive ritorsioni.

Per la completa distruzione dei sistemi lanciamissili e delle postazioni di artiglieria nordcoreani, gli stati Uniti e la Corea del Sud dovranno impiegare tutto ciò di cui dispongono che sia in grado di volare o sparare, in qualcosa che è l’opposto di un attacco chirurgico: un bombardamento a tappeto di una violenza molto superiore a quelli della II Guerra Mondiale.

All'inizio della guerra in Iraq, i piloti americani effettuavano circa 800 missioni al giorno. Un attacco "all-out" sulla Corea del Nord, contro un potere militare molto più formidabile dell'Iraq di Saddam Hussein, avrebbe certamente bisogno di molto, molto di più e – soprattutto - richiederebbe più tempo.

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Una stima ottimistica fornita dagli analisti indica che l’azzeramento della minaccia militare della Corea del Nord richiederebbe da 30 a 60 giorni.

Si supponga – irrealisticamente - che un attacco preventivo elimini ogni singolo missile e tutte le batterie di artiglieria di Kim Jong-un, alla Corea del Nord.

Riimane ancora un esercito enorme, ben addestrato, attrezzato e indottrinato – al pari dei Giapponesi durante la II Guerra Mondiale - da lanciare in battaglia.

E si passi l’accostamento delle soldatesse nordcoreane alle ballerine di “Can-Can” che ha il solo scopo di mitigare un “passo dell’oca” di triste memoria…

E questo porta inevtabilmente ad una guerra “boot on the ground” (con gli scarponi sul terreno)

La Corea del Sud dispone di 3,5 milioni di truppe. La Corea del Nord ne ha 5 milioni a cui si sommano altri 5 milioni di riservisti che possono combattere in una guerra protratta, in quanto la ferma obbligatoria – della durata di dieci anni - garantisce che la maggior parte dei nordcoreani abbia esperienza militare.

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C’è poi da tener presente il principio politico della Corea del Nord dello “songun” equivalente al concetto espresso dal detto inglese "Military First" (prima l'Esercito), che pone l'Esercito Popolare di Corea in priorità per l'allocazione delle risorse nazionali.

Hwasong 58 bisIn pratica cibo, carburante e tutti gli altri generi di prima necessità verrebbero dati ai militari, lasciando una popolazione civile affamata e magari stremata dal freddo. E questo, per quanto cinico e brutale, garantirebbe gli approvvigionamenti alle truppe oltreconfine.

Infine, nel computo delle forze in campo, gli Stati Uniti hanno circa 28.500 soldati sulla linea “calda” del 38° parallelo e circa 200.000 civili e militari che vivono a Seoul e nel resto della Corea del Sud.

Ora, rammentando che la guerra coreana del 1950-1953 fu un disastro per entrambe le parti con oltre 2.800.000 vittime, il bollettino di guerra di un conflitto non nucleare in Corea ai giorni nostri sarebbe più o meno analogo…

[NdA: L'esercito sudcoreano patì 415.000 morti mentre quello nordcoreano ne ebbe 400.000. I cinesi – truppe regolari e partigiani che perirono furono 425.000. Nel corso del conflitto prestarono servizio 1.319.000 statunitensi, e 54.246 di essi non fecero ritorno. Infine morirono 1.500.000 civili, di cui 1 milione nordcoreani e 500.000 sudcoreani].

Il Dipartimento della Difesa americano ha valutato che una seconda guerra coreana potrebbe produrre 200.000-300.000 vittime militari sudcoreane e americane nei primi 90 giorni. Sul lato della popolazione civile, le vittime potenziali potrebbero superare le 300.000 nel giro di pochi giorni.

In particolare le vittime nell'area metropolitana di Seoul potrebbero superare le 100.000 entro le prime 48 ore del conflitto anche senza l'uso di armi di distruzione di massa nordcoreane. Ciò dipenderà soprattutto dalla velocità dei contrattacchi dei sudcoreani e degli americani unitamente agli sforzi concertati di evacuazione delle autorità civili della città.

Per il nord il numero di vittime sarebbero senz’altro più alto.

Hwasong 59Negli Stati Uniti gli ultimi sondaggi indicano che il 62% degli americani si dice favorevole all’impiego dell’Esercito degli Stati Uniti nel caso in cui le truppe della Corea del Nord invadessero la Corea del Sud.

Ora, riprendendo quanto si è detto sulla possibile evoluzione della guerra, soffermiamoci su alcuni specifici scenari.

Il compito primario delle forze speciali infiltrate in territorio sudcoreano attraverso i tunnel sotto la DMZ – che l’intelligence sudcoreana stima in 200.000 uomini perfettamente addestrati - sarebbe quello di attaccare e distruggere l'infrastruttura militare sudcoreana, compresi i comandi e gli impianti di controllo al fine di ritardare l'arrivo dei rinforzi sudcoreani e statunitensi alla prima linea. Un altro loro obiettivo presumibilmente sarebbe quello di cercare di assassinare i leader civili e militari sudcoreani per indebolire la catena di comando.

Per la Corea del Nord l’obiettivo primario per garantirsi la sopravvivenza, sarebbe quello di impadronirsi di Seoul e di tenerla il più a lungo possibile infliggendo il massimo dei danni possibili alle infrastrutture civili e militari del Sud.

Per prendere la capitale del Sud, le forze della Corea del Nord dovrebbero avanzare lungo un corridoio largo 75 miglia: la velocità di avanzamento sarebbe l’elemento fondamentale in quanto, dato il terreno montuoso della penisola, le valli potrebbero rapidamente diventare trappole mortali per i soldati nordcoreani.

Essi sarebbero infatti esposti ai missili aria terra degli aerei sudcoreani e americani e al bombardamento con munizioni guidate di precisione sparate dalle posizioni fortemente fortificate dell’esercito sudcoreano lungo i percorsi di invasione. Una stima militare indica in 100.000 - nelle prime 72 ore - il numero dei soldati nordcoreani uccisi.

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Nonostante le perdite, qualora dovesse arrivare alle porte di Seoul anche solo il dieci per cento della forza invasiva nordcoreana, questo consentirebbe l’occupazione di almeno una porzione della città.

La guerra urbana che ne nascerebbe, nelle settimane successive porterebbe un pesante tributo di vite umane con migliaia di civili uccisi ed altre migliaia di soldati – da entrambe le parti - che perirebbero nel corso della lenta riconquista di porzioni della città da parte dei sudcoreani.

[NdA: nelle foto marines americani impegnati durante la battaglia per Seoul alla fine di settembre 1950].

Relativamente al mare i sottomarini della Marina popolare coreana potrebbero attaccare i trasporti civili sudcoreani. Essi però soccomberebbero presto agli attacchi congiunti della Marina Militare sudcoreana e statunitense. Però una parte di essi – i più avanzati ed eventualmente armati di missili balistici nucleari, verrebbe mantenuta lontana dagli scontri per disporre di una seconda capacità di attacco qualora il conflitto raggiungesse una dimensione nucleare.

La forza aerea della Corea del Nord è costituita da circa 800 aerei da combattimento obsoleti, ma un certo numero di aeromobili potrebbero ancora riuscire a bombardare l'infrastruttura civile e militare nel sud, anche se le difese aeree della Corea del Sud li distruggerebbe rapidamente. Gli Stati Uniti – una volta stabilita la superiorità dell'aria ed eliminata la maggior parte delle batterie di missili –oltrepasserebbero la zona demilitarizzata e, insieme alle forze armate sudcoreane, lancerebbero una vasta campagna militare contro il Nord, con l'obiettivo di rovesciare il regime Kim Jong-un e occupare la metà superiore della penisola.

Hwasong 67Esiste un “Massive Punishment and Retaliation Plan” (piano di punizione e ritorsione massiccia) della Corea del Sud che "bilancerebbe" la sorte toccata a Seul, basato sulla distruzione mirata di vaste aree di Pyongyang dove le figure di regime, tra cui Kim Jong-un, potrebbero nascondersi.

Una fonte citata da “YONAP NEWS AGENCY” la principale agenzia di informazione multimediale della Corea del Sud ha dichiarato che in base al piano di punizione e ritorsione:

"Ogni quartiere di Pyongyang dove la leadership nordcoreana potrebbe essersi nascosta, sarà completamente distrutto da missili balistici e proiettili ad alto potenziale […] In altre parole, la capitale del Nord sarà ridotta a cenere e rimossa dalla mappa".

Il che potrebbe costare la vita di centinaia di  migliaia di persone nella capitale nordcoreana

Alla fine, il Nord, nonostante la devastazione con le armi convenzionali e chimiche fatta a Seul e nei pressi delle zone di confine, perderebbe e la Corea del Nord, gli Stati Uniti – con le sue le truppe di occupazione - si ritroverebbero però di fronte ad una catastrofe umanitaria di proporzioni incalcolabili: con l’obbligo morale di sostenere la popolazione affamata del Nord e ricostruire “tutta” la corea unificata.

Un detto popolare ci rammenta che “chi rompe paga e i cocci sono i suoi”. Un documento di ricerca della RAND Corporation del 2013 ha stimato che il costo della guerra tra le due coree sommato alla fornitura di cibo per la popolazione affamata, alle spese mediche e infine al ripristino delle infrastrutture distrutte o che il regime dei Kim aveva trascurato negli ultimi 60 anni, sarebbe superiore a 2 trilioni di dollari.

Nel chiudere questa seconda opzione statunitense, è necessario precisare che, poiché tutti i combattimenti avverranno sul suolo coreano, è certo che i Leader sudcoreani vorranno dire la loro e porre un diritto di veto nel caso di “avventure pericolose”.

“Target Kim Jong-un” (obiettivo…Kim Jong-un) potrebbe essere un ottimo titolo di un film alla “Le Carrè” in linea con il "post":

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Infatti questa è la terza opzione, legata al rovesciamento della dinastia Kim al potere e alla eliminazione fisica di Kim Yong-un, per far insediare in Corea del Nord un nuovo leader disposto ad accettare la denuclearizzazione.

Il ministro della Difesa della Corea del Sud, Han Min-koo, ha affermato all'inizio di quest'anno che una "brigata speciale" si stava preparando per rimuovere la struttura di comando della Corea del Nord.

Nel corso di esercitazioni militari ufficiali, alcuni reparti statunitensi e sudcoreani hanno partecipato a una simulazione di un attacco con questo obiettivo. Secondo il New York Times, questa task force - ufficialmente conosciuta come: “Spartan 3000” ma che viene ormai chiamata “Decapitation Unit" - avrà le dimensioni di una brigata, dunque almeno 1.500 uomini, che agiranno col supporto di elicotteri e aerei da trasporto per penetrare nel territorio del Nord e lanciare raid notturni.

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Analogamente una squadra di Navy Seal della marina statunitense è stata preparata per una missione di questo tipo. Infine, nel mese di maggio, il governo nordcoreano ha annunciato di aver sventato un tentativo di assassinio ad opera della CIA e del servizio di intelligence della Corea del Sud.

Le ultime due affermazioni sono state ufficialmente negate, ma la decapitazione della guida suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea è una ipotesi quasi certamente considerata. Ogni complotto americano sarebbe una violazione della politica americana di lunga data: un ordine esecutivo vieta l'assassinio dei leader stranieri. Ma un tale ordine può essere riscritto da chi – oggi - presiede nella Casa Bianca…

Affinché un complotto contro Kim Jong-un abbia successo, molto probabilmente dovrà essere ordito all'interno del circolo ristretto di Kim. Sarebbe estremamente difficile, anche per una squadra suicida di forze speciali, arrivare abbastanza vicino a Kim da ucciderlo, data la natura chiusa dello stato nordcoreano e l’apparato di sicurezza che circonda la “guida suprema”. Basti pensare che Kim fa controllare al microscopio ogni singola foglia dell'insalata, che proviene dal suo stesso orto…

Un attacco aereo da parte di un missile da crociera o un drone potrebbe avere successo solo in presenza di una intelligence - precisa e tempestiva -  riguardo al suo luogo di residenza; qualcosa che solo un insider potrebbe fornire. Ma anche così risulterebbe necessario un completo controllo dello spazio aereo.

Hwasong 61Un colpo di stato interno da parte dei militari è molto difficile che avvenga. Prova ne è l’uccisione - apparentemente irrazionale - di numerosi generali ed un apparato di spionaggio al pari della STASI della vecchia DDR comunista.

Probabilmente solo la Cina, stanca del suo vicino belligerante, potrebbe essere in grado di reclutare dei cospiratori nel cerchio interno di Kim, con la promessa di un suo appoggio ai nuovi “potenti”.

A questo proposito si prendano in considerazione due assassinii perpetrati da Kim all’interno della sua stessa famiglia: Quello dello zio - Jang Song-Thaek - che sarebbe stato gettato in una gabbia e sbranato vivo da un branco di 120 cani affamati. L'ex numero due del regime era stato giustiziato perché ritenuto colpevole di un tentativo di colpo di Stato.

E poi quello del fratellastro Kim Jong-nam, di cui abbiamo già parlato, che - a prima vista - può essere considerato inspiegabile essendo egli una persona che viveva lontana dalla Corea del Nord e apparentemente non coinvolta nei suoi meccanismi di potere.

Ma Jong-nam era comunque un appartenente alla dinastia dei Kim e quindi portava con sé parte del carisma mistico che la propaganda ha creato intorno alla famiglia. Potenzialmente sarebbe potuto divenire in qualsiasi momento una persona intorno alla quale raccogliere una cospirazione delle élite nordcoreane. Il fatto che fosse protetto dalla Cina, un riluttante alleato della Corea del Nord interessato più alla stabilità dell’area che alla sopravvivenza di Kim Jong-Un, rendeva questa prospettiva ancora più concreta. Anche il suo omicidio, quindi, appare del tutto razionale.

Ma anche questa opzione ha il rovescio della medaglia in quanto le conseguenze potrebbero anche essere disastrose visto il culto a la riverenza accordata a Kim Jong-un. La sua morte violenta potrebbe innescare una risposta militare automatica.

Altro discorso sarebbe una sua morte naturale. Egli è un giovane (ha solo 33 anni) obeso con cattive abitudini alimentari, una storia familiare di problemi di cuore e un record personale di cattiva salute.

Infine che certezze ci sono che la sua sostituzione non sarebbe peggiore? Ecco perché l’opzione “decapitazione” è una grande scommessa, pericolosa tanto quanto l’opzione nucleare.

Siamo arrivati alla quarta ed ultima opzione.

Gli esperti suggeriscono che un attacco militare limitato potrebbe far retrocedere i programmi missilistici e nucleari nucleari della Corea del Nord di un anno o due, ma notano che qualsiasi azione militare darà agli Stati Uniti solo limitati vantaggi strategici a lungo termine. Per cui, a meno di un qualche miracolo della diplomazia, la Corea del Nord alla fine disporra di ICBM armati di testate nucleari.

L'accettazione di questo fatto è - in ultima analisi – l’unica strada percorribile proprio perché non ci sono buone opzioni militari. Per quanto spaventoso sia, accettare un tale scenario significa vivere con qualcosa solo leggermente peggiore di ciò che c’è adesso e - forse - migliore.

Proviamo a spiegarne il perché, andando a leggere una pagina importante di storia del secolo scorso.

Tra il 15 e il 28 ottobre del 1962 - durante la crisi missilistica cubana - gli USA e l’URSS arrivarono ad un passo della completa distruzione reciproca e solo la lungimiranza di John Fitzgerald Kennedy e Nikita Sergeevič Chruščёv evitò un olocausto.

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Da quel momento, durante la Guerra Fredda i rapporti di forza tra Stati Uniti e Unione Sovietica sono stati regolati dalla dottrina definita dall’acronimo: MAD – mutual assured destruction (distruzione reciproca assicurata) che ha agito come freno di sicurezza a qualsiasi avventura nucleare.

Probabilmente il miglior acronimo mai coniato perché se viene letto come vocabolo, in lingua inglese significa “pazzo” [NdA: nella foto la desolazione di Hiroshima, rasa al suolo].

Il MAD si sviluppa intorno all'ipotesi in cui l’utilizzo di un ordigno nucleare da parte di due o più avversari produrrebbe – da parte dell’avversario colpito – una reazione di forza uguale o superiore a quella impegata dall’attaccante. Il risultato di tale equazione è una irreversibile escalation delle ostilità con la conseguenza finale di una totale distruzione di entrambi i combattenti.

Nella teoria dei giochi l'”Equilibrio di Nash” è una combinazione di strategie in cui ciascun giocatore effettua la migliore scelta possibile (strategia dominante) sulla base dalle aspettative di scelta dell'altro giocatore e dove nessuno di essi ha interesse ad essere l'unico a cambiare.

Trasferita in ambito militare, con il MAD nessuna delle due parti ha alcun incentivo sia nell’avviare un conflitto sia nel disarmare l’avversario, consentendo così una situazione di stallo in cui nessuno può permettersi di far scoppiare una guerra globale, poiché non ci sarebbero né vincitori né armistizi, ma solo l'inevitabile distruzione.

Significativa in tal senso fu la battuta - feroce - di Nikita Sergeevič Chruščёv, quando un giornalista gli riferì che John Fitzgerald Kennedy aveva affermato che gli Stati Uniti avevano un quantitativo di missili nucleari in grado di cancellare l'Unione Sovietica due volte, mentre l'Unione Sovietica aveva abbastanza armi atomiche per cancellare gli Stati Uniti solo una:

«Sì, sono a conoscenza di quello che sostiene Kennedy: lui ha ragione, ma non mi lamento ... Siamo soddisfatti di poter annientare una prima volta gli Stati Uniti. A che serve annientare un paese due volte? Non siamo un popolo sanguinario».

Successivamente sia Chruščёv, sia Kennedy non scherzarono più quando affermarono;

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Oggi la crisi coreana viene definita come una “Cuban Missile Crisis in slow motion” (crisi dei missili di Cuba al rallentatore) dagli scienziati della rivista “Bulletin of the Atomic Scientists” dell'Università di Chicago.

E non stiamo parlando di accademici qualsiasi, bensì di quel “Think Tank” creato nel 1947 da Albert Einstein e alcuni ex-fisici del Manhattan Project - dopo il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki.

Hwasong 63Essi crearono il “Doomsday Clock“ (orologio dell’apocalisse) un orologio metaforico che misura il pericolo di una ipotetica fine del mondo a cui l'umanità è sottoposta.

Oggi la minaccia di un attacco nucleare è una caratteristica del mondo moderno e – volente o nolente – il mondo dovrà abituarsi ad una Corea del Nord dotata di armi nucleari e missili balistici intercontinentali in grado di trasportarle.

In questo caso – a differenza della dottrina “MAD” potrà agire un freno ancora più potente quello che non ha ancora un acronimo ma può essere definito dal fatto che se anche un suo missile ICBM con una testata nucleare vera – non un test – colpisse un territorio degli Stati Uniti Kim Jong-un non sarà mai in grado di distruggere gli Stati Uniti e la sua azione costituirebbe un suicidio personale e nazionale in quanto produrrebbe una risposta che annichilirebbe l’intera Corea del Nord.

E – anche se Donald Trump lo ha definito "A madman with nuclear weapons” (un pazzo con armi nucleari) - egli non sembra affatto essere né pazzo né un aspirante suicida.

Ora, se è inusuale che un Ministro della Difesa (della Corea del Sud) rilasci una dichiarazione pubblica sull’allestimento di una Task Force chiamata "Decapitation Unit" per assassinare un capo di Stato straniero, bisogna cogliere l’interessante messaggio che essa contiene.

Il Sud sta cercando di convincere il suo pericoloso cugino del nord a sedersi alla tavola negoziale invece di sviluppare ulteriormente armi ordigni nucleari. E la migliore deterrenza che può avere – oltre che di avere l’appoggio degli Stati Uniti (leggasi armamenti nucleari)  è quella di instillare in Kim Jong-un la paura per la sua vita.

Fin da quando ha assunto il potere all'età di 27 anni, Kim ha agito con brutale efficienza per consolidare il potere: le sue mosse sono state - sempre - calcolate e crudelmente razionali. Per cui c’è solo una variabile che lo può “fermare” e fornire la soluzione al problema di una Corea del Nord nuclearizzata: il tempo.

E, poichè il titolo di questo saggio con il suo accenno alla “Crisi dei missili di Cuba”  rimanda agli anni ’60 e ’70 - con i pochi minuti che rimanevano al mondo, secondo il “Doomsday Clock” - perché non leggersi ( o rileggersi) una strofa di una poesia di T.S.Eliot, "The Love Song of J. Alfred Pfrufrock" che si adatta perfettamente alla sitazione attuale...?

The Love Song of J. Alfred Prufrock
(T.S. Eliot)
There will be time, there will be time / To prepare a face to meet the faces that you meet; / There will be time to murder and create, / And time for all the works and days of hands / That lift and drop a question on your plate; / Time for you and time for me, / And time yet for a hundred indecisions, / And for a hundred visions and revisions, / Before the taking of a toast and tea.
Ci sarà tempo, ci sarà tempo / Per prepararti una faccia per incontrare le facce che incontri; / Ci sarà tempo per uccidere e creare, / E tempo per tutte le opere e i giorni delle mani / Che sollevano e lasciano cadere una domanda sul tuo piatto; Tempo per te e tempo per me, /E tempo anche per cento indecisioni, E per cento visioni e revisioni, Prima di prendere un tè col pane abbrustolito.

Oppure riascoltare una canzone, cantata in inglese da un gruppo progressive-rock italiano, gli “Osanna” con la musica di Luis Enriquez Bakalov, che ne prese ispirazione:

Hwasong 68Tornando a Kim Jong-un, se ci sarà tempo sufficiente, egli finirà intrappolato nella logica circolare della sua strategia: evitare la distruzione costruendo un'arma che, se usata, assicura la sua distruzione. Ed egli, come ultimo capo di una famiglia che ha governato per tre generazioni, ha in fondo un unico scopo primario: quello di sopravvivere, avendo davanti a lui una vita di ricchezza e di potere.

La prevenzione di un gruppo terroristico dall'acquisizione di tale arma può essere possibile, ma quando una nazione – sia essa la Corea del Nord o l'Iran o qualsiasi altra - si impegna a raggiungere l'obiettivo, fermarla è praticamente impossibile.

Un accordo per fermare il programma nucleare iraniano è divenuto praticabile solo quando quel paese ha esteso il commercio e i rapporti economici e bancari con altre nazioni. L'isolamento del regime Kim indica che nessun paese oltre la Cina può realmente applicare una significativa pressione economica.

La creazione di un quadro che renda questa decisione almeno concepibile è l'unica via sensata, anche perché negli anni Pyongyang, sia pur occultate dalle sue minacce e le sue provocazioni, ha più volte lanciato offerte per bloccare il suo sviluppo nucleare e, quindi, con i giusti incentivi, Kim potrebbe decidere di cambiare direzione.

Hwasong 64Moon Jae-in, nuovo presidente della Corea del Sud, vuole guidare il suo paese lontano dal confronto con Pyongyang e aprire i colloqui con Kim Jon-un e anche la Cina e la Russia hanno espresso la volontà di esercitare pressioni su di lui in tal senso.

La Corea del Sud ha stimato il costo del programma nucleare del Nord in una forbice che va da 1 a 3 miliardi di dollari, su una spesa totale per la Difesa di circa 10 miliardi di dollari all'anno, ovvero da un quinto a un quarto del suo prodotto interno lordo.

Per avere un metro di paragone: un sottomarino nucleare d’attacco Classe Virginia della US Navy costa agli Stati Uniti circa 2,5 miliardi di dollari. I contribuenti americani hanno speso per la USS Gerald Ford, la più recente portaerei statunitense, 8 miliardi di dollari senza contare i costi di sviluppo.

Il rapporto spesa in armamenti/PIL della Corea del Nord supera di gran lunga qualsiasi altro paese ma, in termini monetari spende molto meno dei suoi vicini, tra cui la Corea del Sud e il Giappone.

Per cui, tenendo sempre presente che la linea di fondo è che la sopravvivenza del regime è l'obiettivo primario di Kim Jong-un, sebbene certamente costosa la sua strategia nucleare è in un certo senso una fonte potenziale di risparmio: una volta sviluppato, mantenere un deterrente nucleare è meno costoso rispetto al costo dell’attuale apparato militare.

Per cui, ricordando che nel 2016 Pyongyang ha aumentato il PIL nazionale del 3,9% rispetto all’anno precedente, una volta che disporrà di armi nucleari affidabili, Pyongyang potrebbe ridurre la spesa in altre aree militari e reindirizzare tali risparmi verso l'economia domestica, l'apertura del commercio e la fine dei suoi decenni di estremo isolamento.

Non bisogna dimenticare che Kim Jong-un conosce la realtà del mercato libero (come abbiamo già detto ha studiato a Berna) ed è stato l’artefice della nascita di una nuova classe emergente: i "Donju", o i signori del denaro. Nordcoreani che hanno lavorato per diversi anni fuori dai confini nazionali e –rientrati – si sono ritrovati con piccoli capitali (ma grandi se rapportati al resto della popolazione). Oppure i primi commercianti che a partire dagli anni ’90 hanno importato merci dal sud, in semiclandestinità (ma sempre con il beneplacito di qualche leader).

I Donju - in qualche modo assimilabili agli “oligarchi russi" - sono i grandi partecipanti alla corruzione ufficiale della Corea del Nord. Perché nella Corea del Nord è impossibile portare avanti un qualsiasi tipo di attività senza corrompere le autorità, per mezzo di beni o di denaro, non importa.

I soldi e le ancorché timide riforme economiche che hanno ridotto leggermente il controllo statale sull’economia, hanno fatto da catalizzatore ad una reazione che ha prodotto uno stravolgimento nel mercato e nella società: in cambio di tasse aggiuntive, i funzionari di partito e gli amministratori locali concedono ai donju il permesso di dirigere fabbriche, aprire negozi e addirittura sostituirsi allo stato nel mercato immobiliare.

È questa la nuova classe media del Paese del nuovo millennio che frequenta Ryomyong Street (ma gli stranieri le hanno dato il soprannome di "Pyonghattan" per avvicinarla a Manhattan) una enclave - nella capitale - che ospita costosi grandi magazzini, ristoranti e una caffetteria aperta 24 ore su 24, il tipo di hangout che è comune altrove, ma ancora trendy e nuovo in Corea del Nord.

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Nel centralissimo quartiere di Chung-guyok a Pyongyang un appartamento di 100 mq ha un costo di 150.000 euro e i “ricchi” proprietari lo hanno dotato di elettrodomestici, frigorifero e TV di marca cinese o giapponese: veri e propri status symbol.

Ciò, insieme ad un più ampio restyling della capitale nordcoreana e di altre città del Paese: Chongijn, Wonsan, Nampo, Sinuiju, Hamhung, è il simbolo - voluto espressamente da Kim - della rinascita economica della Corea del Nord, non dimenticandoci però che basta andare poche diecine di chilometri fuori da Pyongyang per trovare la povertà schiacciante che la maggior parte dei nordcoreani continua a sopportare.

Sono queste le cose che creano il quadro necessario per un successivo disarmo, che potrebbe incominciare con l’annullamento della minaccia chimica e biologica nordcoreana, nel momento in cui essa sottoscriverà la CWC - Chemical Weapons Convention (convenzione sulle armi chimiche) e ancor di più la BWC - Biological Weapons Convention (convenzione sulle armi biologiche).

Questa analisi che – si spera – sia stata il più possibile imparziale, finisce qui.

POSTFAZIONE

Ma sia concessa un’ultima chiosa, questa volta un po’ meno imparziale, ad uso e consumo di chi – dopo le argomentazioni esposte – condivide ancora i contenuti dei "post" riportati all’inizio dell’articolo.

Una “simulazione di guerra nucleare” con una serie di ipotesi concatenate…

Nello scenario che andiamo ad immaginare, la Corea del Nord conduce un ulteriore test missilistico, lanciando un missile balistico non armato in prossimità dell’isola di Guam, mentre effettua un nuovo test nucleare, con una bomba miniaturizzata e quindi idonea ad essere montata su un ICBM. Queste azioni vengono interpretate dagli Stati Uniti come il segnale che ormai la Corea del Nord ha oltrepassato la “reddish line” (linea rossa) spingendo l'amministrazione Trump al "first strike" nucleare sul territorio della Corea del Nord.

Si supponga che questo attacco preventivo abbia avuto pieno successo, impedendo una ritorsione missilistica da parte della Corea del Nord nei confronti della Corea del Sud o del Giappone.

Si supponga poi che le batterie dell’artiglieria nordcoreana siano state sterilizzate dagli attacchi aerei degli Stati Uniti.

Si continui ad ipotizzare che la leadership nordcoreana sia stata decapitata e che l'enorme esercito della Corea del Nord sia stato sconfitto, rapidamente, con un numero di vittime sudcoreane e americane sorprendentemente basso.

Il tutto - infine - con la Cina e la Russia che sono rimaste a guardare la caduta del loro alleato, senza fare altro che protestare verbalmente.

Ora - sempre chi ha condiviso i contenuti dei "post" citati - provi a trasferire l’immagine personale che si è fatto della desolazione e distruzione dell’Irak o della Siria alla Corea del Nord, moltiplicandola però per dieci, cento...mille volte.

Un paese senza più alcuna infrastruttura e con una economia in rovina. Un territorio ormai apolide, irradiato e tossico. Milioni di profughi nordcoreani che come degli Zombie si riversano nella Corea del Sud e - a nord – cercano di oltrepassare il confine cinese, ormai “blindato”. Una umanità disperata, affamata ed in preda ad avvelenamento da radiazioni.

E qui, giusto per dare ai fiancheggiatori del "first strike" nucleare una idea degli effetti di cosa significa – veramente - una esplosione atomica, ecco alcune succinte informazioni in merito alle conseguenze sull’uomo, derivanti dalla forza d’urto della esplosione stessa e dalle radiazioni.

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Vicino all'esplosione il caldo è così intenso, che l'aria viene come risucchiata e vaporizzata insieme agli organismi viventi. Subito dopo il bang iniziale, il calore estremo provoca una gigantesca onda di pressione di aria calda che si muove verso l'esterno a velocità inaudita, distruggendo ogni cosa, compresi fabbricati in cemento armato.

Quando una bomba nucleare esplode, gli esseri viventi ricevono due dosi di radiazioni: la prima durante l'esplosione e una seconda quando le particelle radioattive che aleggiano nell'aria ridiscendono gradualmente a terra.

Nel primo caso, qualora si fosse abbastanza lontani da sopravvivere all’impatto con la bolla di calore, come primo effetto – per chi stava guardando il fungo atomico - molto probabilmente ci sarebbe la cecità derivante dalla ustione della retina a seguito del bombardamento del cristallino da parte dei neutroni emessi dalla bomba.

A seconda dell’irradiazione subita, una dose di 100 rem provocherà perdita di globuli bianchi, nausea, vomito di sangue, sangue nelle urine, febbre. [NdA Il “rem” è l’unità utilizzata per misurare il dosaggio di radiazioni e stabilire quali livelli sono in grado di causare danni biologici].

Con 300 rem ci potrebbe essere una perdita di capelli e le cellule nervose e quelle legate alla digestione, verrebbero danneggiate. Con l'aumento delle radiazioni e la conseguente diminuzione di globuli bianchi, il sistema immunitario si indebolirebbe seriamente e la sua capacità di combattere le infezioni verrebbe notevolmente compromessa. L’esposizione alle radiazioni farebbe produrre al corpo umano meno agenti coagulanti, soprattutto piastrine, aumentando quindi il rischio interno di emorragie.
Infine per chi dovesse sopravvivere, ecco la seconda dose di radiazioni: il fall-out con le sue leucemie e danni genetici, basti ricordare Cernobyl.

Ma queste sono parole…

Hwasong 66 bisSe qualcuno desiderasse vedere praticamente gli effetti di una esposizione ad una irradiazione di 1.000 rem osservi – se ci riesce – la fotografia del corpo di Hisashi Ouchi, una delle due vittime disastro avvenuto nel 1999 presso la centrale atomica di Tokaimura in Giappone.

Un terrificante scatto mostra i devastanti effetti delle radiazioni sul suo corpo
[NdA: qui per rispetto alla dignità umana di Hisashi, abbiamo voluto riportare il suo volto, mentre l’immagine del suo corpo martoriato è stata pixellata].

Questa simulazione è la descrizione della più grande crisi umanitaria dei tempi moderni, ma ha anche un seguito e una variante, ancora peggiore.

Quanto poco ci vorrà prima che bande di combattenti armati dell'esercito frantumato di Kim si approprino, come nuovi "signori della guerra", delle regioni remote del paese?

È perfettamente plausibile l’idea che ci potrebbero essere ancora delle scorte nascoste di armi biologiche e chimiche – persino nucleari - sparse in tutto il nord del paese. Esse dovrebbero essere trovate e messe in sicurezza. Ma se vi arrivassero – prima - i nuovi “signori della guerra” o – peggio – dei gruppi terroristici…?Infine, sempre coloro che condividono i "post", provino ad immaginare che questo scenario pieno di ipotesi tutte favorevoli agli Stati Uniti ed i suoi alleati abbia invece dei risvolti negativi.

Una città - Seoul - completamente distrutta da quella parte di artiglieria nordcoreana montata su mezzi mobili che non è stata individuata nel corso degli attacchi statunitensi e sudcoreani.

Un’altra citta - Tokyo – dove la popolazione che è riuscita a sopravvivere ai missili balistici carichi di quella parte delle 5.000 tonnellate di gas nervini destinate a loro, è ormai in balia delle pestilenze indotte dagli agenti biologici rilasciati da altri missili.

Infine una ricaduta di fall-out anche sulla Cina che – a quel punto – si ritroverebbe per soprammercato gli americani sull’uscio di casa e potrebbe innescare un’altra crisi, ben peggiore.

E non è stato neanche considerato l’annientamento della base statunitense presso l’isola di Guam, con una popolazione di 160.000 persone, tra militari e civili, ad opera di un ICBM con testata nucleare.

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Fino allo scenario più sfavorevole: una Los Angeles colpita da un missile sfuggito ai sistemi antimissili statunitensi…

La ministra della Difesa della Francia - Florence Parly -  ha pubblicamente dichiarato che L'Europa:

"Risque d'être plus tôt que prévu à portée de missile nord-coréen" (rischia di essere alla portata dei missili di Pyongyang prima del previsto).

Per cui, ecco un simulatore che sovrappone a Google Maps l’area che verrebbe coperta dall’onda d’urto dell’ultima bomba testata dalla Corea del Nord (160 Kt). Visto che noi siamo in Italia e non a Seoul o Tokyo, abbiamo scelto come epicentro dell’esplosione… Milano.

Ecco quindi che gli Stati Uniti, avendo lanciato il "first strike" nucleare si ritroverebbero - nei confronti del mondo intero - ad avere una posizione moralmente indifendibile. Allora, chi ha ordinato tutto questo ma anche chi lo ha appoggiato e spronato - potrebbe solo alzare gli occhi al cielo e gridare: “Mio dio, cosa abbiamo fatto…”

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